Pd, cambiano le regole delle primarie Scoppia l’ira di Renzi: “Perché ora?” (da www.lastampa.it)

Il sindaco di Firenze Matteo Renzi durante un comizio

Nella bozza il doppio turno, l’albo
degli elettori e il patto di coalizione:
ecco le nuove norme per la pre-sfida
nel centrosinistra. Il rottamatore:
«Un errore inserire il ballottaggio»
ROMA

La bomba era destinata a scoppiare. E oggi se ne è avuto un assaggio. La bozza di regolamento delle primarie, anticipata dall’Adnkronos, ha scatenato l’ira dei renziani. E loro si appellano direttamente a Pier Luigi Bersani perché non avalli le modifiche, concordate dopo una laboriosa mediazione tra le varie componenti del Pd. Per le primarie «sono sicuro che Bersani, che è persona seria e leale, non ricorrerà a certi trucchetti», scrive Matteo Renzi su Facebook.  

 

Sono parecchie le cose che non piacciono al sindaco di Firenze. La prima è quella dell’albo degli elettori: per votare bisogna ritirare un certificato elettorale in un “ufficio” ad hoc che sarà allestito in ogni Comune. E non direttamente ai gazebo. La seconda è che i nomi dei partecipanti alle primarie potranno essere pubblicati in quanto sottoscrittori di una dichiarazione, un Manifesto, di sostegno al centrosinistra. La terza è quella che solo chi vota al primo turno potrà votare anche al ballottaggio. La platea resta la stessa. «Sono regole discriminatorie, fatte solo per scoraggiare la partecipazione», tuona Roberto Reggi, responsabile della campagna elettorale di Matteo Renzi. «A febbraio -dice Reggi- Bersani è venuto con me a votare alle primarie di Piacenza e le ha magnificate. Ora perché cambiare le regole? Cosa è successo in 6 mesi? È venuto un coccolone al segretario? Se cambiasse idea, sarebbe davvero curioso». E comunque, minaccia, «se le regole restano queste, siamo pronti a fare ricorso».  

 

Secondo quanto concordato dalle varie anime del Pd, all’assemblea di sabato all’hotel Ergife a Roma ci saranno tre voti. Il primo riguarda la modifica dello Statuto del partito. È la norma “pro Renzi”, quella che permette ad altri esponenti del Pd di candidarsi alle primarie, oltre il segretario. Questa modifica dello Statuto sarà «transitoria». Una deroga, insomma, a cui per accedere occorrono determinati requisiti: per correre alle primarie si dovranno raccogliere tra le 70 e le 90 firme nell’assemblea nazionale e quelle del 3% degli iscritti del Pd sul territorio nazionale, circa 17mila. Questa modifica, per passare, avrà bisogno della maggioranza assoluta dell’assemblea. Il 50% più 1 degli aventi diritto. Secondo le stime, tolti alcuni fuorisciti dal Pd, l’assemblea sarebbe composta da 980 membri. Insomma, un numero di firme esiguo che dovrebbe andare incontro gli outsider come Sandro Gozi o Laura Puppato che nei giorni scorsi si lamentavano del fatto che una soglia troppo alta poteva essere un problema. «Mettere una soglia del 30% circa delle firme all’Assemblea nazionale significa chiudere alle possibilità di un vero confronto sulle idee e sui progetti», diceva Gozi. Questo problema dovrebbe essere quindi superato.  

 

Oltre al voto sulla norma transitoria allo Statuto che consente anche ad altri esponenti del Pd (oltre il segretario) di candidarsi alle primarie per la premiership, l’assemblea nazionale di sabato dovrà votare anche altri due punti. Il primo è il mandato a Pier Luigi Bersani a sottoscrivere un patto di coalizione con le altre forze politiche che partecipano alle primarie. Una sorta di accordo programmatico da stringere tra Pd, Sel di Nichi Vendola e Psi di Riccardo Nencini. Non dovrebbe fare parte di questo accordo, però, l’Api che pure si presenta con Bruno Tabacci alle primarie. «L’Api è fuori dal campo del centrosinistra», si spiega. Il secondo punto riguarda invece un patto tra i candidati: chi perde sottoscrive un accordo secondo il quale si sostiene il candidato che vince le primarie. Insomma, una norma “anti-caso Orlando”: a Palermo, infatti, Leoluca Orlando si candidò nonostante ci fosse già un candidato del centrosinistra scelto con le primarie, ovvero Fabrizio Ferrandelli.  

 

Sul “patto di coalizione”, il patto di programma da Sel fanno sapere che «verrà sottoscritto solo se definito insieme» da Bersani, Vendola e Renzi. Non sarà un’impresa facile. «Con Bersani non ci sono problemi -dice una fonte di Sel- il problema è con quello di centrodestra…», si ironizza su Renzi. E comunque è lo stesso Vendola a intervenire per chiarire che il Pd potrà pure fare i suoi voti all’assemblea ma che poi si decide tutti insiem. «Regole primarie: ci si può candidare solo se Fioroni ti dà il permesso…», sarcastico Vendola su Twitter.  

 

Per le primarie «sono sicuro che Bersani, che è persona seria e leale, non ricorrerà a certi trucchetti», scrive Matteo Renzi su Facebook. «In tutto il mondo -osserva Renzi- l’obiettivo di chi organizza le primarie è allargare la partecipazione dei cittadini. Da noi c’è chi vorrebbe fare il contrario». Reggi è meno diplomatico di Renzi. «Non ci voglio credere che le regole saranno queste. Non è possibile. Questa è discriminazione politica». Anche Reggi si appella innanzitutto a Bersani. «Il segretario è una persona seria. Se avalla una cosa del genere, non è più la persona che conosco…». «A febbraio -prosegue Reggi- Bersani è venuto con me a votare alle primarie di Piacenza e le ha magnificate. Ora perché cambiare le regole? Cosa è successo in 6 mesi? È venuto un coccolone al segretario? Se cambiasse idea, sarebbe davvero curioso».  

 

Ma Bersani ha parlato più volte dell’esigenza di mettere a punto norme “anti-Batman” per le primarie: «Ma queste sono norme pro-Batman perché alle truppe cammellate organizzate non gliene frega niente di andarsi a iscrivere all’ufficio elettorale e mettere il nome nell’albo degli elettori. Queste regole impediscono alle persone per bene di andare a votare. Come il mio dentista che ha clienti soprattutto di centrodestra e non vuole avere il suo nome pubblicato come elettore delle primarie». Reggi conferma che Renzi non verrà all’assemblea di sabato: «Vogliono far passare la modifica dello Statuto come una concessione. Non cadiamo nel giochetto di chi vuol fare passare Matteo come quello che elemosina la deroga con il cappello in mano…».  

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