Le idee di Matteo Renzi per l’Italia. Capitolo VI: IL WELFARE COME INVESTIMENTO SULLE PERSONE

Capitolo VI: IL WELFARE COME INVESTIMENTO SULLE PERSONE

Un welfare orientato all’obiettivo di consolidare la coesione sociale e contrastare ogni fattore di discriminazione non si limita a fornire ai cittadini in condizioni dirischio assistenza e sussidi economici secondo una logica risarcitoria, ma guarda in maniera dinamica e attiva alla valorizzazione di ogni persona come risorsa per sé e per la comunità, qualsiasi sia la sua condizione: anagrafica, economica, formativa, di salute.

Così inteso, il welfare non si traduce in forme di sostegno episodiche, ma in un percorso di inclusione in un progetto di sviluppo e di “occupabilità” permanente (employability), recuperando risorse sociali apparentemente compromesse, creando opportunità di formazione e crescita continua, concretizzando l’aspirazione di tutti alla piena realizzazione della propria esistenza.

L’Italia non deve essere il paese del privilegio e delle rendite di posizione. I cittadini, e soprattutto i bambini, devono avere le stesse opportunità in modo da poter sviluppare il loro potenziale e le loro inclinazioni e in modo da trovarsi tutti nelle condizioni di perseguire i propri ideali, i propri obiettivi e le proprie aspirazioni. Senza lasciare indietro nessuno e senza che la vita di nessuno dipenda dalla condizione professionale e dalle disponibilità economiche delle generazioni precedenti.

Un sistema di welfare così inteso può rivelarsi un formidabile fattore di sviluppo sociale ed economico, un vero e proprio “Investimento Sociale”, come previsto dalla Strategia Europa 2020.

a. Locale: la vera dimensione del welfare.

Quanto più la “lettura” dei bisogni avviene in prossimità dei contesti e delle situazioni in cui questi si manifestano, tanto più è corretta, tempestiva nell’individuare i cambiamenti, utile a organizzare risposte concrete.

E’ per questo che quella locale è la dimensione propria del welfare, dove il valore delle relazioni, dell’attitudine a collaborare e a condividere competenze e risorse costituisce un patrimonio riconosciuto, che consente di costruire sistemi efficienti.

Le numerose e positive esperienze maturate in molte delle nostre comunità nell’organizzazione e nella gestione di questi sistemi di welfare locale devono quindi orientare l’elaborazione di un nuovo modello di welfare nazionale, che diffonda le migliori pratiche e favorisca la sintesi dei tanti, spesso troppi livelli, che attualmente si sovrappongono nell’attribuzione delle competenze in questo cruciale settore.

Le forme di welfare pubblico dovranno essere integrate dalle esperienze più virtuose provenienti dal mondo del welfare privato (senza che quest’ultimo vada a sostituire il welfare pubblico). Sono ormai estremamente diffuse soprattutto nelle regioni del Nord forme di complementarità al welfare pubblico sviluppate, da parte delle imprese, delle cooperative, delle associazioni del non-profit (cd. “welfare aziendale, sindacale, cooperativo”).

Su questo versante, occorre:

1. semplificare la legislazione sul Terzo Settore a partire da una vera attuazione della legge sulla Impresa Sociale bloccata da anni da veti ideologici, ma in grado di contribuire alla creazione di nuova e soprattutto “buona” occupazione;

2. riformare organicamente la disciplina delle associazioni, delle fondazioni e delle altre istituzioni di carattere privato senza scopo di lucro riconosciute come persone giuridiche, delle associazioni non riconosciute come persone giuridiche (libro I Titolo II del codice Civile);

3. favorire nuove formule per le “clausole sociali” negli appalti pubblici per garantire sempre più opportunità lavorative per le fasce deboli del mercato del lavoro;

4. creare patti territoriali nel sociale che superino gli attuali piani di zona e che abbiamo la capacità di coinvolgere tutti i soggetti pubblici,privati e del privato sociale (Terzo Settore e Non profit) per la costruzione di un Welfare plurale ed attivo.

b. Partire col piede giusto: dare al 40% dei bambini sotto i tre anni un posto in asilo pubblico entro il 2018. (v. supra, 4. a.).

c. I nuovi servizi alla persona.

In Italia vi è una grandissima richiesta di servizi alla persona e alla collettività, che resta però inespressa, nel mercato del lavoro regolare ordinario: assistenza continuativa per non-autosufficienti, assistenza diurna per figli di madri-lavoratrici, insegnamento informatico per anziani e disabili, protezione notturna contro il vandalismo, manutenzione del verde urbano.

A fronte di una domanda per questo tipo di mansioni esiste un’ampia offerta di lavoro a basso costo. L’incontro di questa domanda e di questa offerta può essere notevolmente migliorato mediante due tipi di iniziative: – secondo il modello dei voucher dell’Agence des Services à la Personne francese, attivando strumenti efficienti di mediazione al livello regionale, provinciale e comunale; – secondo il modello scandinavo, attivando servizi di fornitura di prestazioni personali di servizio in forma di collaborazione autonoma continuativa, gestiti da Comuni e Province, e attivando al contempo una forma efficace di monitoraggio cogestito con il sindacato, idonea a escludere che possa derivarne nel mercato un effetto di sostituzione di domanda di lavoro professionale con lavoro dequalificato e sottopagato.

d. Sperimentare sul serio la flexsecurity.

Proponiamo la sperimentazione, in tutte le imprese disponibili, per i nuovi insediamenti e/o le nuove assunzioni, di un regime ispirato al modello scandinavo: tutti assunti a tempo indeterminato (tranne i casi classici di contratto a termine), a tutti una protezione forte dei diritti fondamentali e in particolare contro le discriminazioni, nessuno inamovibile; a chi perde il posto per motivi economici od organizzativi un robusto sostegno del reddito e servizi di outplacement per la ricollocazione.

e. Sanità.

La qualità e disponibilità di servizi sanitari è sicuramente uno dei maggiori punti di tensione per gli italiani. Un problema centrale è la disomogeneità dei servizi sanitari nel Paese ed il sistema di ripartizione delle risorse in base alla sola spesa storica per abitante, anziché in base al livello e alla qualità dei servizi. Dobbiamo abbandonare il criterio dei tagli lineari a favore di una definizione di standard su costi/efficacia. Giova ricordare che a fianco della spesa per il Sistema Sanitario Nazionale, esiste una spesa sanitaria pagata privatamente dai cittadini (tickets, diagnosi e cure non coperte dal SSN, farmaci non rimborsati, spese odontoiatriche, etc.) che viene stimata per il 2012 in circa 45-50 M.di €.

Proponiamo un quadro di interventi strutturali coordinati come segue:

1. Finanziamento del Sistema Sanitario Nazionale basato su costi di spesa standard resi coerenti con le indicazioni nazionali attraverso i LEA.

2. Finanziamento dei vari Sistemi Sanitari Regionali derivante da fiscalità locale, cui aggiungere un Fondo di Perequazione nazionale (dalla fiscalità generale) per i costi Ministeriali e per perequare fra i vari SSR, le differenze dovute alle diverse capacità di tassazione regionale, gestendo questa perequazione come chiave di controllo dei vari SSR.

3. Fare dell’appropriatezza delle prestazioni sanitarie un cardine per il controllo del Fondo di perequazione.

4. Punire forti perdite sino al default dei vari SSR, con il commissariamento delle Regioni, definendo un Albo nazionale dei Direttori Generale ed Amministrativi e dei Direttori Sanitari cui dover attingere per le nomine, da parte delle Regioni.

5. Riduzione in modo non lineare e non discriminante per le Regioni più virtuose dei posti letto con un target complessivo nazionale 10% pari a circa 20.000 posti letto, da trasformare in parte in posti di ricovero a bassa intensità assistenziale.

6. Valorizzazione del lavoro di filtro medico-diagnostico svolto dai medici di famiglia sul territorio.

7. Utilizzo delle leva delle Spese sanitarie del SSN e dei vari SSR per incentivare lo sviluppo di una industria tecnologica italiana delle Life Sciences. La spesa per la Sanità non solo come costo ma anche come strumento di sviluppo.

f. Pensioni.

La riforma previdenziale introdotta da Elsa Fornero non verrà messa in discussione. Era necessario ripristinare la sostenibilità finanziaria (soprattutto per le nuove generazioni) del sistema pensionistico, a fronte dell’aumento consistente dell’età anagrafica del nostro paese. Il problema dei cd. “esodati” dovrà tuttavia trovare una immediata soluzione.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in I Miei Articoli. Contrassegna il permalink.