Registrazione, albo pubblico e doppio turno “chiuso”: primarie a ostacoli? (da www.europaquotidiano.it)

Il Pd propone le sue regole per i gazebo: confermati i timori di Renzi. Poi il Nazareno smorza i toni

immagine documentoCaro cittadino, vuoi votare alle primarie? Ecco che cosa devi fare. Presentati dalla settimana precedente fino a domenica 25 (giorno previsto per il voto) compresa all’apposito ufficio elettorale allestito dai partiti promotori nel tuo comune (o quartiere, per le città più grandi). Lì puoi sottoscrivere la dichiarazione di sostegno al centrosinistra (attenzione però: il tuo nome sarà associato a quel “manifesto” e pubblicato insieme ad esso su internet) e ritirare contestualmente il certificato elettorale. Con questo in mano, esci dall’“ufficio” e vai verso il seggio-gazebo (dovrebbe essere lì vicino, ma non è detto, bisognerà vedere di caso in caso), dove gli scrutatori volontari ritireranno una parte del cedolino per darti in cambio la scheda elettorale. Se vuoi tornare a votare per l’eventuale secondo turno (nel caso in cui nessun candidato supererà il 50 per cento più uno dei voti), che si svolgerà la domenica successiva (2 dicembre), conserva il tuo certificato e riportalo con te al gazebo. Infatti, l’ufficio elettorale non riaprirà nei giorni precedenti il ballottaggio: chi non si è presentato per il primo turno, non potrà votare nemmeno al secondo.
Albo pubblicato su internet (anche se dei sottoscrittori del manifesto e non degli elettori, per tutelarne formalmente la privacy), doppio turno e per di più “chiuso” a chi ha già votato al primo: se le norme che gli uffici organizzativi del Pd stanno allestendo e che la commissione statuto metterà nero su bianco venerdì dovessero essere confermate (sotto forma di mandato concesso al segretario a trattare su quelle basi) dall’assemblea del partito che si terrà sabato e, successivamente, al tavolo della coalizione, i timori espressi finora da Matteo Renzi si realizzeranno tutti. Il sindaco di Firenze, per il momento, preferisce non alzare i toni della polemica: «Bersani non ricorrerà a certi trucchetti».
Ma nella sua eNews (la tradizionale newsletter settimanale inviata ai suoi sostenitori) avverte: «Bersani ha detto che farà di tutto per fare primarie aperte, libere e democratiche. Non so se il segretario ha ancora la maggioranza degli elettori del centrosinistra: questo lo diranno le primarie. Ma il segretario ha sicuramente la maggioranza dei membri dell’assemblea: tocca a lui dimostrarsi di parola, come io mi auguro». Se così non sarà – lascia intendere – allora sì che la denuncia di regole ritenute poco democratiche diventerà parte integrante (e martellante) della sua campagna. Il coordinatore Roberto Reggi anticipa il colpo: «Questa è discriminazione politica». E minaccia eventuali ricorsi.
Dal Nazareno è il responsabile dell’organizzazione Nico Stumpo a mettere in chiaro le cose: «Vorrei far notare sommessamente a Renzi che sabato riuniamo l’assemblea nazionale del Pd per cambiare la regola dello Statuto, in modo da consentirgli di candidarsi alle primarie». È questo il compromesso studiato dai dem: facilità di candidarsi per tutti gli iscritti (grazie alla norma transitoria voluta da Bersani, che dovrà essere approvata dalla maggioranza assoluta dei delegati, e a una quota di firme da raccogliere facilmente accessibile, circa 90 componenti dell’assemblea o 18mila iscritti in più regioni), ma verifica stringente degli elettori ai gazebo, per impedire “infiltrazioni” da destra. «Ma alle truppe cammellate non gliene frega niente di andarsi a iscrivere all’ufficio elettorale e mettere il nome nell’albo degli elettori – ribatte Reggi – queste regole impediscono alle persone per bene di andare a votare».
Il rischio è che i malumori creati dalle indiscrezioni sulle regole si ripercuotano sull’assemblea di sabato prossimo. Renzi non ci sarà e, peraltro, non potrà nemmeno contare su un numero consistente di sostenitori tra i delegati (tra 60 e 100, fanno i conti alcuni deputati dem). Il timore, però, è che le proteste di questi possano saldarsi al disagio manifestato da alcuni esponenti del partito (Fioroni, Civati, Bindi, ulivisti), ma anche a quello di singoli componenti dell’assemblea. I rischi? Il primo: la mancanza della maggioranza assoluta dei votanti per la deroga allo Statuto (per le troppe assenze e i voti “incontrollati”, non certo per la contrarietà dei renziani). Il secondo: la modifica attraverso appositi emendamenti (che si possono presentare, a differenza di ordini del giorno su altre materie) o la bocciatura del testo che dà mandato al segretario a trattare sulle regole con la coalizione. Due casi poco probabili, ma che per Bersani rappresenterebbero un bruttissimo colpo. 

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