“Se perdo le primarie non vado via ma se vinco sarò io premier, non Monti” (da www.repubblica.it)

Renzi risponde alle critiche di Eugenio Scalfari 1 su Repubblica: non voglio che i democratici restino una riserva indiana. “Sono più di sinistra le riforme che premiano il merito anziché quelle che tutelano rendite di posizione. In Italia abbiamo conosciuto le seconde più delle prime”di GOFFREDO DE MARCHIS

ROMA – “Certo che esiste una differenza tra destra e sinistra. Ma non accetto di veder relegata la sinistra nei confini ideologici del passato”. Matteo Renzi vuole mettere un punto rispetto alle accuse che si susseguono da quando ha lanciato la corsa alle primarie con lo slogan: “Voglio i voti dei delusi del Pdl”. Eugenio Scalfari ha spiegato 2 che il sindaco di Firenze è più di centrodestra che di centrosinistra. E che lo schieramento progressista, in caso di sua vittoria, non potrà che sfasciarsi perché smetteranno di riconoscersi nel Pd gli elettori che pensano a un partito riformista di centrosinistra. 

Le tappe del suo tour in giro per l’Italia sono piene di ex elettori di Berlusconi e della destra. Lei non si fa domande su questa realtà? 
“Le primarie secondo me servono ad allargare il campo del Partito democratico. Non è un male che le piazze si riempiano dei delusi di vari schieramenti e non solo del Pdl. Ci sono, e sono tantissimi, anche quelli di sinistra, del Movimento 5 stelle, quelli che non vanno a votare o pensano di non votare più Pd. Questo è il senso delle primarie. Altrimenti ci schiacciamo sulla vocazione minoritaria dei Fassina perdendo di vista la vocazione maggioritaria che è la scintilla originaria del Pd”. 

Non manca un’identità al “suo” Pd se togliamo il refrain della rottamazione? 
“Rispetto i giudizi di Scalfari. Ha fatto la storia del giornalismo. Continuerò a essere un suo lettore anche se lui non sarà mai un mio elettore. Però mi aspetterei da lui un approfondimento sui contenuti della mia campagna invece di un pregiudizio gratuito. E, ripeto, è ingeneroso non rendersi conto di quello che sta succedendo nel Paese: più partecipazione, più interesse, maggiore vicinanza tra la politica e la gente. Per me questo è un valore”.

E dopo questo? 
“La sinistra corre un serio rischio: consegnare non tanto Monti ma i contenuti della sua azione di governo a un’ipotesi centrista. Sarebbe la sconfitta del Pd. Io vorrei un centrosinistra che fosse capace di migliorare e innovare l’agenda Monti, senza tornare indietro. Lo abbiamo già fatto una volta, durante il governo Prodi, abolendo lo scalone sulle pensioni e buttando 9 miliardi. Io mi preoccupo che il Pd non vada verso un modello “riserva indiana”. Le primarie sono proprio l’occasione per dare forza al centrosinistra, per evitare la Grande coalizione. Con tutte le conseguenze che già vediamo, basti pensare ai veti sull’anti-corruzione”. 

Lei sembra alimentare una certa ambiguità sul significato di destra e sinistra. Sono categorie davvero superate? 
“Esiste una differenza, certamente. Ma non voglio relegare la sinistra nei confini del passato. Per essere chiari, sono più di sinistra, per me, le riforme che premiano il merito anziché quelle che tutelano rendite di posizione. In Italia abbiamo conosciuto le seconde più delle prime. L’Ocse ci dice che il figlio di un operaio italiano ha 4 volte in meno le possibilità di laurearsi del figlio di un operaio francese. Invertire questa tendenza è di sinistra”. 

D’Alema e Scalfari, due personalità piuttosto lontane, sostengono che lei sfascerà il centrosinistra in caso di successo. Sbagliano entrambi? 
“È un’ipotesi che ho sentito dire solo da loro due. Il Pd è anche casa mia, non ne uscirò mai, nemmeno se mi cacciano. Ma se vinco voglio fa rivivere il sogno del Partito democratico che non è nato per accordarsi con i partiti moderati, non è nato per fare patti elettorali con i Casini di turno ma per sconfiggerli. Semmai la questione è un’altra: io prometto lealtà se perdo, mi aspetto dal gruppo dirigente una parola di lealtà nel caso di una mia vittoria anziché agitare lo spauracchio di una possibile divisione”. 

Se vince lei passerà la mano a un Monti bis? 
“Chi vince le primarie sarà il candidato premier”. 

Parliamo delle elezioni, in questo caso. 
“Chi vince le elezioni va a Palazzo Chigi. Non è pensabile fare le elezioni come se fossimo su Scherzi a parte: si vota e poi appare il cartello ‘abbiamo giocato’. Il destino personale di Monti è molto importante per i mercati oggi e per vari ruoli istituzionali domani. Quello che conta sono i contenuti del lavoro del premier. Vanno migliorati, ma non è che appena va via il supplente ricomincia il casino di prima”. 

Il mancato incontro con Bill Clinton da grande occasione si è trasformato in un buco nell’acqua. 
“Sarà più facile incontrarlo lontano da Firenze. C’era solo lo spazio per una photo opportunity, ma io volevo un incontro vero. Abbiamo sbagliato anche noi a far filtrare la notizia, non c’è stata nessuna pressione del Pd per annullare il colloquio. Con Blair sono stato due ore a chiacchiera, volevo farlo anche con Clinton. Per me sono due giganti assoluti degli anni ’90”.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Articoli dalla Stampa Nazionale. Contrassegna il permalink.