Le idee di Matteo Renzi per l’Italia. Capitolo VIII: UNO STATO SEMPLICE, DALLA PARTE DEI CITTADINI

Capitolo VIII: UNO STATO SEMPLICE DALLA PARTE DEI CITTADINI

Investire sugli italiani, aiutare ogni singolo cittadino a realizzare il suo potenziale implica una rivoluzione copernicana dello stato, con al centro la semplicità e la qualità.

a. Trasparenza totale secondo il modello del Freedom of Information Act.

Qualsiasi documento, anche non ufficiale, e qualsiasi informazione inerente a qualsiasi amministrazione pubblica (con la sola eccezione dei documenti secretati con apposito provvedimento motivato) deve essere accessibile a chiunque, senza necessità di una richiesta motivata; nessun mandato di pagamento può essere efficace se non sarà disponibile on line, corredato da tutta la relativa documentazione.

b. Dal timbro al clic.

La Pubblica Amministrazione italiana è al 25esimo posto (su 34 paesi OCSE) nell’e-government. Oggi nell’informatica della pubblica amministrazione si spendono oltre 5 miliardi di euro l’anno. Soldi spesi male perché ciascun ente, ministero, comune, provincia, fa tutto da solo. E’ tutto frammentato. Si pensi che nella sola amministrazione centrale vi sono oltre 10.000 centri elaborazione dati. Le grandi aziende hanno un solo sistema informatico per decine di paesi. In Italia quasi ogni ASL ha un sistema informatico diverso.

Proponiamo:

1. Un Chief Information Officer (CIO) per la pubblica amministrazione. In Francia è stato creato un dipartimento presso l’ufficio del Primo Ministro, il DISIC, con l’incarico di gestire e razionalizzare l’informatica dei Ministeri. Anche in Italia dobbiamo fare lo stesso. Pensiamo che sia giunto il momento di introdurre anchein Italia il ruolo di CIO – Chief Information Officer – della PA, con il compito di coordinare l’informatica pubblica per digitalizzare i servizi e gestire meglio il welfare, l’educazione, la giustizia, la sanità, i trasporti, la sicurezza.

L’Italia deve replicare le migliori esperienze europee nei progetti di eGovernment, per ridurre burocrazia e costi, mettendo i cittadini al centro del servizio. Per le imprese, i servizi digitali aiuteranno a ridurre le incombenze burocratiche.

2. Inversione dell’onere della prova. Per ogni provvedimento, il default è il digitale. Per fare una cosa non in digitale, nella relazione economica di accompagnamento, bisogna dimostrare che costa meno non farla online.

3. Il digital lifestyle in televisione. Inserire nel contratto di servizio della RAI precisi obblighi di divulgazione del stile di vita digitale che non avvenga solo attraverso contenitori specifici, ma con un vero e proprio “product placement” a 360 gradi (TG, programmi d’intrattenimento, ecc.) in modo da familiarizzare anche le fasce di pubblico meno esposte all’uso quotidiano delle nuove tecnologie.

c. La qualità attraverso la valutazione e il merito.

Il grande vantaggio di essere un Paese arretrato, nel campo dell’amministrazione pubblica, sta nella possibilità di sfruttare l’esperienza dei Paesi più avanzati con tecniche di benchmarking, compiendo in poco tempo il percorso che gli altri hanno compiuto in decenni di sperimentazione e affinamento delle pratiche migliori.

Due esempi:

1. Dirigenti SMART. Nessun incarico dirigenziale potrà essere conferito se non in funzione del raggiungimento di obiettivi specifici e misurabili (SMARTSpecific,MeasurableAchievableRepeatableTimely); l’attuazione progressiva del programma sarà resa visibile on line con tutti i relativi dati, in modo da poter essere oggetto anche di valutazione da parte di ricercatori, osservatori, associazioni di utenti, privati cittadini – il mancato raggiungimento degli obiettivi costituirà motivo di licenziamento del dirigente, come già prevede l’art. 21 del Testo unico del 2001, e motivo di non rinnovabilità dell’incarico nel caso di contratto a termine – corrispondentemente il management pubblico dovrà essere stimolato a riappropriarsi delle prerogative dirigenziali che gli sono proprie e a esercitarle incisivamente.

2. Una Task Force dei Risultati (Delivery Unit) presso la Presidenza del Consiglio.

Valutare non basta. Bisogna istituire una “unità di risultato” presso la Presidenza del Consiglio, che sia responsabile del raggiungimento degli obiettivi strategici in materia di istruzione, sanità, trasporti e lotta alla criminalità sul modello della Delivery Unit britannica.

c. Semplificare a 360 gradi.

Le leggi statali in Italia sono oltre 21mila. È un numero troppo elevato, doppio o triplo rispetto a quello di altri paesi: in Francia sono meno di 10mila, quelle federali in Germania meno di 5mila. Alle leggi statali vanno aggiunte le circa 25mila leggi regionali, oltre agli atti normativi di livello inferiore. Le leggi e i regolamenti sono troppi, prodotti di continuo e modificati troppo frequentemente, poco coordinati tra loro, mal scritti, interpretati in modo incerto. Si pensa che i problemi si risolvano attraverso la modifica delle norme, piuttosto che la loro applicazione puntuale.

Il disegno di legge S-1873 del 2009 dimostra che il contenuto essenziale del diritto del lavoro può essere concentrato in poche decine di articoli, scritti per essere distribuiti in milioni di copie a tutti i lavoratori, imprenditori e consulenti e immediatamente comprensibili. Lo stesso si può fare in tutti gli altri campi, dal fisco (v.supra, 7) al diritto civile.

Si pensi al caso della Giustizia Civile. Com’è noto, siamo 126esimi dopo il Gabon nella classifica per la durata media dei processi. La relazione del Primo Presidente della Corte di Cassazione all’apertura dell’anno giudiziario 2012 contiene fra gli allegati i dati statistici del Ministero della Giustizia che evidenziano che nel 2011 la durata media dei procedimenti definiti con sentenza in Corte di Cassazione è stata pari a 36,7 mesi (ossia 1101 giorni supponendo una durata media del mese di 30 giorni), ai quali vanno aggiunti 1032 giorni di durata media del procedimento in Corte di Appello e 470 in Tribunale. Totale, 2603 giorni, pari a 86,7 mesi ossia a 7,1 anni.

Si propone:

1) la tendenziale unificazione dei riti. Ve ne sono attualmente più di 30, cioè 30 regole processuali diverse in relazione alla natura, all’oggetto, alla competenza e alla giurisdizione, ecc.. Non si vedono specifiche ragioni di differenziazione del rito per particolare cause. Non occorre specializzare i riti ma i giudici, istituendo sezioni specializzate presso gli organi giudiziari nell’ambito di un procedimento di specializzazione già da tempo avviato nell’organizzazione giudiziaria e imposto anche dalle risoluzioni consiliari di formazione delle tabelle;

2) la semplificazione della parte motivazionale delle sentenze, seguendo il sistema europeo;

3) l’applicazione del decalogo messo a punto dal Tribunale di Torino, che ha consentito una riduzione del 33% del carico pendente in 5 anni (2001-2006), ed è stato premiato dalla Commissione Europea. Esso prevede una serie di norme di comportamento rivolte a giudici e cancellieri, attinenti all’attività di direzione del processo, alla concentrazione delle attività, alla istruttoria del processo, alla conciliazione della lite ecc…

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