Bindi: «Se cade Monti sarà il default» (di Rosy Bindi)

di Filippo Tosatto – da La Nuova di Venezia e Mestre

La campagna elettorale spinge Rosy Bindi nel Veneto in ebollizione, dove la Lega incita alla disobbedienza fiscale, il Patto di stabilità strangola gli enti locali e troppe imprese (magari creditrici dello Stato inadempiente) rischiano il fallimento. Disagio, sfiducia, antipolitica: il presidente del Pd non si sottrae a una valutazione critica dell’impatto delle misure di Governo su un tessuto sociale in evidente sofferenza.

L’Imu è alle porte e rischia di diventare il detonatore del malcontento. Perché colpire con questa intensità la prima casa? Perché destinare interamente allo Stato i proventi di un’imposta locale e imporre ai sindaci il ruolo di esattori? I leghisti invitano a non pagare, il Pd alleato di Monti cosa dice?
«Tutti si arrabbiano con il medico costretto a prescrivere una medicina amara dimenticando l’untore che ci ha portati a questa situazione. Lo so, sono scelte pesanti che incidono sulla carne delle famiglie e delle imprese ma bisogna pur dire la verità: oggi l’Imu è così gravosa perché il Governo precedente ha esentato dall’Ici non le fasce deboli, che avevamo già tutelato noi, ma quelli che erano in condizioni di pagarla. Una mossa demagogica dagli effetti deleteri. Lo sciopero fiscale di Maroni è una minaccia irresponsabile e non la commento. Dico invece che esistono effettivamente delle contraddizioni nell’Imu: la destinazione delle risorse, anzitutto, che non può escludere i Comuni; e anche la tassazione della seconda casa che deve tener conto di categorie particolari come i separati, i disabili, gli anziani in casa di riposo».

La crisi aggredisce le famiglie, spinge gli imprenditori al suicidio, umilia i disoccupati e i precari. Il Paese di sta impoverendo e nel popolo di sinistra molti si chiedono perché il Pd sostenga una politica tecnocratica tipica della destra liberale europea.
«Per evitare il default, sarebbe facile rispondere. Ed è la verità. Ma non mi nascondo dietro un dito: questo non è il nostro Governo, lo appoggiamo per senso di responsabilità verso il Paese, sapendo che ciò ha un prezzo in termini di consenso. Non sposiamo in toto l’operato di Monti: il dramma degli esodati, ad esempio, ci è scappato di mano; e continuiamo a chiederci perché non sia stata introdotta la patrimoniale e perché l’Italia non stipuli un accordo con la Svizzera per il rientro dei patrimoni evasi. Abbiamo penato per far tassare dell’1,5% i capitali scudati, sull’articolo 18 e la riforma del lavoro il Pd ha avuto una parola sola».

Il presidente Monti vi tiene sotto scacco?
«No, molte delle sue decisioni erano indispensabili. La crisi non l’ha provocata lui ma una finanza arrogante e senza regole. Noi apprezziamo la serietà di Monti anche se esprime una cultura politica lontana dalla nostra. Non sarà il Pd a mandarlo a casa perché, in questa situazione critica, sarebbe un atto contrario agli interessi del Paese, dagli esiti disastrosi. Però lo vorremmo forte con i forti invece i grandi interessi del Paese non sono stati chiamati a pagare il conto. Lo faremo noi, il prossimo anno, quando il centrosinistra guiderà il Governo».

È così convinta del successo?
«Io prendo atto che i nostri avversari, il Pdl e la Lega, rappresentano due progetti falliti. Avevano promesso sviluppo, federalismo, sgravi fiscali: non hanno mantenuto nulla. Magari i leghisti potranno raccogliere qua e là consensi, anche importanti. Ma quale prospettiva possono offrire?».

Nel suo partito c’è chi ipotizza nel 2013 una larga intesa con il Pdl post-berlusconiano e l’Udc che tagli le ali estreme e consenta una linea riformista con la benedizione dei mercati e dell’Unione europea.
«Sorrido. Chi pensa che la nostra carica alternativa si esaurisca nel sostegno a Monti, si sbaglia di grosso. Già in questa tornata amministrativa privilegiamo ovunque l’alleanza organica di centrosinistra e altrettanto faremo alle prossime politiche. L’Udc? Se Casini pone come condizione irrinunciabile la ricandidatura dell’attuale premier, beh, lo lasceremo al suo destino».

Il voto di domenica e lunedì potrebbe sancire il boom di Grillo. Che vi accomuna agli altri partiti della casta e, arringando in piazze strapiene, afferma che questa politica è peggiore della mafia.
«Se io fossi un candidato del movimento 5 stelle reagirei alle parole di questo capo-padrone che fa male al Paese. Grillo è un pifferaio magico pericoloso, le sue parole d’ordine – far fallire le banche, abbandonare l’euro – non sono proposte ma provocazioni assurde. Grillo non rappresenta una risposta alla deriva: è lui stesso la deriva organizzata e mi dispiace che tante energie positive che lo sostengono vadano sprecate. In fondo, assistiamo all’ultimo regalo avvelenato del ciclo berlusconiano: il qualunquismo che fa di ogni erba un fascio: onesti e ladri, capaci e inetti».

Dal caso Penati allo scandalo Lusi. Non avete nulla di cui rimproverarvi?
«Penati non è più iscritto al Pd e risponderà del suo operato alla magistratura. Sui rimborsi elettorali dell’ex Margherita, dico che devono essere restituiti tutti, non solo i 5 milioni offerti da Rutelli».

A parole tutti vogliono cambiare la legge elettorale. nei fatti è una manna per le segreterie di partito, Pd compreso…
«Io l’ho sempre combattuta mentre Berlusconi, Calderoli e Casini l’hanno voluta e difesa. Il Pd la considera una vergogna, faremo di tutto per restituire ai cittadini il diritto di scegliere».

 

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