Firme per candidarsi. Negati allo sfidante gli elenchi di iscritti (da www.matteorenzi.it)

Firme per candidarsi. Negati allo sfidante gli elenchi di iscritti

di MARIA TERESA MELI su Corriere delle Sera

corrieredellaseraLa candidatura di Matteo Renzi è a rischio. Sembra una boutade ma non lo è. Il sindaco di Firenze, tramite il fido Reggi, ha chiesto al Partito democratico di avere la lista degli iscritti al Pd. Infatti servono le firme dei tesserati per poter presentare una candidatura. Ne servono 18 mila, per l’esattezza. A meno che non si riesca a ottenere 95 sottoscrizioni dei componenti dell’assemblea nazionale. Le regole sono quelle e non sono state cambiate. Ma il Pd non ha fatto ancora avere a Renzi l’elenco degli iscritti. Lui si è stupito: «Ma come? Dobbiamo mandare online la lista di tutti quelli che votano alle primarie, ma l’elenco degli iscritti è un tabù?». A Reggi che chiedeva quei nomi è stato risposto di andarli a cercare città per città. Operazione un po’ complicata se si pensa a quanti sono i circoli del Partito democratico in Italia. Operazione ardimentosa, se si pensa che nel comitato Bersani c’è Tore Corona, ossia il responsabile del tesseramento. 

E c’è anche il vice del responsabile Enti locali del partito. Tutta gente che sa bene quanti sono gli iscritti e dove stanno. Il termine per la presentazione delle candidature alle primarie scade lunedì prossimo, ma fino a ieri notte a Renzi e al suo comitato non era giunta nessuna lista. È ovvio che, in un modo o nell’altro, il primo cittadino del capoluogo toscano riuscirà a presentare la sua candidatura, ma il fatto che non gli sia stato dato l’elenco degli iscritti rappresenta un caso. Che la dice lunga sul clima che si respira nel Pd, da qualche tempo in qua. Del resto, nel Partito democratico ormai è guerra aperta tra bersaniani e renziani, al di là della volontà del segretario del Partito democratico e del sindaco di Firenze. Un esempio? La bonifica della sede nazionale del Pd, a largo del Nazareno. I bersaniani sono stati messi tutti al secondo piano, ovvero al piano occupato dal segretario.

Gli altri sono stati emarginati, soprattutto se in odore di «renzismo». L’atmosfera ormai è tesissima e si litiga per nulla. Per una fotocopia non fatta, per la pagina di un documento che manca. Si rimpallano accuse anche tra funzionari e per i pochi che hanno optato per l’outsider Renzi la vita è difficile. Il sindaco di Firenze non ha un aggancio con la sede nazionale del Partito democratico e quindi deve necessariamente aspettare gli elenchi degli iscritti (se mai verranno). Nel frattempo i suoi supporter stanno raccogliendo le firme dei componenti dell’assemblea nazionale, cercando di arrivare a quota 95. Ma anche quell’elenco è ballerino, perché in realtà i numeri dell’assemblea nazionale non sono mai stati fissati definitivamente nemmeno nello statuto del partito. C’è un altro elemento, però, che inquieta il sindaco di Firenze. E non riguarda la lista degli iscritti al Pd, ma alcune parole pronunciate da Massimo D’Alema. Il presidente del Copasir ha attaccato Renzi perché ha usato un aereo privato per andare ai funerali di Pier Luigi Vigna. Il fatto che il primo cittadino del capoluogo toscano lo abbia pagato di tasca propria non viene neanche preso in considerazione dall’ex premier. Che in compenso racconta che il sindaco, una volta atterrato, ha usato una Mercedes per arrivare a destinazione. Ed è questa aggiunta di D’Alema che ha impensierito – e inquietato – Renzi. La storia dell’aereo privato era uscita su tutti i giornali, ma quella della Mercedes, arrivata in soccorso perché l’autista del camper tardava, non era nota a nessuno. E adesso Renzi si chiede come mai il presidente del Copasir fosse informato di questo particolare.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Contributi Esterni. Contrassegna il permalink.