Povera Italia: bistrattata dai due candidati all’Eliseo (da www.linkiesta.it)

Si direbbe che oltralpe l’Italia sia sempre più considerata come  il destino da scongiurare, il modello da evitare (quello da copiare è la Germania), la vergogna da cui prendere le distanze. Nella serata del dibattito presidenziale che vedeva di fronte i due pretendenti all’Eliseo, la penisola ha fatto capolino più volte, ma sempre come esempio negativo.

L’apice del tiro al bersaglio sull’Italia si è toccato quando François Hollande e Nicolas Sarkozy hanno fatto a gara a chi fosse più distante dall’ex-premier Silvio Berlusconi. Sarkozy stava elencando i governi socialisti caduti sotto la crisi (Spagna e Grecia) quando Hollande lo interrompe dicendo: «Un Paese che va molto male è l’Italia, che è stata governata per molto tempo da uno dei suoi amici». Sarkozy ribatte stizzito: «Non credo che Berlusconi sia mio amico, visto che ha auspicato la vostra elezione!», ma Hollande incalza: «Berlusconi è del PPE! (il Partito popolare europeo in cui s’inscrive l’Ump ndr)». A questo punto Sarkozy taglia corto: «No, Berlusconi non è del mio partito, Berlusconi è “berlusconesque”».

Poco importa che Sarkozy si nasconda dietro a un dito (è ovvio che Berlusconi faccia parte del Partito Popolare); il messaggio che passa è che un presidente francese che si rispetti non deve avere legami con Berlusconi e, in senso lato, con la situazione economica italiana. L’uscita su Berlusconi non fa onore a Sarkozy, che in passato ha più volte ostentato rapporti amichevoli con l’ex-premier, soprattutto quando si discuteva del possibile acquisto di reattori nucleari francesi. Scaricare così platealmente un ex-alleato non è mai un gesto presidenziale, in particolare per chi in patria ha la nomea di voltafaccia: il presidente Chirac ha dichiarato più volte durante la campagna elettorale che avrebbe votato Hollande, lasciando intendere che Sarkozy con lui si è comportato da traditore.

Ma la “brutta” Italia che si racconta in Francia non è solo quella di Silvio Berlusconi. È anche l’Italia del debito pubblico enorme, l’Italia dei tassi d’interesse troppo elevati – Sarkozy non perde occasione di ricordare (a ragione) che la Francia si finanzia sui mercati a tassi molto inferiori rispetto a quelli italiani e spagnoli –, l’Italia che soffre la cura Monti: l’Italia in recessione, l’Italia con la disoccupazione giovanile alle stelle, l’Italia che è sempre citata in compagnia di Grecia, Spagna e Portogallo. Un pensiero unico che unisce la destra e la sinistra transalpine e che svilisce il Belpaese. Bisognerebbe ricordare ai francesi che l’Italia è la terza economia dell’Eurozona, che il settore manifatturiero è secondo solo a quello tedesco, che la penisola è tra i membri fondatori dell’Ue e che le famiglie italiane sono tra le meno indebitate d’Europa.

Sì, bisognerebbe ricordare tutte queste cose. Ma poi si guarda al dibattito infinito sui tagli alla spesa pubblica (sempre annunciati e mai attuati), ai leader dei maggiori partiti politici, alle dichiarazioni che occupano i giornali e scappa la voglia. La Francia ha sempre avuto una sorta di complesso di superiorità verso l’Italia, ma mai come in questi anni l’Italia ha concesso ai francesi campo aperto. Il cammino per un’Italia autorevole a livello continentale, per un’Italia positiva nell’imaginario dei francesi è più lungo di quanto si creda.

Twitter: @paridebroggi

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