Roberto Reggi: «È una polemica stucchevole. Matteo dialoga con tutti» (da www.matteorenzi.it)

unitadi MARIA ZEGARELLI

I toni sono da guerriero in battaglia e d’altra parte, come lui stesso dice, «questa è una rivoluzione e non ho mai visto una rivoluzione senza conflitto». Roberto Reggi, consigliere politico di Matteo Renzi, o come qualcuno l’ha definito, il Casaleggio del sindaco fiorentino, annuncia la fase due ed è sicuro che non sarà meno cruenta della fase uno, la rottamazione. Ma l’intervista parte dalla polemica del giorno, la finanza buona e quella cattiva.

Reggi, Bersani dice che c’è una finanza buona e una che viola il patto di solidarietà tra gli italiani e il riferimento ai paradisi fiscali è lecito. Condivide?

«Si potrebbe rilanciare con un’altra frase polemica: una banca che i senesi ci hanno messo 500 anni a costruire una parte del nostro partito l’ha distrutta in quindici anni. Ma questo discorso non fa fare passi avanti. La finanza, come la politica, può essere buona o cattiva ma quando la politica rinuncia al suo ruolo di protagonismo e controllo lascia spazio a tutto ciò che può diventare cattivo. Che giustificazione portano Bersani e company, che sono stati al governo per qualche anno e non sono intervenuti in tutte le situazioni di finanza cattiva? Dove stavano, nelle loro funzioni di ministri, mentre la finanza faceva operazioni che non portavano benefici al Paese? Siamo noi che chiediamo giustificazione a loro e non il contrario. Ci spieghino i Bersani e i D’Alema come mai hanno consentito a pezzi di cattiva finanza di affermarsi. Potremmo ritirare fuori conversazioni o dichiarazioni di entrambi mentre parlavano con personaggi che si sono rivelati farabutti. Siamo di fronte a una polemica stucchevole».

Ma se la politica deve controllare, Renzi non avrebbe dovuto essere a conoscenza degli interessi alle Cayman di Serra?

«Matteo si comporta da candidato premier quindi partecipa a incontri, non tutti organizzati da noi, con interlocutori che hanno prestigio e influenza e questo Fondo che ha incontrato l’altra sera mi sembra che avesse entrambi i requisiti. Serra non è certo il diavolo come qualcuno vuole rappresentarlo…».

Nessuno lo indica come il diavolo, però c’è chi dice che esportare capitali nei paradisi fiscali mentre il Paese rischia di affondare non è proprio il massimo…

«Serra è una persona seria, che ha prestigio. Ha un fondo internazionale di investimento che ragiona in termini di utilità. Il tema non è questo, il tema è che Renzi come candidato incontra e dialoga con tutti. Compresi finanza e imprenditoria. Io stesso gli sto organizzando un incontro con tutti i soggetti della Real Estate, investitori immobiliari anche internazionali, perché se vogliamo abbattere il debito pubblico vendendo i beni pubblici non possiamo mica andare dal costruttore locale. Non li possiamo demonizzare. È Bersani a dargli la patente di farabutti? Quando era ministro che faceva, parlava con i farabutti se incontrava investitori stranieri?».

Renzi ha annunciato la fine della fase uno, la rottamazione. Come sarà la fase due?

«La fase due consisterà in un messaggio chiaro: diamo il buon esempio. Evitiamo di avere due pensioni, aboliamo il vitalizio. Ci sta Bersani a farlo subito, anziché dirlo? Noi inizieremo col togliere i privilegi a chi ce li ha perché solo così la gente ti segue. Se dai il buon esempio è con te altrimenti si allontana. Queste cose le dobbiamo fare subito, la rottamazione è sostituita con il dare l’esempio. Dimezzamento dei parlamentari, riduzione dello stipendio dei consiglieri regionali, abolizione delle province: questo è il nostro programma. Saranno le cose che Matteo farà nei primi cento giorni di governo se sarà lui a vincere».

Ma questo non è anche il programma del Pd e il contenuto di alcune proposte di legge presentate in Parlamento?

«Bersani dice che ci sono delle proposte al riguardo. Io gli dico: portateci la giustificazione anche su questo. Dove eravate quando governavate il Paese? Perché non avete fatto allora queste cose che promettete di fare adesso? Ormai la gente non li ascolta neanche, non si fida più».

Come pensate di tenere il partito unito dopo le primarie se i toni sono così aspri?

«Non c’è rivoluzione senza conflitto e noi stiamo facendo una rivoluzione. Ma tranquilli, il Pd non si spacca e chi perde aiuta chi vince. Anche perché saremo noi a vincere e Bersani lo sa, per questo è nervoso e trucca le regole, perché i sondaggi che ha lui sono quelli che abbiamo noi ed è Matteo il più forte».

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