Adesso! Alessandria (da www.matteorenzi.it)

Ma veramente posso sedermi qui?”. Lo speech di Matteo ad Alessandria inizia con la signora Enrica, classe 1932, che si sorprende di potersi sedere in prima fila, in una sala stranamente senza posti riservati. Anche da questi (apparenti) dettagli si respira un’aria diversa in quest’adunata di 1200 persone che sono arrivate in massa dai vari centri e sobborghi della provincia, un “pieno” che nella città dissestata non si vedeva da moltissimo tempo per un incontro politico.
Alle 16 in punto Matteo entra nella casa di quartiere, enorme ex magazzino di arredo-bagni, costellato di carriponte e vecchie macchine Singer e che ora è utilizzato dalla Comunità di San Benedetto per importanti iniziative sociali. Sui lati campeggiano un pannello con il faccione di Lucio Dalla, la scritta “in direzione ostinata e contraria” di Faber e una frase che, manco a farlo apposta, è la sintesi di questa voglia di cambiamento, innanzitutto culturale: “Whatever you think, think the opposite”.
Ad accoglierlo, sul palco, c’è Simone Bigotti, 32 anni, Sindaco di Borgoratto, a pochi kilometri dal capoluogo, che sgombra subito ogni dubbio dall’impostazione della sana battaglia politica da combattere: “Non metteteci in un angolo – rivolta agli attuali politici in sella da diversi anni anche in questo territorio – adesso è il nostro turno”. Unica eccezione viene fatta per Rita Rossa, attuale Sindaco di Alessandria, impegnata in una battaglia ancora più poderosa rispetto alle primarie: far uscire la città dal dissesto finanziario. Anche per lei Matteo spende parole decise di sostegno e di affetto.
Per il resto, Matteo occupa la scena e conquista i 1200 “lìsandren” (in dialetto si chiamano così gli alessandrini) con gli ormai noti cavalli di battaglia, che però “a sentirseli dire dal vero”, come dice la signora Enrica, fa un altro effetto…
E allora via con le tre parole-chiave: rottamazione (che è innanzitutto culturale), futuro (che non può essere gestito da chi ci ha condotto allo sfascio e a 20 anni di Berlusconi) e primarie. E su questo punto si chiude il discorso di Matteo e si apre l’ultima battaglia: “Io mi sono messo in gioco, ora tocca a voi scegliere. La vera vittoria non sarà comunque ottenere un voto in più alle primarie ma far capire ai vostri figli che a un certo punto il rigore lo dovete tirare voi. E quel momento è…adesso!”.

Sergio Vazzoler

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