Primarie e regole Bersani e Renzi tentano l’accordo (da www.lastampa.it)

Lo sfidante accetta doppio turno 
e albo dei votanti e il segretario l’iscrizione contestuale nei gazebo
CARLO BERTINI
ROMA

Lo scontro sulle regole delle primarie è violentissimo e il clima di sospetti è tale che c’è da chiedersi come potranno convivere sotto lo stesso tetto le opposte tifoserie quando la partita sarà terminata. «Il fatto che non ci si fidi la dice lunga di quanto queste primarie, senza una piattaforma condivisa, rischino di produrre danni al Pd», ammette Walter Verini, braccio destro di Veltroni. Il quale è andato da Bersani per invitarlo a trovare un’intesa con Renzi che eviti lacerazioni perniciose per la vita stessa del Pd. E dunque per impedire che i cavilli diventino pretesti per rotture clamorose, ecco la possibile soluzione: Renzi accetta il doppio turno e l’albo degli elettori. E Bersani deve accettare che ci si possa iscrivere e votare lo stesso giorno e nello stesso luogo fisico. Solo in apparenza può sembrare un punto trascurabile, ma è lì che per tutto il giorno si concentra la tensione che rischia di mandare a monte le stesse primarie: una cosa è se sarà consentito iscriversi all’albo degli elettori e contestualmente votare negli stessi gazebo; altra cosa se invece si dovesse ritirare la tessera elettorale in un posto diverso, «l’effetto sulla partecipazione sarebbe devastante. La differenza è tra avere 700 mila o 4 milioni di votanti», spiega un renziano. 

 

Ben sapendo che a Roma lo accusano di voler usare «i pullman del nemico per vincere», per la prima volta Renzi lancia alle correnti l’accusa di usare «le truppe cammellate» per truccare la partita. «Va bene l’albo degli elettori, va bene renderlo pubblico, mettiamo anche il doppio turno, ma la pre-registrazione proprio no. Un sistema per portare a votare le truppe cammellate, chi ha interessi, sempre gli stessi. È il sintomo della paura del gruppo dirigente», attacca Renzi. «Non soltanto fai la coda il 25 novembre e ti dichiari elettore, ti iscrivi all’albo, versi il quattrino, dimostri di aver letto la biografia di D’Alema e conosci le ultime tre strofe di Bandiera rossa, ma la domenica prima devi andare pure a preregistrarti per la domenica dopo!».  

 

Ma se per tutto il giorno i capicorrente ricordano l’immagine dei cinesi che sulla riva del fiume aspettano che passi il cadavere di Bersani o di Renzi è perché anche il segretario è stato messo alle strette: le correnti controllano il 90% dei delegati convocati sabato in assemblea con tanto di rimborso spese (pare 180 euro); e per far passare la deroga allo statuto che consente a Renzi di candidarsi serve il loro voto; condizionato, se così si può dire, alla difesa che farà il segretario di queste regole, più rigide che in passato «perché solo gli asini tirano dritti pure dopo aver fatto degli errori», spiega un bersaniano ricordando i casi di Napoli e Palermo. 

Ma una trentina di parlamentari filo-renziani firma un appello per difendere le primarie aperte; altrettanti invece difendono albo e doppio turno, sostenendo che «in ogni caso Renzi sfrutta questa contesa per farsi la sua campagna elettorale e spararci addosso…». 

 

Lo sfidante se ne va in una ex sezione del Pci di Prato a ricordare che lui non dà «coltellate alle spalle» e a chiedere di «evitare capolavori di tafazzismo come impedire a chi ieri ha votato Berlusconi di votare alle primarie». Con un appello a Bersani dal Tg2: «Fermatevi prima che una risata vi venga incontro. Stiamo sfiorando il ridicolo». Ma anche dal comitato pro-Bersani non scherzano: «Ci fa piacere la marcia indietro di Renzi sulle regole delle primarie», dice Tommaso Giuntella. «Fino a ieri parlava di stravolgimento, di regole discriminatorie e ora, nel giro di 24 ore, riconosce che non sono così negative come gli erano sembrate a una prima, forse frettolosa, lettura..». 

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