Nello scontro Renzi-Bersani, chi ci guadagna è il Pd (da www.linkiesta.it)

Primarie del Partito democratico

Chi vince le primarie? Per Weber (Swg) il segretario ha in tasca la premiership, Noto (Ipr) non è d’accordo. Tra i due ci sarebbero solo 4 punti di distacco. Mannheimer (Ispo) guarda al numero dei votanti. Le dimissioni di Veltroni spostano più voti della vicenda sulle Cayman. «Il vincitore? Il Pd. Ora è al 30%».

Grande è la confusione sotto il cielo delle primarie di centrosinistra. A un mese dal primo turno i rapporti di forza tra i due principali avversari non sono ancora chiari. Sondaggisti e addetti ai lavori assistono allo scontro tra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi – la campagna elettorale è già entrata nel vivo – senza troppi punti di riferimento. Il segretario del Pd ha la vittoria in tasca o al sindaco rottamatore è ancora concesso sperare? Al momento le certezze sono poche. Tra queste c’è il destino di Nichi Vendola. Per gran parte degli esperti di flussi elettorali, il leader di Sel è ormai fuori dalla contesa. La sua candidatura era stata probabilmente sovrastimata, a scanso di novità il governatore della Puglia è destinato a occupare il terzo gradino del podio.

Quasi certo, poi, il ballottaggio. Per la definitiva affermazione di un candidato sarà necessario un secondo turno di voto. In assenza di un nome, le primarie di centrosinistra hanno già incoronato un trionfatore. È il Partito democratico. Uno scontro elettorale senza vincitori designati ha avuto il gran merito di riaccendere il confronto all’interno del centrosinistra. E i toni duri – tanto che tra i democrat c’è chi ipotizza future scissioni – hanno paradossalmente aiutato il partito. È il primo risultato di queste primarie: il Pd oggi sfiora il 30 per cento dei consensi. Nettamente il primo partito in Italia.

Sull’esito finale del voto i sondaggisti si dividono. C’è chi punta deciso su Bersani, chi chiede di aspettare ancora un po’. Quasi tutti raccontano che queste primarie così “incerte” sono un evento inedito nel nostro Paese (chi ha mai messo in dubbio l’affermazione di Prodi nel 2005?). Con tutte le difficoltà del caso per chi è chiamato a prevederne il risultato. «Questa volta – spiega Antonio Noto, direttore Ipr Marketing – i sondaggi devono essere considerati come un indicatore. Il margine di errore è maggiore, per due motivi. Non abbiamo una letteratura storica a cui riferirci. E soprattutto non sappiamo quanti elettori andranno effettivamente a votare». Il numero di chi andrà a votare è probabilmente la variabile più importante. «Oggi un sacco di gente assicura che si recherà alle urne – dice il responsabile ISPO Renato Mannehimer – ma ancora non possiamo sapere quanti realmente andranno a votare. Quello che sappiamo, però, è che più gente ci sarà e più probabile sarà un buon risultato per Renzi».

Ritorna il vecchio nodo delle regole. Le primarie senza troppe limitazioni favoriscono Renzi. La creazione di albi degli elettori ed elenchi ufficiali dei sostenitori di centrosinistra finisce per agevolare la corsa di Bersani. Il presidente di SWG Roberto Weber non ha troppi dubbi: «Di solito le regole sono fatte per restringere. Supponiamo che io sia un elettore eterodosso, che in passato abbia votato per diversi partiti. Iscriversi è duro». Su questo punto sono tutti concordi. «Più il voto è di apparato – spiega Antonio Noto – e più Bersani può arrivare a staccare Renzi di 7-8 punti percentuali. Più sarà un voto di opinione pubblica, più Renzi potrà avvicinarsi. Le regole giocano a favore del segretario». Il direttore dell’Istituto Demopolis Pietro Vento spiega: «Quella sulle primarie è un’analisi complessa. Proprio perché non è ancora chiaro chi andrà alle urne». Ecco perché l’elenco degli elettori gioca un ruolo decisivo: «Il numero dei partecipanti a queste primarie avrebbe potuto sfiorare i cinque milioni. Ovviamente l’iscrizione obbligatoria all’albo lo limita molto».

Ma insomma, oggi chi è in vantaggio? Tutti i sondaggisti sono d’accordo. Bersani è avanti. Quanto il segretario potrà stare al riparo da sorprese non è dato sapere. Per Antonio Noto il sindaco di Firenze deve ancora recuperare 4-5 punti. «Ma l’intervallo tra i due è molto ridotto. E oggi è difficile affermare con sicurezza chi vincerà». Diversa l’opinione di Roberto Weber. La Swg ha analizzato due diverse platee. C’è l’opinione di chi sarebbe disposto a esprimere un voto alle primarie. «Qui ci sono potenziali sostenitori del centrodestra, anche se non tantissimi. Ma anche elettori del movimento cinque stelle e chi proviene dall’area del non voto». In questo caso Bersani e Renzi sono sostanzialmente in parità. E poi c’è l’opinione di chi andrà a votare alle primarie. Qui il segretario Pd è avanti di 11-12 punti. «Dopo un tentativo di avvicinamento di Renzi – dice Weber – Bersani è nettamente avanti». Chi vince? «Se mi avesse fatto questa domanda venti giorni fa avrei avuto dei dubbi. Oggi no».

«Attualmente i sondaggi danno il segretario avanti» conferma Mannheimer. A differenza del collega, però, nell’ultimo periodo il presidente ISPO ha osservato una crescita di Renzi. «Ripeto, dipenderà tutto da quanta gente andrà a votare». Nicola Piepoli sta analizzando proprio in queste ore i risultati del suo ultimo sondaggio. «Abbiamo fatto parecchie ricerche. I risultati saranno pubblicati dopodomani su La Stampa. Ma posso anticipare che al momento i due candidati sono abbastanza alla pari».

Cosa potrebbe ancora influire per spostare i voti decisivi? Sicuramente non la vicenda delle Isole Cayman. A detta di quasi tutti gli esperti, questo tema è destinato ad avere un impatto relativo sulle primarie. «Non credo avrà grande influenza – spiega Noto – Ma per scoprirlo è necessario un po’ di tempo. La prossima settimana potremo testare meglio gli effetti di questa vicenda». «È sicuramente un tema – continua Pietro Vento – Ma credo che il giorno delle primarie sarà già dimenticato». Il vantaggio di Bersani non nasce certo dalla discussa raccolta fondi renziana ad opera della finanza milanese. «Al segretario – racconta Roberto Weber – ha giovato la vicenda di Veltroni e D’Alema». Stando all’analisi del presidente SWG il passo indietro dei due leader democrat avrebbe finito per privare l’avversario del segretario di una delle sue armi migliori. La rottamazione.

«Di certo – dice Piepoli – l’ultima previsione di Renzi, quella di un Pd al 40 per cento sotto la sua guida (così il sindaco di Firenze in uno dei recenti comizi, ndr), non è corretta. Non deriva da un sondaggio, è solo propaganda». Quali carte può ancora giocare Renzi? Secondo alcuni esperti il sindaco è già stato molto bravo a dare un significato più ampio a questa competizione. «Sta trasformando le primarie in pre-elezioni – dice Antonio Noto – Per questo motivo, secondo me, il risultato non è affatto scontato. Renzi sta motivando al voto anche tante persone che non si identificano nel centrosinistra. Dal punto di vista emotivo sta facendo un grande lavoro. Ecco l’incognita: riuscirà a trasformare in voti la simpatia che sta conquistando?»

Di certo le abilità di Renzi non toglieranno voti a Bersani. Il bacino elettorale del sindaco rottamatore è altrove. Renzi può puntare sugli indecisi, «su coloro che vorrebbero partecipare alle primarie, ma non hanno ancora scelto se andranno a votare». Da questo punto di vista, oggi «gli unici flussi di voto sono quelli che vanno da Vendola a Bersani. Ma anche da Vendola a Renzi». I voti di Sel verso il liberismo di Renzi? «Mi riferisco all’elettorato schierato contro l’establishment del Pd – continua Noto – Tra chi sostiene Vendola c’è anche chi vota il governatore della Puglia in opposizione a Bersani».

Sullo sfondo, un confronto inedito. «Per la prima volta le primarie offrono una campagna elettorale vera. Si sta creando una fase di discussione importante. Ad avvantaggiarsene è tutto il Partito democratico, che nei nostri sondaggi ha raggiunto il 29-30 per cento». Un paradosso. Nei giorni in cui lo scontro si alza, il Partito democratico ci guadagna. «E perché no? – ragiona Piepoli – Al momento non ho alcun elemento per contrastare questa opinione». 

 

 

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