La lentezza è un boomerang (da www.europaquotidiano.it)

Fabrizia Bagozzi

Le proposte dei partiti sono tante. Ma è cruciale chiudere il cerchio

immagine documentoNelle more dei casi Lusi e Belsito, con Grillo e i campioni dell’antipolitica al galoppo e i sondaggi che forniscono percentuali bulgare su quanti cittadini sono per stoppare o contenere il flusso di risorse pubbliche ai partiti, fra i medesimi si è scatenata la competition sul finanziamento pubblico e sul controllo dei bilanci. Sicché da qualche tempo si assiste a un fiorire di proposte di legge delle diverse forze politiche impegnate a segnalare agli elettori il proprio impegno certificato.
Va detto che da tempi non sospetti la questione è all’attenzione del Pd, che fin dalla sua nascita si fa certificare i bilanci da una società di revisione e che fin dalla scorsa legislatura ha depositato in entrambe le camere almeno sei proposte (fra cui una Veltroni-Castagnetti, una Ceccanti, una Agostini-Zanda e da poco una a prima firma Bersani che fa sintesi dei vari testi) per l’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione. Ovvero per definire una volta per tutte lo status giuridico dei partiti, quali sono le caratteristiche di democrazia interna che li devono caratterizzare in quanto tali (e qui è apertissimo, per esempio, il dibattito sulle primarie), quali check più stringenti vanno fatti sui bilanci e sulle spese.
Anche l’Udc non ha eluso il tema. Bersani e Casini sono stati poi il motore dell’accelerazione – Alfano è arrivato in scia – che ha portato al testo ABC sui controlli e sulla trasparenza dei bilanci il cui percorso è stato finora accidentato (dallo stop alla sede legislativa dovuto alla Lega fino ai rilievi del presidente della Cassazione sul proprio ruolo nel nuovo organo di controllo) e che dovrebbe aver preso il binario accelerato in commissione affari costituzionali a Montecitorio, se è vero che si attende la discussione in aula per metà maggio. Martedì Bersani ha presentato la proposta dem sullo specifico dei finanziamenti: dimezzamento, da subito, dei rimborsi attesi, passando dunque già da luglio da 182 milioni a 90 (su 58 il Pd ne prenderebbe 29). Il leader dell’Udc ne aveva illustratata una qualche giorno prima sulla falsariga del progetto Capaldo, i Futuristi puntano al dimezzamento, l’Idv anche – insieme all’abolizione del finanziamento pubblico sub specie rimborsi elettorali. Una bandiera che agita anche la Lega, in evidente difficoltà.
Il Pdl ancora non si capisce: un giorno Alfano firma una lettera con gli altri leader della maggioranza per dire che l’abolizione è un «drammatico errore», il giorno dopo parla di 5 per mille, il giorno dopo ancora dice che il coniglio che uscirà dall’opaco cappello del Pdl dopo le amministrative non prenderà soldi pubblici. Uno dei meriti della mossa di Bersani, che dovrebbe presto tradursi in un articolato di legge e che il Pd vorrebbe inserire nel testo ABC sui controlli (Franceschini lo proporrà oggi nella capigruppo) è che non si nasconde dietro un dito: a dispetto dell’aria che tira, insiste sulla necessità, per una democrazia compiuta non ostaggio delle lobbies, di finanziamenti pubblici ai partiti, ma dati i tempi, stabilisce un sostanzioso dimagrimento (e un tetto per i contributi). Che può arrivare subito, se c’è la volontà.
Se si arriva a una (certo non facile) intesa politica. Dopo tanto dire, i partiti ora hanno bisogno di mostrare ai cittadini che sono intenzionati a chiudere il cerchio, e tanto più che anche Napolitano non manca di ricordare quanto sia importante, per combattere la demagogia, che le forze politiche riescano ad autoriformarsi. Mancare l’occasione, e non trovare velocemente un qualche (buon) accordo potrebbe diventare un boomerang. Dando ulteriore benzina ai demagoghi. 

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