Siamo il Paese dei Grillo e dei Celentano (da www.dirittodicritica.com)

Celentano Grillo sanremo2012 500x278 Siamo il Paese dei Grillo e dei CelentanoOrmai ci siamo ridotti a loro, ai Beppe Grillo e agli Adriano Celentano. Entrambi con una caratteristica in comune: si dilettano nel dire la loro – quasi fossero verità rivelate – e si atteggiano a capipopolo di un’Italia senza timone. Si resta imbambolati davanti alla televisione a sentire comici e cantanti che sparano a zero su tutto (in alcuni casi profumatamente pagati con soldi pubblici), salvo quasi mai indicare una soluzione concreta alla distruzione che resterebbe se quanto dicono venisse messo in atto.

Grillo, ad esempio, negli ultimi giorni è quotidianamente sulle agenzie con frasi che ribadiscono la “morte dei partiti”, infelici cadute di stile sulla mafia, attacchi ai media. Lui, che da sempre rifiuta il confronto a favore dei monologhi e dei comizi.

A sottolineare come il fulcro del problema non siano Grillo, Celentano e quanti parlano alla pancia degli italiani è stato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: ”Per uscire dalla crisi – ha detto – bisogna recuperare la fiducia in noi stessi e recuperare la fiducia degli altri. Compito del governo e delle varie formazioni politiche, in questa fase politica così complicata e fuori dagli schemi, provare le vie di rigenerazione della politica di cui abbiamo assolutamente bisogno”.

In questo Paese immobile, infatti, non solo siamo passati da De Gasperi, Moro e Berlinguer a Grillo e Celentano, ma continuano ancora e nonostante tutto ad esercitare il più antico vizio italico: la pigrizia, quella tendenza a delegare ad altri l’impegno, salvo poi astenersi dal votare e lamentarsi di tutto ciò che non funziona. Ma dalla sedia di casa. Magari ascoltando il Grillo di turno che tanto piace a chi vuole sentirsi dire che tutta la politica fa schifo – come dire che tutti i siciliani sono mafiosi. E’ una manipolazione – o il Celentano in salsa Sanremese che con tranquillità – alla faccia del pluralismo e della democrazia – invoca la chiusura di questo o quel giornale (“rei” di avergli pestato i piedi qualche giorno prima).

Quello che manca agli italiani è la capacità di impegnarsi nel concreto per cambiare le cose. E invece no: “la politica fa schifo quindi non mi candido, non voto, non cerco di riformare il sistema con l’apporto di idee e contenuti di cui sono capace”. Sono scuse, giustificazioni prive di senso, pretesti per restare immobili e delegare ad altri. Quello che serve è tornare ad essere cittadini consapevoli, mettendo da parte la lamentazione facile e il dito puntato, alla prima occasione. Altrimenti ci meritiamo Grillo, Celentano e le loro lezioni di disfattismo.

Twitter @emilioftorsello

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