Caro Bersani, ca nisciun è fess

Bersani ha usato toni trionfalistici per la vittoria di Crocetta in Sicilia. Come si dice dalle nostre parti, caro Bersani, ca nisciun è fess (qua nessuno è fesso).

I numeri se si leggono bene ci parlano di una debacle mostruosa per il Partito Democratico.

In percentuale:

Il PD nelle elezioni siciliane del 2008 aveva ottenuto il 18,8% dei voti validi, nelle elezioni di quest’anno il 13,4%, esattamente il 5,4% in meno rispetto al 2008.

In seggi:

Il PD nelle elezioni siciliane del 2008 aveva ottenuto 19 seggi, nelle elezioni di quest’anno i seggi assegnati al PD sono solo 14.

Se poi passiamo a osservare i voti validi espressi a favore del PD, ci accorgiamo che effettivamente c’è poco da trionfare.

Voti validi:

Il PD nelle elezioni siciliane del 2008 aveva ottenuto 505.420 voti validi, nelle elezioni di quest’anno i voti validi espressi a favore del PD sono 257.274, esattamente 248.146 voti in meno rispetto al 2008.

I voti validi espressi a favore del PD nella sostanza ci dicono che rispetto al 2008 il consenso nei confronti del Partito Democratico di Bersani si è praticamente dimezzato.

Dove sono confluiti i voti che mancano al PD?

E’ facile sospettare che quasi il 50% dell’elettorato siciliano che nelle passate elezioni aveva votato per il PD, abbia deciso questa volta di astenersi dal voto.

Le ragioni?

Anche qui è facile sospettare che la politica e la strategia messa in campo dal PD in Sicilia a partire dal 2010, sia la ragione di una disaffezione esplosa clamorosamente.

In breve, dal 2010 il PD, fino a quel momento all’opposizione, decide di sostenere il quarto Governo Lombardo insieme a MPA, UDC, FLI e API. Pare evidente che se l’elettorato ti assegna il compito di fare opposizione, è difficile che poi possa accettare di vederti in maggioranza, per giunta alleato con la parte avversa.

Alle elezioni appena tenutesi, altro capolavoro degli abili strateghi del PD è l’alleanza con l’UDC, la stessa UDC che da sempre è forza di Governo nell’isola, la stessa UDC dell’ex Governatore Totò Cuffaro, oggi ospite delle patrie galere, perché condannato in via definitiva per contiguità con la mafia.

La Sicilia come cantiere politico, funzionale a sperimentare l’alleanza del PD con i centristi di Casini, ai miei occhi, un esempio di politica dell’inciucio, di politica politicante di dalemiana memoria, che non conduce da nessuna parte.

A quanti cantieri politici abbiamo dovuto assistere in questi anni, spesso illogici, contraddittori, funzionali solo, agli occhi dell’opinione pubblica, alla conquista del potere fine a se stesso.

Alla luce di quanto descrittovi, pare più che normale che l’elettorato siciliano abbia voluto sonoramente bocciare la politica messa in atto dal PD di Bersani.

L’elettorato chiede idee, progetti, possibili soluzioni ai suoi annosi problemi, la dirigenza PD risponde con l’eterno dibattito sulle alleanze, quasi sempre non organiche, o con candidati che hanno avuto quale unico merito quello di non rompere i delicati equilibri tra le correnti e le diverse “anime” del Partito.

Il voto in Sicilia conferma una volta di più l’importanza che hanno le primarie del centrosinistra per la scelta del candidato Premier alle prossime elezioni politiche.

Esse vanno bene al di là della contesa tra Bersani, Renzi, Vendola, Tabacci, Puppato.

Gli italiani tutti, appelli o non appelli da sottoscrivere, gli italiani che credono nella politica quale strumento indispensabile di democrazia, devono offrire il loro contributo e la loro partecipazione.

Chi crede, poi, che politica e democrazia si possano salvare solo attraverso un profondo e reale cambiamento, non potrà non dare la sua preferenza a Matteo Renzi.

Rottamiamo insieme a Matteo la vecchia politica dell’inciucio, dell’eterno compromesso, del baratto.

La politica politicante ha trascinato il Paese sull’orlo del baratro, ora tocca a noi liberarcene.

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