Regole primarie, Renzi ricorre al garante Privacy. Bersani: Non si può. La replica: Si può, entro giovedì (da www.huffingtonpost.it)

Renzi

La battaglia delle primarie dentro il Pd diventa legale e il clima si fa rovente. A pochi giorni dalla presentazione delle candidature (giovedì), il comitato di Matteo Renzi non molla il tema delle regole, continua a contestare il regolamento e sceglie la via degli avvocati per ricorrere proprio al garante della Privacy. La diatriba riguarda ancora la pubblicazione degli elenchi dei votanti dei gazebo, ai quali da regolamento viene richiesto anche di sottoscrivere la carta d’intenti del centrosinistra. Una violazione della privacy, appunto, per i renziani che ora si rivolgono all’arbitro, il garanteAntonello Soro, insediatosi alla presidenza dell’authority nel giugno scorso, Democratico di origini veltroniane, schierato con Dario Franceschini alle primarie di partito nel 2009. Una cornice, giusto per inquadrare il personaggio. Il punto comunque per i bersaniani è un altro: Renzi continua a cavalcare il tema delle regole per non parlare di contenuti, è stato il commento a caldo. Ma soprattutto, sottolineano, non potrebbe fare ricorso ad un giudice esterno perché lo vieta il regolamento. Lo stesso regolamento che Renzi contesta, ma che – ribattono i renziani – entra in vigore solo a partire da giovedì, giorno in cui verranno presentate le candidature per le primarie, ognuna accompagnata da 20mila firme.

Effettivamente, il punto 15 del regolamento per le primarie del centrosinistra stabilisce che i candidati si impegnano a “deferire, all’atto della accettazione della candidatura, qualunque questione, quesito o controversia di tipo regolamentare, interpretativo o inerente allo svolgimento delle operazioni di voto o di scrutinio, esclusivamente agli organi previsti dal presente Regolamento”. Dunque, niente giudici esterni. Anche perché, è il ragionamento dei bersaniani, se si inizia così, chissà dove si finisce. Nel senso che authority e magistrati sono sempre l’ultima ratio in una contesa. Le primarie sono invece una gara politica che il Pd ha scelto di indire impegnandosi poi a presentarsi come unico partito alle elezioni. Insomma, è una questione politica non giudiziaria: sta al partito e alle altre forze che partecipano dimostrare di saperla gestire. “Sono regole che abbiamo deliberato all’unanimità, adesso ci sono i garanti che devono farle rispettare”, sottolinea il segretario Pier Luigi Bersani prima di iniziare la conferenza stampa con il leader della Spd Sigmar Gabriel (per la cronaca: domani lo accompagnerà a Palazzo Chigi da Monti), “le regole non le ho io, sono in mano ai garanti”.

Ma dal comitato di Renzi la vedono diversamente. Il regolamento per le primarie approvato dal collegio dei garanti il 19 ottobre scorso entra in vigore giovedì, replicano, nel momento in cui vengono presentate le candidature, ognuna accompagnata da 20mila firme: “all’atto dell’accettazione della candidatura”, come recita il punto 15. Tempistica che lascerebbe pensare che il garante Soro si esprimerà entro giovedì. Ma su questo i renziani non fanno scommesse. “Con questo ricorso – ci dice Francesco Clementi, costituzionalista della squadra del sindaco di Firenze – presentiamo una richiesta di chiarificazione sulla gestione delle opinioni politiche che sono dati sensibili”. In questo senso, “le regole scritte per le primarie sono un errore politico rilevante”, in quanto penalizzano “il partito democratico e la sua capacità espansiva alla conquista dell’elettorato mobile – indipendente, astensionista o deluso dal Pdl, che, ad oggi, è stimato oltre i 12 milioni di elettori”.

Nel Pd volano stracci e carte bollate, a quanto pare. Al di là del regolamento, dal garante per la Privacy fanno sapere che la questione sarà esaminata con la “massima sollecitudine”. A sera, il coordinatore della campagna di Renzi, Roberto Reggi, lancia una provocazione: “Domattina stesso chiederò all`avvocato Bei (Giacomo Bei, cui è stata affidata la pratica, ndr.) di ritirare il ricorso a condizione che Bersani e Vendola facciano un gesto di apertura alla trasparenza”, cioè “pubblichino online gli iscritti ai loro partiti, visto che chiedono la pubblicità di chi vota. Pubblichino i nomi e li rendano disponibili a tutti i candidati”.

“Due candidati, e solo loro due, Bersani e Vendola – attacca Reggi – hanno scritto le regole, tradendo il mandato di apertura alla partecipazione su cui pure l`assemblea del Pd si era espressa in modo unanime. Ci comunicano cosa hanno deciso tramite agenzia. E ci tengono fuori dai livelli organizzativi locali, dove magari immaginano di poter preregistrare a proprio piacimento, negando anche l`elementare diritto di iscriversi online. Poi però ci dicono che le regole sono bellissime. E si lamentano se chiediamo al garante per la privacy, figura che peraltro il Pd si è scelta con un accordo istituzionale di dubbio gusto con il Pdl, di verificare la correttezza delle procedure”.

Nella polemica piddina si inserisce il comitato Vendola. “Il ricorso del comitato Renzi al garante della Privacy ci lascia stupefatti – dice Nicola Fratoianni, coordinatore del comitato del governatore pugliese – Probabilmente dopo la cena con banchieri e finanzieri a porte chiuse, Renzi si è innamorato della segretezza più assoluta. Le primarie – prosegue Fratoianni – sono una grande occasione di partecipazione per il popolo del centrosinistra, per uomini e donne che non hanno bisogno di nascondersi e non si vergognano di dichiararsi elettori di centrosinistra. A meno che – conclude – il problema non sia quello di garantire una presenza ‘discreta’ a chi di centrosinistra non é”.

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