Massimo D’Alema resta e attacca Matteo Renzi. “Si farà male. E poi altro che camper, viaggia in jet privato a Sulmona” (da www.huffingtonpost.it)

A commento dell’articolo che segue:

Stiamo assistendo alla fine ingloriosa di quello che abbiamo creduto essere un grande leader? Credo proprio di si. Avreste mai potuto immaginare che potesse scendere così in basso? Cita il doppio della gente che avrebbe partecipato a Matera ad un’iniziativa su Berlinguer a cui ha partecipato, senza chiedersi se magari quella gente fosse lì proprio perchè si parlava di Berlinguer, o fosse stata indotta a partecipare, come in tante adunate oceaniche poco spontanee a cui abbiamo assistito e si attacca ai jet, alle Mercedes, come si farebbe nei discorsi da BAR, senza offesa per coloro che frequentano e partecipano a quei discorsi nei BAR. Sarebbe potuto uscire a testa alta, da padre nobile del PD e di tutta la sinistra italiana, accompagnando il processo di cambiamento inevitabilmente in atto. Decide, invece, di finire ingloriosamente la sua carriera.

Alberto Cardone

Dalema

“Avevo detto a Bersani di valutare assieme l’ipotesi che io non mi ricandidi al Parlamento. Ma ora no. Poi, naturalmente, parlerà il partito”. Per Massimo D’Alema, secondo quanto riferisce un retroscena della Stampa, “Renzi ha sbagliato e continua a sbagliare. Si farà del male”.

“Sono stato a Matera per una iniziativa su Berlinguer: c’era il doppio della gente rispetto a quanta era accorsa ad ascoltare Renzi. Però i giornali non lo scrivono, perchè rottamare il Pd conviene a molti”, afferma D’Alema. Il presidente del Copasir non risparmia critiche al sindaco di Firenze. “La settimana scorsa Renzi è andato a Sulmona, in jet privato da Ciampino, poi una Mercedes. In camper c’è salito alle porte di Sulmona, ma quando è arrivato in piazza, tutti ad applaudire il giovane ribelle che ‘altro che auto blu, lui viaggia in camper'”.

“A me la parola ‘rottamare’ non piace proprio per niente”, dichiara D’Alema, che smentisce di essere stato a sua volta un rottamatore. “Non ho mai spinto verso il ricambio per sostituire qualcuno, per un fatto personale. Dopo Occhetto, il segretario poteva farlo tranquillamente Veltroni, e in ogni caso, nessuno riempì di insulti il leader uscente. Quanto a Natta – aggiunge – gli dissi semplicemente quel che ero stato incaricato di dirgli per conto del partito. Lui, un dirigente serissimo, capì. E alla fine ci stringemmo in un abbraccio”

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