LETTERA APERTA AL PRESIDENTE MONTI (di Nicola Zingaretti)

Si sta aprendo un dibattito nazionale sulla necessità di migliorare la qualità della spesa pubblica. Non basta tagliare, non si può essere pigri. Bisogna utilizzare l’innovazione per ridurre le spese e allo stesso tempo migliorare la qualità dei servizi e della vita delle persone. In una lettera aperta al presidente Monti propongo tre esempi che mostrano come è possibile spendere meno e allo stesso fornire servizi più efficienti, con effetti positivi non solo per l’occupazione e le nostre tasche ma anche per la nostra salute

Caro Presidente,

sembra si stia aprendo nuovamente una riflessione che mette al centro non solo il tema della ‘quantità’ della spesa pubblica ma il tema della ‘qualità’. In questo lavoro se ci saranno da fare tagli a spese improduttive o a sprechi saremo contenti, ma su questo tema non dobbiamo essere pigri.

Il rischio inevitabile è che nel nome del rigore si finisca per mortificare e deprimere la qualità della presenza pubblica.

La vera sfida è spendere meno – spendendo meglio – e grazie all’innovazione migliorare la qualità dei servizi e la qualità della vita.

Faccio, in questa sede solo accennandoli degli esempi possibili.

Il primo esempio è quello dei tetti pubblici verdi. Lo Stato e’ proprietario di una infinita quantità di immobili dai quali si offrono servizi e si esercitano funzioni: dalle scuole alle caserme dai ministeri alle sedi delle aziende pubbliche alle carceri e cosi via. Tutti hanno i tetti e spesso aree pubbliche in disuso: aree immense e, nella stragrande maggioranza dei casi, inutilizzati.

Moltissimi di questi tetti sono di edifici che – nel corso dell’estate – lavorano a ritmo ridotto. Si può con progetti di finanza trasformare questi tetti in aree per pannelli solari stimolando investimenti e riducendo la bolletta energetica e, allo stesso tempo, producendo meno CO2.

Dico si può fare perché lo abbiamo fatto con le scuole della Provincia di Roma e lo hanno fatto molti enti locali.

Il secondo esempio riguarda la bolletta per il riscaldamento di molti edifici pubblici. Anche qui molti enti locali lo hanno fatto o lo stanno facendo.

La stragrande maggioranza degli edifici pubblici ha contratti per il riscaldamento fondati su una vecchia concezione. Le gare per lo più prevedevano di pagare il consumo di energia necessaria per garantire calore. Al gestore conviene sprecare, tanto “paga pantalone”.

Occorre obbligare tutti gli enti pubblici a fare gare moderne dove si paga solo latemperatura garantita nell’ambito di un orario. Se viene assicurato che gli edifici sono riscaldati non mi importa sapere come si ottiene la temperatura richiesta.

Questo garantirebbe, certezze, trasparenza grandi risparmi e soprattuttoinvestimenti del gestore sull’ammodernamento del patrimonio pubblico:coibentazione dell’ambiente, finestre, nuovi impianti moderni più ecologici e a basso consumo; opere per le quali lo Stato non ha più risorse.

Un terzo esempio riguarda  i contratti di telefonia e la giungla che esiste oggi. Sicuramente una razionalizzazione delle utenze della miriade delle amministrazioni porterebbe a maggiore efficienza e risparmi.

Ecco alcuni piccoli grandi esempi che se adottati in fretta, grazie all’innovazione,produrrebbero risparmi notevoli ma anche investimenti e miglioramento della qualità dei servizi, le tre cose di cui l’Italia ha bisogno.

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