Le primarie non saranno solo del Pd (di Gad Lerner)

Le primarie non saranno solo del PdQuesto articolo è uscito su “Vanity Fair

Succede l’ennesima stranezza, alla politica italiana, costretta a manifestarsi come dialettica fra destra e sinistra nel perimetro di un solo partito, l’unico che le offra l’occasione di confrontarsi e contarsi: il Partito Democratico.
Guardatevi intorno. Al centro si complicano le manovre oligarchiche di singoli aspiranti al Monti-bis, cioe’ personalita’ che vorrebbero farsi eleggere in sostegno a un futuro premier che pero’ non si candida. Li’ c’e’ poco da fare per i cittadini, da Montezemolo a Passera, da Casini alla Marcegaglia, da Ornaghi a Giannino, tutto si fa e si disfa nelle trattative riservate di palazzo.
A destra sono messi ancora peggio: il Pdl e’ letteralmente paralizzato dall’ingombrante dilemma di Berlusconi. In attesa che chiarisca innanzitutto a se stesso la convenienza o meno di una sua ricandidatura, in quel partito si litiga ma non si puo’ scegliere.
Restano i sostenitori di Grillo e Di Pietro, gia’ appagati dal successo che li attende senza bisogno di esprimere candidati alla presidenza del Consiglio o ai ministeri-chiave.
Il risultato paradossale e’ che le primarie del Pd costituiscono oggi l’unico spazio aperto e contendibile della politica italiana. Dove riversare le ansie di rinnovamento, le critiche all’austerita’ montiana o viceversa alle resistenze sindacali…insomma quell’insieme di programmi e leadership che rappresentano il cuore della politica. Non deve stupire quindi che Matteo Renzi riscuota in questa fase tanta attenzione trasversale, fino a richiamare settori dell’elettorato conservatore. A chi altri dovrebbero guardare questi cittadini, visto che nel centrodestra gli chiedono solo di stare zitti e aspettare?
Demonizzare Renzi (e il suo spin doctor Giorgio Gori) accusandoli di complottare col nemico per vincere le primarie del centrosinistra, significa solo ignorare questa realta’: per mancanza di occasioni alternative, tutta la dialettica destra-sinistra finisce oggi per riversarsi nell’unico appuntamento di partecipazione attiva offerto dalla politica ai cittadini interessati. E’ come se le primarie di fine novembre costituissero un imprevisto anticipo dei temi che contraddistingueranno le elezioni “vere”, fra sei mesi. E pazienza se si tratta solo di scegliere il candidato premier del Pd. Il bisogno di democrazia, in un paese in cui la politica lo comprime, si arrangia e si prende gli spazi disponibili. Cio’ accresce di parecchio il raggio d’azione di Renzi, al quale non dovrebbe dispiacere troppo l’accusa di essere un democratico centrista sensibile ai temi della destra (non erano forse cosi’ i suoi antenati dorotei nella Democrazia Cristiana?). Tanto piu’ che per reazione sembra quasi che Bersani e Vendola stiano rimettendo insieme i vecchi spezzoni del Partito comunista italiano, il che non gli giovera’ di certo. Quando osi cedere sovranita’ ai cittadini, come ormai ha deciso di fare il Pd, l’imprevisto e’ sempre in agguato. Ma perche’ dovremmo lamentarcene? Qualcuno sospetta che il Pd non uscira’ intero da queste primarie. Il rischio di finire squassato c’e’, ma volete mettere con la fine penosa degli altri partiti che rinsecchiscono chiusi in se stessi?

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