Primarie Pd, Renzi e Bersani verso intesa il sindaco apre al doppio turno (da www.il messaggero.it)

Bersani e Renzi

Il segretario vede Veltroni e lavora per una soluzione unitaria

 

di Nino Bertoloni Meli
ROMA – Da una parte gli uomini di Bersani che tra una scrittura di regole e l’altra per le primarie non si lasciano sfuggire la stilettata all’indirizzo di Renzi: «Ma che vuole, i pullman di Verdini e Dell’Utri ai gazebo?». 

Dall’altra Matteo il giovane che contrattacca: «Alle primarie niente giochini, evitiamo di coprirci di ridicolo». Si apre domani l’assemblea nazionale del Pd in un albergone romano sull’Aurelia, e le tensioni che c’erano sono rimaste tutte, forse pure accentuate. Una situazione al momento di muro contro muro, di quelle che si prestano quasi automaticamente alla mediazione. Che è quanto Pier Luigi Bersani sta tentando in queste ore di condurre in porto interloquendo direttamente con il competitor Renzi (tra i due ci sarebbe stata una telefonata). 

E in serata è arrivata la proposta di mediazione di Renzi, una semi apertura a Bersani: sì al doppio turno e all’albo degli iscritti, ma no a regole che limitino la partecipazione, prima fra tutte quella di andarsi a «pre-iscrivere» in un luogo diverso da dove poi si voterà. Per Matteo il giovane, che non smette comunque di sparare sul quartier generale, la pre-iscrizione è solo «il tentativo del gruppo dirigente di portare truppe cammellate». Dopo di che la rasoiata al Pd laziale: «Hanno paura di Batman ai gazebo? Ma quando mai, non ne aveva alcuna intenzione, piuttosto Batman ha votato l’aumento dei fondi dei gruppi del Lazio assieme al capogruppo del Pd».

Alcuni deputati democrat giravano ieri alla Camera con un plico con su scritto, uno per uno, i componenti e quindi gli aventi diritto al voto dell’assemblea, disciplinatamente suddivisi per regione. 

Ma il problema resta tutto: il quorum per cambiare lo statuto per permettere a Renzi e Vendola di partecipare alle primarie rimane alto, metà più uno dei componenti (non dei presenti), circa 500 persone, basterà un pugno di qualche decina di contrari sommati agli assenti e la complessa macchina salterebbe come una polveriera. Per non parlare poi delle regole allo studio, che a seconda dei punti di vista sono al momento inconciliabili: una garanzia per evitare i brogli tipo Napoli per i bersaniani, un modo per restringere la platea dei votanti per i renziani. Ci si è messo pure Nichi Vendola a remare contro: «Se al secondo turno può votare solo chi ha votato al primo, mi sentirei più un candidato di un reality show che delle primarie».

In questa situazione Pierluigi Bersani cerca di arrivare all’intesa prima di domani. Il leader ha visto al Nazareno Walter Veltroni e nel corso del colloquio, a quanto si è capito, l’ex segretario del Pd ha sostenuto che la vera scommessa di queste primarie sarà il numero di partecipanti, «hai presente che succede se ai gazebo ci va solo un milione di persone?», mentre le altre volte (per Prodi, Veltroni, lo stesso Bersani) si è oscillato sempre fra i tre e i quattro milioni. 

Anche Enrico Letta spinge per l’accordo: «Le regole serviranno a garantire due esigenze, la partecipazione più larga da una parte e che a votare alle primarie del centrosinistra siano gli elettori del centrosinistra». Qualcun altro è andato a vedere quanto è successo alle primarie di Hollande in Francia, e si è scoperto che al secondo turno ci sono andati 600 mila elettori nuovi. Per Bersani intanto si muovono nuovi supporter. 

Pietro Folena annuncia un comitato pro-Bersani alle primarie; per il leader democrat invita a votare anche Cesare Salvi, che si allontana dalla sinistra ex-parlamentare dei Ferrero e si riavvicina al Pd (oggi tiene un convegno sul lavoro, presente Nicola Latorre). Si fa sentire pure Di Pietro: «Se fossero primarie di coalizione potrei parteciparvi, potremmo appoggiare Bersani, Vendola, Di Pietro…».
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