Cavoli (di Giuseppe Civati)

Ci vuole un leader giovane e rivoluzionario, pare.

Il leader. Quale potrebbe essere l’identikit del leader in grado di farci uscire dalla crisi? La risposta più gettonata è una persona giovane (53%); seguono un laureato (per il 49%) e poi un esperto, magari docente universitario (37%). Poco conta che si tratti di una donna (25%), di una persona sposata (14%) o di un cattolico (14). Ancor meno che si tratti di un esponente di partito (6%). Ma quali sono gli interventi più urgenti? Per il 75 per cento degli intervistati, bisognerà occuparsi innanzitutto delle famiglie e dei conti dello Stato, e solo dopo tenere conto delle indicazioni delle istituzioni internazionali (56%). Insomma, no al puro rigore finanziario imposto finora dai diktat tedeschi.

Il metodo. Cosa occorre per cambiare il nostro Paese? La maggioranza degli intervistati (50,9%) propende per la strada delle riforme, con interventi graduali e condivisi (35,7%) ma anche impopolari (14,6%). I più propensi a una via riformista sono gli uomini, gli over 54enni, e i cattolici praticanti. L’aspetto forse più sorprendente è che per il 32,2 per cento degli intervistati – praticamente un italiano su 3 – l’unico mezzo per uscire dall’attuale situazione è la rivoluzione. C’è poi un 17,2% totalmente pessimista, che sentenzia: “questo Paese non cambierà mai”. Un dato da collegare, probabilmente, all’onda montante dell’antipolitica.

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