Renzi fa ricorso al Garante : «L’albo degli elettori viola la privacy» (da www.corriere.it)

Intanto si lavora per la tappa fiorentina del sindaco che venerdì vuole riempire il Mandela Forum con 5.300 persone:«Finora non lo ha mai fatto nessuno»

FIRENZE – La battaglia sulle regole da politica diventa battaglia legale. Matteo Renzi ha dato mandato ad un pool di avvocati, capitanati da Giacomo Bei, di presentare un ricorso al Garante della Privacy sull’obbligo di sottoscrivere un “Appello del centrosinistra” per poter iscriversi alle primarie e votare. È uno dei vincoli che avevano fatto dire allo staff di Renzi che le regole decise dal Comitato dei garanti (Luigi Berlinguer, Francesca Brezzi, Mario Chiti, Francesco Forgione) erano una “porcata”. Il ricorso è già nelle mani del garante, Antonello Soro. La sottoscrizione dell’appello è, come si legge nel regolamento, pubblica. E questo sembra preludere ad una sua pubblicazione o comunque consultazione (come in realtà era stato annunciato già in passato). La risposta del Garante, afferma lo stesso Soro, sarà veloce. Si vota il 25 novembre e il 2 dicembre (in caso di ballottaggio) ma le operazioni di iscrizione dovrebbero partire il 4 novembre.

L’ESPOSTO – Il regolamento per le primarie rischia di violare la legge della Privacy a partire dal «principio fondamentale» che garantisce che il trattamento dei dati personali si svolga nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, con particolare riferimento «alla riservatezza e al diritto alla protezione dei dati personali». È quanto si legge nel ricorso presentato dal Comitato per la candidatura di Matteo Renzi presentato All’Autorità garante per la protezione dei dati personali. Per le primarie si prevedano forme di registrazione online. Lo chiede il comitato per la candidatura di Matteo Renzi nell’esposto. Per «consentire agli elettori che vogliano partecipare alle primarie la possibilità di avere il tempo di comprendere adeguatamente una informativa che in ogni caso non può che essere dettagliata e complessa» e «per esprimere un consenso adeguatamente informato» – si legge nell’esposto – si sottolinea «l’opportunità che si prevedano anche forme di registrazione, sottoscrizione dell’appello e espressione dei consensi richiesti in modalità elettronica (la cosiddetta registrazione online)».

LA RISPOSTA DI BERSANI – «Sono regole che abbiamo deliberato all’unanimità. Adesso ci sono i garanti che devono farle rispettare. Le regole non le ho io, sono in mano ai garanti». Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani replica così allo staff di Matteo Renzi e al ricorso al garante della privacy sulle regole delle primarie.

LA REPLICA DEL PD – Sarà pubblico l’appello di sostegno al centrosinistra, che dovrà essere sottoscritto per iscriversi al voto, e non l’albo degli elettori, che sarà composto da chi ha effettivamente esercitato il diritto al voto ed è sottoposto alle norme sulla privacy. Così fonti del Pd contestano il ricorso al Garante della Privacy presentato dal comitato di Matteo Renzi. Come scritto nel regolamento approvato dai garanti delle primarie, la partecipazione alle primarie «è aperta a tutte le elettrici e gli elettori, in possesso dei requisiti previsti dalla legge, che sottoscrivono il pubblico Appello di sostegno della Coalizione di centro sinistra ‘Italia Bene Comunè e dichiarano di riconoscersi nella sua Carta d’intenti». Sarà invece tutelato dalle norme sulla privacy, spiegano fonti Pd, l’albo degli elettori che sarà ricavato dopo le operazioni di voto visto che non è automatico che chi sottoscrive l’appello pubblico e ha diritto di voto poi effettivamente lo eserciti. Distinzione tra appello pubblico e albo su cui però il comitato Renzi vuole vederci chiaro: «È un ricorso a tutela di tutti, ora ci aspettiamo un intervento celere del Garante».

ROSSI – «Renzi vuole vincere a tutti i costi, anche con gli elettori del centrodestra in incognito. E così ricorre alle vie legali, appellandosi al garante della privacy». Lo scrive il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi sul suo profilo Facebook. Secondo Rossi, Renzi ricorre «contro il suo partito, come se fosse un esterno o un estraneo»

LA PROVA DI FORZA A FIRENZE – Intanto, per la tappa fiorentina del tour delle primarie(in programma questo venerdì), «l’obiettivo è riempire il Mandela Forum con 5300 persone: finora non lo ha mai fatto nessuno». Ad annunciarlo, a margine di un’iniziativa in Palazzo Vecchio, è stato lo stesso primo cittadino. «Sarà una tappa speciale, e dai contenuti inediti – ha anticipato – parleremo di Firenze, ma spiegheremo anche che cosa significa per Firenze questo assalto al cielo della politica nazionale che stiamo portando avanti». Rispondendo ai cronisti che gli hanno chiesto se avesse visto, Benigni in tv, Renzi ha detto di «si»: «Quando ha detto che se Renzi e Bersani fossero dello stesso partito vincerebbero le elezioni – ha scherzato il primo cittadino – mi ha fatto molto sorridere».Matteo Renzi e il suo staff stanno lavorando a pieno ritmo in vista di venerdì. È la «prova di forza» del sindaco nella sua città, proprio quando il suo tour nelle cento province italiane si avvia alla conclusione. L’obiettivo, la cui gestione è nella mani anche di Leonardo Sorelli, ex ad di Firenze Fiera, è di attirare più persone che a Torino, domenica scorsa, con il suo discorso sulla «nuova sinistra». Da Viareggio, Lucca, da Empoli: i renziani toscani si stanno organizzando con i pullman. Un incontro, quello al Mandela, che arriva alla fine della due giorni di congresso internazionale della Cgil con esponenti di partiti socialisti e progressisti, di sindacalisti da tutta Europa: c’è chi ha letto in questa scelta fiorentina dell’organizzazione guidata da Susanna Camusso una sorta di «endorsement» verso Pier Luigi Bersani, dato per presente. In realtà, il segretario Pd è scomparso dai programmi ufficiali due mesi fa.

IL FACCIA A FACCIA – Ma la battaglia per le primarie è ancora infuocata. Lo nota anche Roberto Benigni: «Ci sono persone intelligenti nei vari schieramenti, politici ancora in gamba, che mi piacciono: per esempio Renzi e Bersani. Se fossero anche nello stesso partito vincerebbero le elezioni». A colpi di dichiarazione, renziani e bersaniani si ribattono punto su punto: sul programma, sulle regole, sullo stile. Alessandra Moretti parla di Renzi come una «primadonna» che non ama «il confronto democratico», insomma un po’ come «Berlusconi». E poi, dopo la sfida lanciata dal Rottamatore al segretario, annuncia: «Bersani vuole un confronto con tutti i candidati alle primarie del centrosinistra». Non solo un faccia a faccia con Renzi. Mentre Giuliano da Empoli, la «macchina» del programma renziano, annuncia: «Alla Leopolda presenteremo una versione definitiva della proposta di programma». Il documento, dopo le polemiche sull’assenza di un programma concreto del Rottamatore, sarà illustrato nella convention del 15-16-17 novembre: «Sarà una rielaborazione di quanto è stato pubblicato e discusso nel corso dell’ultimo mese».

Marzio Fatucchi

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