Le idee di Matteo Renzi per l’Italia. Capitolo IX: IL MODELLO ITALIANO: CULTURA, TURISMO, SOSTENIBILITA’

Capitolo IX: IL MODELLO ITALIANO: CULTURA, TURISMO, SOSTENIBILITA’

Il grande storico dell’economia Ferdinand Braudel fa risalire al Rinascimento l’emergenza di un “modello italiano” fatto di arte, di bellezza e dello spirito d’iniziativa che serve a trasformare questo patrimonio in un formidabile strumento di crescita, civile ed economica. Una cultura sostenibile che è alla base della nostra identità e del nostro sviluppo.

Il paradosso è che, proprio mentre si afferma nel mondo un nuovo capitalismo culturale, fondato sul valore dell’estetica, della creatività, dell’esperienza e della sostenibilità ambientale, l’Italia fatica a trovare il proprio ruolo. Noi proponiamo tre assi strategici per dare nuova vita al modello italiano.


a. Cultura

1. Più risorse pubbliche per la cultura. Bisogna invertire la tendenza a ridurre l’investimento pubblico in cultura. L’obiettivo tendenziale di medio periodo dovrebbe essere quello di arrivare all’1% del PIL fissato da François Mitterand e Jack Lang per la cultura francese.

2. Un nuovo regime fiscale per i finanziamenti privati. Per incentivare i finanziamenti privati alle istituzioni culturali occorre spostare l’onere della tassazione da chi eroga i finanziamenti a chi li riceve, garantendo parità di gettito fiscale ma mobilitando meglio le risorse con effetto moltiplicatore.

3. Una nuova governance: il Ministero della Cultura. L’Italia ha bisogno di un vero Ministero della Cultura, non di una farraginosa burocrazia dei “Beni e delle Attività Culturali”. Non si tratta di una disputa nominalistica, bensì di una profonda trasformazione che implica:

– La riconduzione del ruolo delle Soprintendenze alle sole azioni più rilevanti per la tutela, lasciando l’attività ordinaria ai Comuni che garantiscano livelli organizzativi adeguati.

– L’autonomia gestionale e di progetto delle singole istituzioni culturali, musei ecc.

– L’incentivazione della collaborazione pubblico/privato a tutti i livelli anche con la costituzione di nuove fondazioni

– L’applicazione sistematica di standard qualitativi (ISO) per la misurazione dei risultati di gestione.

4. Un’agenzia internazionale per i musei italianiMobilitare risorse per la cultura attraverso un sistema analogo a quello istituito in Francia per i diritti internazionali dei musei.

5. Una sola voce per la cultura italiana all’estero. Fondere gli Istituti di Cultura italiana all’estero con i Centri linguistici – Dante Alighieri e altri – sul modello dei Goethe Institute tedeschi. 6. Dalla conservazione alla produzione. Una politica per le industrie creative nelle città e sui territori.

b. Turismo. Negli ultimi venti anni l’Italia ha perso quote di mercato passando dalla prima alla quinta posizione come destinazione turistica nel mondo. Per tornare competitivi dobbiamo affrontare le criticità della nostra offerta, ri-creando modelli originali e percorsi di qualità, consapevoli che investimenti di prospettiva, come sistema Paese, nel settore turistico possono garantire ritorni economici ed occupazionali anche di breve/medio termine, difficilmente assicurabili da altri comparti produttivi. Ecco le nostre proposte:

1. una politica nazionale per il turismo. In seguito alla riforma costituzionale del Titolo V approvata nel 2001, il turismo è diventato materia di competenza “esclusiva” delle Regioni ordinarie, ma è difficile immaginare di competere, a livello mondiale, come sistema Paese, con venti strategie diverse. Quell’errore va sanato, riportando il turismo tra le materie a competenza concorrente.

2. Una nuova guida nazionale. Nell’ambito del governo, la relativa delega va affidata al Ministero dello Sviluppo economico, configurandosi il turismo come uno dei settori portanti del sistema produttivo nazionale. L’Agenzia nazionale del turismo (Enit), che ha il compito di promuovere l’immagine unitaria dell’offerta turistica nazionale e di favorirne la commercializzazione, da ente pubblico non economico va trasformata in una società per azioni, come in altri paesi. Allo Stato spetterà il compito di individuare nuovi (e uniformi) criteri di valutazione dell’affidabilità della qualità degli alberghi (le stelle), più in linea con quelli internazionali, essendo gli attuali messi in discussione dai buyer internazionali.

3. Una nuova offerta di turismo. Nel turismo sociale, giovanile, portuale e crocieristico, dello shopping e dell’entertainment, così come quello sanitario, fieristico e congressuale, l’Italia ha un gap da colmare. Il segmento congressuale, dall’alto impatto per il numero delle persone che partecipano e di grande rilevanza per il fatturato diretto e indiretto, chiede l’istituzione di un Convention bureau nazionale che valorizzi le eccellenze compresenti nella penisola, superando competizioni campanilistiche tra i siti e vincendo la concorrenza di altri Paesi europei e non.

4. Una nuova attività di promozione. Una buona iniezione di innovazione il Paese deve riservarla all’attività di valorizzazione, visibilità e reputazione del brand Italia, definendo strategie di comunicazione che integrino media tradizionali e digitali.

c. Sostenibilità

1. Le città rinnovabili. Coinvolgere le amministrazioni cittadine nel raggiungimento degli obiettivi europei di riduzione delle emissioni, assegnando obbiettivi alle grandi aree urbane e ai comuni. Parte degli incentivi per le energie rinnovabili deve essere destinata ai piani cittadini per le campagne d’introduzione delle tecnologie eco-efficienti (caldaie di nuova generazione, finestre a isolamento termico), della mobilità sostenibile e degli impianti solari e micro-eolici.

2. Incentivi rinnovabili. Le fonti rinnovabili elettriche, alle quali l’Italia ha destinato incentivi considerevoli, devono continuare a svilupparsi, affrontando la sfida della grid parity, che deve essere stimolata da una adeguata regolazione, individuando il giusto punto di equilibrio con la necessità di contenere il costo dell’energia per le famiglie e le imprese. Investimenti mirati anche di natura pubblica devono essere fatti in settori ancora in fase di sviluppo (come il solare a concentrazione in alternativa al fotovoltaico o l’eolico d’alta quota) là dove è possibile sfruttare le competenze e le eccellenze della ricerca e dell’industria italiana.

3. Ammodernare la rete elettrica e il mercato per ridurre il costo della bolletta(v.supra, 5.c.).

4. I rifiuti da problema a risorsa.

– Attribuzione di un prezzo di ritiro a tutti i materiali riciclabili (alluminio, vetro, carta, plastica etc) conferiti ad appositi centri di raccolta

– Liberalizzazione dell’attività di raccolta differenziata e di conferimento ai centri di raccolta

– Incremento della fiscalità sugli imballaggi (a copertura degli oneri del prezzo di ritiro)

– Liberalizzazione dell’attività di recupero energetico da rifiuti senza vincoli territoriali.

5. Agribusiness italiano. Incentivare nuove imprese dell’agribusiness. Tutelare il prodotto agro-alimentare nel mondo, contro i falsi prodotti “italian sounding”, al fine di recuperare fette di mercato che spettano ai prodotti della nostra terra.

6. Non auto blu, ma auto verdi. Obbligare tutte le amministrazioni pubbliche ad acquistare solo auto a basso consumo via via che le attuali, a benzina o diesel, devono essere sostituite.

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