Adesso! Ancona (da www.matteorenzi.it)

Una pioggerella fitta fitta accompagna la trepidante attesa per l’arrivo di Matteo all’auditorium della Mole Vanvitelliana, gioiello storico e architettonico di Ancona, una città sonnacchiosa e talvolta diffidente, ma anche capace di slanci che non ti aspetti. Slanci come quello che accoglie l’entrata di Matteo nella grande sala affollata di persone curiose, attente, vogliose di tornare a credere nella politica e in un progetto di Paese che sappia cavalcare il futuro.

E’ il primo giorno vero di autunno ad Ancona, eppure si respira aria di primavera, di rinascita. Già, perché dopo migliaia di chilometri percorsi col suo camper, Matteo fa finalmente tappa nella Dorica, quasi a chiudere un conto alla rovescia che la città da settimane sta vivendo. Matteo comincia subito – dopo una breve introduzione dell’Assessore all’Urbanistica di Ancona Eliana Maiolini, che a tutti ricorda il “save the date” per il voto alle primarie del 25 novembre – a battere sui concetti a lui più cari e che meglio caratterizzano l’approccio della sua campagna, partendo però da una presentazione di se stesso senza fronzoli. Spiega alla platea che è un italiano come tanti, nato da una famiglia come tante, cresciuto e formatosi grazie ad esperienze che nella loro semplicità – lo scoutismo, l’arbitraggio nel calcio dilettantistico – hanno contribuito a farlo diventare uomo. Spiega anche però, con straordinaria normalità, che non si può non prendere atto che, negli ultimi 25 anni, il mondo è profondamente mutato ed è inconcepibile che la politica italiana non abbia voluto o saputo riconoscerlo. E’ il cruccio che Matteo condivide con la platea, il dispiacere di dover ammettere che un’intera generazione di politici non è stata in grado di confrontarsi davvero con la realtà che evolve.

Foto di Emilio D'Alessio

Da qui, ora, parte il riscatto: Matteo non si limita a rimarcare ciò che non ha funzionato, ma guarda avanti. Le sue parole trasmettono coraggio, spirito d’iniziativa, voglia di mettersi in gioco fino in fondo. La portata del suo messaggio, nel merito e nel metodo, appare rivoluzionaria per un Paese come il nostro, da anni pervaso dalla rassegnazione e ripiegato su se stesso. Matteo sferza anche il suo, il nostro Partito Democratico. E lo fa con affetto, con passione; una passione tradita rispetto all’idea originaria di un PD aperto, inclusivo, capace di essere l’avanguardia del cambiamento oltre l’ideologismo novecentesco e in antitesi alla perniciosa concezione elitaria di una sinistra che intende se stessa e i propri elettori antropologicamente e culturalmente superiori rispetto a chi ha preferito votare altrimenti. 
Matteo, insomma, non si nasconde, non traccheggia, non elude le questioni scomode. Per questo ti costringe a fare i conti con te stesso. E a sapere che la sfida va affrontata pienamente. In prima persona. Adesso!

Giovanni Marcelli
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foto  di Emilio D’Alessio (@emiliodalessio)

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