In camper con Matteo “Gli attacchi? Mi portano voti” (da www.lastampa.it)

Il camper con cui Matteo Renzi sta girando l’Italia

Tra una tappa e l’altra, 
il sindaco confida: 
non capisco l’astio personale
MICHELE BRAMBILLA
INVIATO A CAMPOBASSO

Lo stress è tremendo anche per un giovane rottamatore e così Matteo Renzi appena entra nel camper si trasfigura. Fino a un attimo prima rispondeva alle tv locali con una faccia così radiosa che veniva da dire, bersanianamente, che quello non lo ammazza più nessuno. Adesso si concede qualche minuto di decompressione. Si toglie la camicia, indossa una polo rosa, respira lentamente. «Dammi qualche minuto». Ci mancherebbe. 

l’accordo è: si viaggia insieme sul camper da Foggia e Campobasso, poco più di un’ora di strada, e venti minuti sono per l’intervista.  

 

Il mega staff di cui si favoleggia è tutto qui dentro: un autista, una portavoce, uno che si occupa delle fotografie e uno degli incontri. «La Fiorentina ha vinto», gli dicono mentre lui si sta ancora resettando. «Una buona notizia». Chiede quali sono le tappe. «Adesso si va a Campobasso, poi alle ventuno Isernia». «Va bene, però per favore questa sera evitiamo di mangiare ancora la pizza, ci stiamo gonfiando in modo pazzesco». In quarantott’ore ha fatto: Taranto, Lecce, Brindisi, Bari, Trani, Matera, Potenza, Foggia, Campobasso e Isernia. Sempre sale strapiene, sempre a ripetere più o meno le stesse cose. 

 

«Un attimo ancora e ci sono». Telefona alla moglie. Come stanno i bambini? Ha esultato dopo il gol? E come ha giocato la Fiorentina? Intanto guarda i siti internet dei giornali: «Ah, la Iervolino ha detto che sono un cialtrone». E poi: «Arrivo a casa verso le tre o le quattro. Ma non so se ho le chiavi. Luca, ce le abbiamo le chiavi? Boh, non lo so, ciao amore un bacio».  

 

Eccolo pronto a parlare di politica. Di Vendola che oggi lo ha definito un liberista da rottamare. «È incomprensibile come Nichi abbia sempre bisogno di un nemico. Sempre. Le primarie in Puglia gliele aveva fatte vincere D’Alema. Dico che quella di Vendola è la vecchia cultura del nemico, e io a questo giochino non ci sto». 

 

È incredibile quante cose riesca a fare contemporaneamente. Parla con i suoi collaboratori: «Oggi sui giornali come siamo usciti? Bene mi pare, no?». Poi ancora verso di noi: «L’importante era che si capisse che Bersani si staccava dagli altri». Poi ancora ai suoi: «Alla Bindi è bastata mezz’ora». Abbiamo capito che i venti minuti promessi per l’intervista andavano intesi come nel basket: al netto.  

 

Gli chiediamo se comunque, dopo l’assemblea del Pd, si sente tranquillo sulle regole per le primarie. «Sì, sono tranquillo. Io penso che non ci fosse bisogno di inventare regole nuove rispetto al passato. Per esempio avrei voluto evitare il secondo turno. Ma mi fa piacere che abbiamo dato a Bersani l’occasione di cominciare a smarcarsi dai suoi». Per il suo segretario, il sindaco di Firenze ha solo parole di pace: «Io non voglio contrapposizioni con lui. Mi fido di lui. Credo che sia uno serio. Noi avremmo potuto alimentare la tensione. Non lo abbiamo fatto e credo che lui abbia apprezzato. Credo che abbia capito che di noi si può fidare. Che non abbiamo mai avuto intenzione di usare infiltrati per vincere le primarie». Ma adesso restano da definire ancora molti particolari su come si voterà, e dovrete arrivare a un accordo con Bersani. «Di queste cose se ne occupano i miei, che sono bravissimi: Reggi che è stato sindaco di Piacenza, Berruti che è sindaco di Savona, Scalfarotto… Facciano loro». Dovranno trattare anche con Rosy Bindi? «Con lei penso sia inutile perdere tempo. È lei che polemizza, fa tutto da sola». 

 

Resta la stranezza di un candidato premier che deve difendersi, più che dagli attacchi dei rivali politici, dal fuoco amico. «Ieri ho chiamato Nichi. È stata una telefonata affettuosa. Con lui ho un buon rapporto. Ma non mi convince questa abitudine di dare, dell’“altro”, un’immagine falsa. Come questa storia della campagna elettorale “faraonica”. Ma di che stiamo parlando? Io sto girando l’Italia con un camper, altro che faraonica. E abbiamo messo on line tutti i contributi…» 

 

«Non capisco l’astio personale. Guarda solo gli ultimi giorni. La Bindi ha detto che son berlusconiano. Vendola che sono un liberista. La Iervolino che sono un cialtrone. Sposetti che ho speso due milioni per le primarie… Quando capiranno che tutto questo mi porta solo voti, sarà troppo tardi. La gente poi è stanca di queste cose. Lo vedo nei nostri comitati: continuano ad arrivare persone che vogliono impegnarsi, che chiedono che cosa possono fare. A me interessano queste persone, non le beghe di partito. In meno di un mese ho già girato quarantanove province. Arriverò a farle tutte: centootto. Il ventuno e ventidue ottobre sarò in Piemonte. Poi mi rimarrà solo la Sicilia, che voglio girare dopo le regionali. E come vedi giro così, con un camper, senza scorta. Non ho mai viaggiato con un lampeggiante». 

 

Gli dicono che mancano cinque chilometri a Campobasso. «Che camicia mi metto? Quella blu? Maniche arrotolate va bene?». Non ci sono stilisti o guru, ma solo i suoi compagni di viaggio, a suggerirgli il look. «Vorrei essere giudicato per quello che ho fatto e che faccio. A Firenze abbiamo investito sulla cultura, musei aperti fino a mezzanotte, perché Vendola non si confronta su questi temi? Ma la gente sta capendo che parlo dei loro problemi di tutti i giorni. Lo sai qual è la cosa che mi ha colpito di più in questi incontri? Sentire i bambini che piangono. Vuol dire che vengono tante mamme, a sentirmi». 

 

Lo interrompono: «Matteo preparati che stiamo arrivando, mi dicono che a Campobasso la sala da quattrocento posti è piena e c’è già gente fuori». E lui: «Piena? A Campobasso? Ma non conosciamo nessuno, là…». Eppure è vero che la sala è piena. Non c’è nessun politico, oggi, che desti tanta curiosità come Renzi. Scende dal camper e dà le ultime disposizioni: «Domattina alle nove sono in Comune, tre ore di lavoro, poi se riesco vado a correre un po’». La strada è ancora lunga.  

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