I gazebo siano aperti, come sempre (da www.europaquotidiano.it)

Ci saremmo aspettati che Pier Luigi Bersani e i “suoi” anziché dare l’impressione di diffidare dei potenziali partecipanti, avessero dichiarato urbi et orbi che avrebbero accolto gli elettori a braccia aperte e che si auguravano di contarli a milioni perché era ambizione loro, come di tutti i promotori della consultazione, battere tutti i record precedenti.
Non è forse questo che avrebbero dovuto dire e che dovrebbero dire sempre, ma tanto più ora con i tempi che corrono, i dirigenti del Pd e degli altri partiti di centrosinistra? Volere le primarie è bene, nonostante tutti i limiti del contesto, e a Bersani ne diamo volentieri atto. Ma non è bene affatto cercare di irreggimentarle: bisognerebbe evitare di farlo e anche di dare l’impressione di volerlo fare. Invece ci siamo imbattuti in formule infelici fatte apposta per diffondere l’incertezza tra gli elettori di centrosinistra.
Che senso ha fare filtrare sui giornali che Bersani pensa che «gli elettori debbono metterci la faccia» perché «come il Pd ha deciso di cedere sovranità» ai suoi sostenitori, così gli elettori devono «assumersi una responsabilità nel sostegno al centrosinistra» (Corriere della Sera, 25 settembre 2012)? «Io ti cedo sovranità. Tu dimmi chi sei» (Corriere della Sera, 01 ottobre 2012). Che senso ha? O è una ovvietà, e allora non c’è bisogno di dirla, oppure è un monito… Sta di fatto che i simpatizzanti del centrosinistra e del Pd, gli elettori interessati a una nuova proposta di governo, tutti quelli che non fanno parte dell’hard-core degli iscritti e dei militanti, avvertono che in quelle parole non c’è un invito a partecipare ma una diffidenza che alza ostacoli e pone condizioni. E Bersani e i “suoi”, lo diciamo con simpatia e in modo costruttivo, non dovrebbero meravigliarsi se quella diffidenza è avvertita e dà fastidio.
Bersani non dovrebbe fare l’offeso e tecnicizzare la questione, come quando dice: «… vorrei non sentire più parlare di regole. Sono primarie di centrosinistra: se chiedo che chi va a votare si dichiari di centrosinistra (cosa ovvia!, ndr) non ce l’ho con Renzi, ce l’ho con Batman e con tutti i suoi. Perché io cedo sovranità ai cittadini però chiedo un’assunzione di responsabilità» (Il Messaggero, 29 settembre 2012). La cosa è veramente impostata male e Bersani si contraddice e segue la strada sbagliata perché se c’è un modo per “inquinare” le primarie è quello di infilarsi in una discussione tecnicistica e senza senso sulle regole. È infatti senza senso spalancare la porta con una mano e affrettarsi a richiuderla con l’altra.
Primarie aperte, aperte come sempre senza diffidenze ed accorgimenti del genere: io ti faccio fiducia ma te che garanzie mi dai? In partenza bisognerebbe fare piazza pulita di un’idea sbagliata. Il Pd (e i suoi alleati di centrosinistra) non sta(nno) facendo una “concessione” agli elettori che questi debbono ripagare “mettendoci la faccia”, ma sta(nno) piuttosto chiedendo agli elettori di restituirgli una legittimazione indebolita da introversioni ed errori politici gravi e di riscattare la cosiddetta politica, anche quella del centrosinistra, dalla maleodorante e cattiva reputazione che ne infesta l’aria. Chiedono in sostanza agli elettori di rendere loro un servizio impagabile: altro che concessione! Soltanto un processo aperto e limpido può tenere lontani i Batman, non gli accorgimenti regolamentari volti a delimitare il campo anziché ad allargarlo, a mettere paletti anziché toglierli, a esigere obbligazioni anziché offrire opportunità di impegno differenziato su base volontaria. Non si sta facendo alcuna concessione. Agli elettori non c’è altro da chiedere che quello che gli si è sempre chiesto finora: un contributo e la loro firma di adesione alla carta dei principi del centrosinistra (per quanto monco e rimpicciolito). Come si è sempre fatto, al momento del voto nel giorno delle primarie.
Dovrebbero essere i partiti promotori delle primarie a ringraziare gli elettori che vogliono partecipare e che con la loro partecipazione bonificano la politica e non la inquinano certo. Peraltro c’è qualcosa di poco limpido nella discussione perché per un verso si dice che non ci sarà nulla di nuovo, mentre invece si allude ad introdurre parecchie novità. Basta ascoltare Nico Stumpo, responsabile organizzazione e membro della segreteria Pd, dire e contraddire…
L’Albo degli elettori, spiega il 25 settembre scorso ai lettori de Il Fatto, «non è niente di più, né niente di meno di quello che abbiamo sempre fatto … dare un contributo, sottoscrivere un progetto e accettare che il proprio nome entrasse in un albo a disposizione di chi volesse consultarlo…».
Se è quello che abbiamo sempre fatto, di che cosa parliamo? La novità forse è nel corsivo nostro, perché bisogna ricordare che finora l’Albo non è mai stato reso pubblico e che la sua consultazione è sempre stata regolata in modo (magari ingiustamente) tanto rigoroso da essere quasi impossibile. «Noi – prosegue Stumpo – vogliamo solo introdurre dei correttivi, nei buchi del regolamento… rendere l’albo “attivo”: fare sì che gli elettori delle primarie possano partecipare per noi alla campagna elettorale». Domanda: perché, finora chi lo ha vietato? E poi: è una facoltà o è un obbligo? Da un altro passaggio della stessa intervista si capisce che Stumpo lo ritiene un obbligo: «penso che coerentemente chi sceglie di votare a una primaria dovrebbe poi contribuire alla vittoria di quello schieramento… ». Se si desse retta a questo ragionamento di Stumpo sarebbe messa in crisi tutta la filosofia delle primarie e verrebbe meno tendenzialmente la distinzione stessa tra iscritti ed elettori che è elemento costitutivo del Partito democratico.
Ecco che allora a Bersani e ai suoi paladini noi vorremmo dire oggi che non è il momento di cambiare le regole delle primarie e che non è nemmeno il momento di prendersi gioco l’uno dell’altro facendo dichiarazioni di continuità contraddette subito dopo da propositi assai innovativi, ancorché surrettiziamente. Non è il momento di cambiare per due ottime ragioni. Intanto perché le regole, la discussione sulle regole e la regia delle regole non dovrebbero essere nella disponibilità di una parte, cioè di Bersani e dei suoi paladini (che controllano segreteria, organizzazione del Pd e rapporti con i partiti della coalizione in formazione) e che sono in evidente e difficilmente tollerabile conflitto di interesse. E poi anche perché non è mai buona norma cambiare le regole in corsa.
La gara è partita prima della definizione del campo della coalizione e delle regole. Si doveva fare al contrario? Magari, sì. Ma sta andando diversamente. Per cui c’è una sola cosa da fare: fare come si è sempre fatto (e subordinare ogni eventuale cambiamento alla regola ferrea del consenso e dell’unanimità). Fare come si è sempre fatto, aggiungiamo, con soddisfazione di tutti: nel 2005, nel 2007, nel 2009. E non prendere ad esempio i pasticciacci locali di Napoli e Palermo dove il difetto vero, molto di più di qualche elettore “infiltrato”, fu la “slealtà” interessata di qualche protagonista deluso dal risultato. Fare come si è sempre fatto.
Non perché non si possa fare meglio, ma perché per fare meglio bisogna fare le regole lontano dalla gara e con il velo dell’ignoranza dei futuri partecipanti. Fare come si è sempre fatto dunque: porte aperte a tutti gli elettori che dichiarano di votare per il centrosinistra con la loro firma e dando le loro coordinate anagrafiche e domiciliari.
Come si è sempre fatto. Primarie aperte, come sempre… Senza iscrizioni preventive e albi da affiggere in piazza. Senza foto segnaletiche degli elettori o impronte digitali: la loro firma e il loro voto dovrebbe bastarci. 
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