Renzi: “Le regole? Un delirio ma Walter li ha inguaiati” (da www.lastampa.it)

Lo sfidante di Bersani contro
i meccanismi delle primarie:
non siamo a quel tavolo 
e nemmeno ci informano
FEDERICO GEREMICCA
ROMA

Noi andiamo avanti: senza arroganza, con serenità e sempre col sorriso sulle labbra. Detto questo, ora davvero non vorrei essere nei panni di Pier Luigi…». Sono le quattro del pomeriggio, e Matteo Renzi fa il punto con gli uomini e le donne del suo staff prima di rimettersi in movimento.  

 

«Incassiamo il bel gesto di Veltroni: dimostra che il problema che poniamo non è un’invenzione, ma esiste. So che era preoccupato che io, dopo il suo annuncio, continuassi ad attaccarlo. Perché avrei dovuto? Ho detto “onore a Veltroni”, e questo penso. Si è sfilato nei tempi giusti… ora nei guai ci sono gli altri». 

 

E dunque: fosse un altro momento, Matteo Renzi potrebbe fermarsi e osservare i risultati che va incassando e lo scompiglio che comincia a serpeggiare nel campo avverso. Ma non è un altro momento, e di rallentare non se ne parla affatto. Nella riunione di staff si fa un punto sulle ultimissime novità: Bersani a Bettola, il passo indietro di Veltroni, la linea attendista scelta da D’Alema e Rosy Bindi che chiedono a Bersani di sapere se li ritiene ancora utili oppure no: «E la situazione – spiega Renzi ai suoi – è messa in modo tale che qualunque cosa Pier Luigi sceglierà, sarà per lui un problema». 

 

Il ragionamento del sindaco-“rottamatore” non è poi così diverso da quello che si sente fare perfino negli stessi piani alti di largo del Nazareno, sede del Pd. «Se Bersani abbandonasse D’Alema e Bindi, credo pagherebbe un prezzo alto anche alle primarie – dice nella riunione di staff -. Se invece li difendesse, annunciando che li ricandiderà, farebbe arrabbiare un sacco di militanti e darebbe nuova forze alla nostra campagna». E in una posizione non molto diversa, secondo il sindaco di Firenze, si troverebbe anche Massimo D’Alema. Dice Renzi: «Che farà, dopo l’annuncio di Veltroni? Potrebbe insistere per ricandidarsi: sarebbe un suo diritto, ma io continuerei a ripetere che se vinco le primarie finisce la sua carriera, non il centrosinistra. Oppure potrebbe dire che rinuncia: ma arriverebbe secondo dopo Veltroni, che è stato bravissimo, si è smarcato da lui e lo ha anticipato. E immagino che, considerati rapporti tra i due, D’Alema non possa essere affatto contento…». 

 

Una parte della riunione con lo staff fila via così, con un’analisi della situazione che si va delineando; il resto della discussione, invece, è più strettamente organizzativa: si parla di primarie e della campagna in corso. Renzi non nasconde ai suoi qualche preoccupazione, ed una profonda arrabbiatura.  

«L’idea della pompa di benzina era bellissima, ma andava forse declinata in altro modo – spiega ai suoi -. Ho visto, però, che c’era poca gente – meno di quanta è venuta ad ascoltare me a Salerno – nonostante qualche pullman di ragazzi fatti arrivare da fuori Bettola. Pier Luigi, comunque, ha con sé molti esperti in comunicazione: qualche sorpresa ce la farà…». 

 

E’ una preoccupazione contenuta: a differenza dell’arrabbiatura che va montando verso regole (quelle delle primarie) diverse e restrittive rispetto a quel che gli era stato promesso. «Ne ho parlato anche con Nichi Vendola – rivela il sindaco-“rottamatore” – che mi dice di una forte insistenza di Pier Luigi per un voto a doppio turno complicato, scoraggiante, fatto di elenchi, registrazioni e voto in tempi diversi. Un delirio. Noi a quel tavolo non ci siamo, e abbiamo anche poche informazioni: quando cerco Migliavacca al telefono, non mi risponde…». 

 

Le regole. E dopo le regole, le pressioni. Secondo Renzi, si starebbe perdendo il senso della misura: «Sapete quel che è successo alla vigilia della tappa di Salerno: il sindaco De Luca, che sta con Bersani, ha chiesto che nessuno della giunta si facesse vedere da me. Ha perfino richiamato Alfonso Bonaiuto, il suo assessore al Bilancio che era stato a Firenze alla nostra iniziativa dedicata agli amministratori…». Ma perfino per recriminare il tempo è poco. Dunque, fine della riunione e di corsa a Scandicci, dove sta arrivando Napolitano: forse uno dei pochi Grandi Vecchi che Matteo Renzi non vuol “rottamare”… 

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