Renzi risponde alla fatwa di Scalfari (da www.pubblicogiornale.it)

Renzi risponde alla fatwa di Scalfari

«Se vinco le primarie, Monti non sarà il mio premier. Sarò io premier». E «se le perdo non vado via». In un’intervista, il sindaco di Firenze Matteo Renzi risponde allafatwa di ieri del fondatore di RepubblicaEugenio Scalfari. «Sono più di sinistra le riforme che premiano il merito anziché quelle che tutelano rendite di posizione. In Italia abbiamo conosciuto le seconde più delle prime». Renzi non ci sta e la sua contromossa non si fa quindi attendere, di fronte al pesante anti-endorsement di Scalfari nel suo editoriale della domenica.

Il suo strizzare l’occhio ai delusi del Pdl e ad ex elettori di Berlusconi e della destra «non è un male», assicura Renzi. Anzi, perché i delusi «ci sono anche di sinistra, del Movimento 5 stelle, quelli che non vanno a votare o pensano di non votare più Pd». In questo, dice, sta «il senso delle primarie». Altrimenti «ci schiacciamo sulla vocazione minoritaria dei Fassina perdendo di vista la vocazione maggioritaria che è la scintilla originaria del Pd».

Rimanda al mittente anche l’accusa (scalfariana e non solo) che il sindaco di Firenze,oltre la rottamazione, non abbia altri elementi identitari nella sua proposta elettorale. Con una stoccata a Scalfari, che «rispetta» e che «ha fatto la storia del giornalismo»: «Continuerò a essere un suo lettore anche se lui non sarà mai un mio elettore. Però mi aspetterei da lui un approfondimento sui contenuti della mia campagna invece di un pregiudizio gratuito».

Oltre la rottamazione, dice il candidato alle primarie Pd, c’è la necessità di «migliorare e innovare l’agenda Monti, senza tornare indietro». Affinché il Pd «non vada verso un modello “riserva indiana”». Le primarie «sono proprio l’occasione per dare forza al centrosinistra, per evitare la Grande coalizione. Con tutte le conseguenze che già vediamo, basti pensare ai veti sull’anti-corruzione».

Matteo Renzi, assicura, non sfascerà il Pd come paventato da Massimo D’Alema e dallo stesso Eugenio Scalfari: «Il Pd è anche casa mia, non ne uscirò mai, nemmeno se mi cacciano. Ma se vinco voglio fa rivivere il sogno del Partito democratico che non è nato per accordarsi con i partiti moderati, non è nato per fare patti elettorali con i Casini di turno ma per sconfiggerli. Semmai la questione è un’altra: io prometto lealtà se perdo, mi aspetto dal gruppo dirigente una parola di lealtà nel caso di una mia vittoria anziché agitare lo spauracchio di una possibile divisione».

Infine un passaggio sul mancato incontro con Bill Clinton: «Sarà più facile incontrarlo lontano da Firenze. C’era solo lo spazio per una photo opportunity, ma io volevo un incontro vero. Abbiamo sbagliato anche noi a far filtrare la notizia, non c’è stata nessuna pressione del Pd per annullare il colloquio. Con Blair sono stato due ore a chiacchiera, volevo farlo anche con Clinton. Per me sono due giganti assoluti degli anni ’90».

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