Il bisogno di cambiamento non è più possibile arrestarlo

Non ci provino a dire, come ahimè stanno facendo, che l’Assemblea Nazionale del PD è stata convocata sabato 6 Ottobre per approvare una modifica dello Statuto del Partito che consenta a Renzi di partecipare alle primarie.

Premesso che anche altri esponenti del PD abbiano deciso di candidarsi, appare evidente, dalla lettura della stampa nazionale e non solo, che l’Assemblea Nazionale sarà chiamata a discutere e conseguentemente ad approvare, norme che disciplinino lo svolgimento delle primarie secondo regole nuove e diverse da quelle adottate fin qui.

Perché adesso? Perché nessuno si è preoccupato di sanare le disfunzioni di un meccanismo che aveva dato luogo agli scandalosi fatti di Napoli, che, ricordo, portarono all’annullamento delle primarie per la scelta del candidato Sindaco del centrosinistra, favorendo, così e nei fatti, l’apertura delle porte di Palazzo San Giacomo a De Magistris e la conseguente dissoluzione del PD partenopeo? E ancora, perché non provvedere dopo le contestazioni nate all’indomani delle primarie di Palermo, come di Lecce?

Grande nocumento hanno arrecato al PD e a tutto il centrosinistra quelle consultazioni popolari, eppure, nessuno se n’è preoccupato.

Un’altra domanda sorge spontanea: perché dev’essere il solo PD a decidere le regole per le primarie? Sono primarie di coalizione e allora, perché non discuterne anche con gli altri contendenti?

E’ più che assordante, in tal senso, il silenzio di Vendola e degli altri competitor.

Appare una sola inconfutabile verità. I dirigenti del PD sono terribilmente spaventati, più che da Renzi, dal movimento di persone libere che gli sta crescendo attorno, i tanti simpatizzanti, o semplici elettori del PD e del centrosinistra, delusi, frustrati, stanchi di dover ascoltare ragionamenti triti e ritriti, sulle alleanze, sulle coalizioni, sulle tentate imboscate o i mille distinguo di questo o quel leader, ma mai dei loro veri problemi e delle loro reali attese.

Ecco la vera natura di ciò che preoccupa Bersani e i suoi. Per la prima volta si deve saper dare risposta non alle bizze del capo corrente di turno, ma a una parte consistente del proprio elettorato, che non ne può più di assistere indifferente e inerme alla definitiva scomparsa della speranza di un possibile e reale cambiamento.

La risposta fin qui data è offensiva. L’impedire o lo ostacolare il cambiamento modificando in corsa le regole e cosa ancor più odiosa, il paventare la possibile dissoluzione del PD, sono gli unici atti fin qui assunti.

Domanda cui gradirei una risposta: quando mai il PD ha dato l’immagine di un Partito unito e coeso? Solo ieri, per esempio, abbiamo dovuto ascoltare le dichiarazioni del vicesegretario del PD, l’On. Letta, che contraddicevano la linea ufficiale, quella che appare tale, del Partito, a proposito di un eventuale Monti bis.

Il momento è assai delicato e richiede più che mai spirito di servizio, nell’interesse del PD e della democrazia italiana. Lo spettacolo indecoroso cui stiamo assistendo vede coinvolti tutti, chi come attore principale, chi come testimone omertoso, quindi, sappiate, che nessun alibi potrà mantenervene fuori.

Avete ancora la possibilità di uscirne a testa alta, quali padri nobili della più giusta e qualificante operazione politica della nostra giovane democrazia, la nascita del Partito Democratico, altrimenti, correte il rischio di dover lasciare, come altri prima di voi, accompagnati da un nuovo lancio di monetine sul capo.

Il saper assecondare e accompagnare l’inevitale e imprescindibile cambiamento, questo è da veri leader.

Dateci la possibilità di avere una buona e bella politica e ve ne saremo per sempre grati. Diversamente, non so quali potrebbero essere le conseguenze.

Alberto Cardone

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