Renzi, Bersani, le Cayman e l’ arretratezza culturale della sinistra italiana (da www.linkiesta.it)

La tappa di Matteo Renzi a Milano, culminata nell’ incontro con esponenti della finanza organizzato dal “bandito” Davide Serra, ha riportato la sinistra italiana all’ epoca e alla mentalità dello Stato Imperialista delle Multinazionali.

Che Bersani abbia veramente definito “bandito” il finanziere genovese, che da tantissimi anni vive e lavora a Londra e non è soggetto al nostro Fisco, è cosa che appureranno i giudici, pare, ma quel che conta è che, nella lotta contro la rottamazione propria e dell’ intera vecchia guardia del PD, il segretario abbia sfoderato l’ arma della scomunica e del richiamo identitario.

Renzi se la fa coi nemici del popolo, con i capitalisti anzi con i peggiori fra loro, non gli industriali che nelle fabbriche permettono la perpetuazione della classe operaia, ma i finanzieri dei paradisi fiscali, anzi proprio di quello che con quel bizzarro nome li raffigura tutti con la micidiale bocca spalancata a ingurgitare ciò che viene sottratto ai lavoratori e al Fisco.

Avanti popolo, alla riscossa, Bandiera Rossa trionferà!

Quello che Bersani lascia intendere è che la società Algebris di Serra sia uno strumento per tenere i soldi dei ricchi lontano dalle grinfie del Fisco. La realtà è molto più prosaica, i clienti di Algebris sono altri fondi d’ investimento dallo stile più pacato, banche e assicurazioni che investono una parte dei propri attivi in qualcosa di più “pepato”, non necessariamente più rischioso, ma gestito secondo logiche diverse dal banale giocare a rimpiattino con gli indici. Gli eventuali guadagni vengono verosimilmente tassati nei rispettivi Paesi d’ appartenenza, quindi non c’ è nessuna evasione fiscale. La scelta di Cayman Island per la sede è prassi comune agli hedge fund, dovuta alle regole semplici e chiare con cui là vengono regolati.

Non che le Cayman siano necessariamente un esempio di specchiata virtù in tutti gli altri campi della finanza, ma nel caso degli hedge fund gridare Al caimano, al caimano! è una sciocchezza esotica, chissà se più dettata da furbizia o se da letterale ignoranza.

Certo che le Cayman, con quel nome, si prestano, ma perché non dare addosso piuttosto alla Svizzera? L’ imposizione fiscale è più che blanda nel Cantone di Zug, dove forse non casualmente risiede, insieme alla famiglia, Sergio Marchionne, col risultato che è verosimilmente sottoposto ad un’ aliquota fiscale più bassa di tanti  manager FIAT di seconda e terza fascia. Marchionne però non è fra i fan di Renzi e, anche se paga poche tasse in Italia, non sarà mai definito un “bandito” da Bersani.

La sinistra italiana ha tante specificità, ad esempio è l’ unica al mondo ad avversare la ferrovia, vedi No TAV e non riesce né vuole rinnegare le proprie origini comuniste. Per quanto risultassero ai più ridicole le affermazioni di Berlusconi, che si proponeva come baluardo anticomunista ad ogni elezione, tuttavia pagavano nella “gabina” elettorale e l’ uscita di Bersani le giustifica ex post. Davanti ad uno strumento quasi banale della finanza moderna il segretario del PD ha sventolato la muleta rossa, indicando Renzi come qualcosa di estraneo alla sinistra italiana, perché non ragiona come chi è stato educato da genitori comunisti, ha parlato a nove anni davanti a Suslov e a Togliatti, ha preso la tessera della FGCI al ginnasio e per religione ha ritenuto che il capitalismo fosse sempre il male, salvo benedire quell’ improbabile razza padana che ha scalato Telecomitalia, l’ ha sommersa di debiti azzoppandola e si è poi ritirata portando all’ estero un bottino di guadagni esentasse, come sin dall’ inizio era stato pianificato.

Bersani ha ragione se indica al popolo che Renzi non è uno di noi e dello stesso parere è certo il “bandito” delle Cayman Davide Serra, che ha riunito nomi importanti della finanza e dell’ economia milanese per presentare qualcuno, Matteo Renzi, che ritiene finalmente appartenere ad una sinistra che non ha origini marxiste né idee anticapitalistiche.

La sinistra è in piena crisi d’ identità, lo stesso Renzi indica più quello che non gli piace, i politici da rottamare, che quello che gli piacerebbe fare se conquistasse Palazzo Chigi. Bersani però mostra che con lui e Fassina il PD non ha quarte o quinte vie da proporre, solo il richiamo della bandiera rossa, dell’ opposizione ai ricchi, con la patrimoniale et similia, ma non ha alcuna idea su come l’ Italia possa produrre ogni anno torte sempre crescenti, anziché limitarsi a discutere dell’ equità nel dividere torte che ogni anno sono decrescenti.

La destra è da molti anni impaludata in un problema speculare, con tanti per cui libero mercato è forse quello in cui si pagano le tasse ad un livello liberamente e personalmente scelto e altri come Tremonti che si oppongono alla globalizzazione come la sinistra chavista del Venezuela, pur senza averne il petrolio. Purtroppo per la destra la figura padronale di Berlusconi impedisce l’ avvento sia di potenziali leader nuovi che di idee nuove.

Sinistra e destra sono accomunate nel conservatorismo, il “nuovo” Grillo propugna un’ ampia pars destruens, ma la sua pars construens è costituita di belle speranze e idee economiche ancora più fantasiose di quelle dei tempi in cui era in voga la lotta allo Stato Imperialista delle Multinazionali. Similmente Di Pietro e Lega non hanno nulla da proporre, a parte il populismo spicciolo.

È interessante notare come, in questa palude di idee stantie, almeno un minimo di scossa venga dall’ estero, più precisamente da Italiani all’ estero come i professori universitari che spalleggiano Oscar Giannino e come il “bandito” delle Cayman Davide Serra, che sarebbe stato più geographically correct chiamare pirata.

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