Con Renzi leader, centrosinistra oltre il 40 per cento (da www.europaquotidiano.it)

Su molti quotidiani e anche su Europa (si veda l’accurato articolo di Rudy Francesco Calvo sul numero di ieri), fioriscono da qualche settimana le analisi di scenario elettorale, che cercano di immaginare il futuro parlamento sulla base delle leggi elettorali in discussione in questi giorni. Alcune fantasiose, altre più credibili, tutte hanno però due difetti di fondo: non ragionano sul possibile voto “di coalizione” e non tengono conto dei possibili risultati delle primarie.
Il primo problema è quello forse meno rilevante, ma potrebbe indurre alcuni votanti a scelte differenti da quelle che oggi dichiarano di voler fare.
Quando si chiede agli italiani per quale partito voterebbero, non si considerano, in prima battuta, le eventuali alleanze in cui quei partiti potrebbero essere coinvolti. Ipotizzare ad esempio un’alleanza “virtuale” (visto che si voterebbe per un partito e non per una coalizione) tra Pd e Udc fornisce risultati e orientamenti di voto certamente diversi rispetto ad un’eventuale alleanza tra Pd e Sel. La semplice somma delle quote dei partiti può non corrispondere alla quota che andrebbe all’unione di questi partiti. Come si ricorderà, la sinistra di Rifondazione, nel 2008, ebbe consensi largamente minori di quanto indicassero i sondaggi, per la semplice ragione che correva solitaria, ed il comportamento degli elettori fu quello di scegliere un partito di un’alleanza più competitiva, senza disperdere il proprio voto.
Anche nella consultazione del prossimo anno, se la Federazione della sinistra si presentasse da sola, con scarse possibilità addirittura di entrare in parlamento, potrebbe scontare un forte travaso di voti potenziali verso aree limitrofe. Alcune indagini effettuate ipotizzando ad esempio una coalizione Pd+Sel, vedono questa unione più vicina al 35 per cento, oltre 5 punti sopra la mera sommatoria dei due partiti. E così accade anche per altre ipotesi elettorali.
Ma è il secondo tema quello che potrebbe rivoluzionare ancor di più gli orientamenti di voto degli italiani, i risultati cioè delle primarie del centro- sinistra. Oggi, quando si chiede agli indagati nei sondaggi per quale partito voterebbero, si fa ovviamente riferimento al Pd di Bersani, e le risposte che si ottengono registrano un favore verso questo Pd, ovvero verso un centro-sinistra guidato dall’attuale segretario democratico. Ma cosa accadrebbe, nelle risposte fornite, se al posto di Bersani come leader del centro-sinistra ci fosse Renzi, o addirittura Vendola?
I risultati che otterremmo sarebbero sicuramente differenti. Nel caso di vittoria di Renzi alle primarie, la composizione futura degli elettori del Pd, oltre che la sua forza elettorale, muterebbe senza alcun dubbio. Probabilmente si allontanerebbero dal partito quelli più di sinistra, magari per approdare direttamente a Sel, e subentrerebbero altri cittadini oggi più vicini al centro, o più vicini al Movimento 5 Stelle, oppure potenziali astensionisti. Non disponiamo oggi, ovviamente, di stime di voto puntuali, ma è possibile elaborare una simulazione sulla base del livello di gradimento degli italiani nei confronti delle 3 figure principali in corsa per le primarie.
Benché il gradimento per un personaggio politico non si possa tradurre automaticamente in un voto per il suo partito, attraverso una serie di complesse elaborazioni si può giungere alla formulazione di uno scenario abbastanza attendibile, e verificabile con lo scenario effettivamente oggi presente, cioè quello del Pd con Bersani. Il dato relativo ad una “coalizione” guidata da Bersani è attualmente molto prossimo ai voti che sommano Pd e Sel, compresi quindi tra il 34 ed il 36 per cento. Quello relativo ad un centro-sinistra guidato da Vendola sarebbe ovviamente molto inferiore, tra il 27 ed il 29 per cento, dovendo scontare un sicuro allontanamento degli elettori più moderati.
Il risultato della simulazione per quanto riguarda Renzi, come leader del centro-sinistra, ci fornisce un quadro molto differente, con un dato superiore al 40 per cento, scontando una defezione ingente da parte dell’attuale elettorato di Sel, ma con una significativa confluenza di aree diversificate: attuali elettori di Idv, del M5S, alcuni leghisti e una piccola quota anche ex- PdL potrebbero cambiare il proprio voto in favore di un Pd guidato da Renzi, oltre che una quota di potenziali astensionisti. Come dire che il sindaco di Firenze potrebbe vincere, al limite, anche senza alleati. Ma, ovviamente, questi sono soltanto i risultati di una simulazione. Per ora… 

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