Si può perdere o si può vincere. In Sicilia la scommessa per il futuro (da www.matteorenzi.it)

nov3 catania18 Intervista di Lillo Miceli su La Sicilia

Il «rottamatore» Matteo Renzi, il giovane sindaco di Firenze che ha osato sfidare i leader storici del Pd, candidandosi alle «primarie» per la scelta del candidato alla presidenza del Consiglio, arriva oggi in Sicilia. Un tour di tre giorni, che inizia questo pomeriggio a Catania, e che lo vedrà attraversare l’Isola in lungo in largo: da Piazza Armerina a Taormina; da Marsala a Palermo. Renzi raggiungerà anche Pozzallo, la città natale di Giorgio La Pira, suo predecessore alla guida del capoluogo toscano.
Renzi sbarca in Sicilia all’indomani del voto regionale che ha visto l’elezione di un esponente del Pd, Rosario Crocetta, a Palazzo d’Orleans, mentre il Partito democratico ha dimezzato i voti.
In Sicilia trova già un Pd rottamato dall’astensionismo e dai grillini e un presidente della Regione che non ha la maggioranza all’Ars.

«Intanto faccio i miei migliori auguri di buon lavoro al presidente Crocetta. Spero che il sistema gli consenta di essere incisivo, pur non avendo la maggioranza. Il Pd, purtroppo, ha dimezzato in termini assoluti i suoi voti e non solo a causa della alta percentuale di astenuti, pari al 53%. Il nostro impegno è proprio quello di suscitare entusiasmo e di riportare la gente a votare. Non a caso parlo di “rottamazione “che vuol dire cambiare le stesse facce che ci sono da vent’anni. Non è una questione anagrafica, perché si può essere “freschi “anche a sessant’anni. Quando parlo di “rottamazione”, intendo la “rottamazione “di stili. Per esempio, il dimezzamento dell’indennità di deputato regionale che ho saputo ammonta a circa 16 mila euro, mentre io che faccio il sindaco di una grande città ne prendo 4 mila».

Come mai non è venuto in Sicilia durante la campagna elettorale?
«Nessuno me l’ha chiesto e da parte mia ho voluto evitare che le “primarie “si sovrapponessero alle elezioni regionali. Però, ho scelto di chiudere il mio tour a Palermo. Lunedì mattina terrò una grande manifestazione ai Cantieri culturali della Zisa».

Quale contributo si aspetta dalla Sicilia?
«Mi aspetto di imparare tante cose utili per la mia battaglia politica e di visitare luoghi di rara bellezza. Farò tappa a Pozzallo, la città del mio predecessore Giorgio La Pira; a Capaci, invece, mi recherò presso la casa di Peppino Impastato. Visiterò tanti luoghi simbolici e, ovviamente, mi aspetto di incontrare moltissimi siciliani».

Come dimostra il successo ottenuto dal Movimento 5 Stelle, il vento del cambiamento comincia a soffiare anche da queste parti.
«Noi non parliamo del cambiamento, perché siamo il cambiamento. E’ significativo il passo indietro annunciato da D’Alema e Veltroni».

Non c’è dubbio che la rappresentanza politica italiana ha bisogno di un’ondata di freschezza. Anche in Sicilia. Però, in questa fase, la gente è molto preoccupata dalla crisi economica. Il Patto di stabilità impedisce i necessari investimenti.
«Il Patto di stabilità non è una pecularietà della Sicilia. E’ un meccanismo atroce. La mia città sta bene, non c’è quasi disoccupazione. Però, ho due milioni di euro di lavori già effettuati e che non riesco a pagare. Il disastro economico della Regione siciliana va visto sotto diversi punti. Per esempio, il basso numero di lavoratori e il basso tasso di aspettative future. La Sicilia è il luogo dove si vince o si perde la scommessa del futuro. Mi aspetto di ricevere importanti indicazioni per il mio programma. Certamente, con l’assistenzialismo non si va da nessuna parte».

In questi giorni si è riaccesa la polemica sul Ponte di Messina.
«Secondo me, non è una priorità. Bisogna investire per mettere a norma le scuole che significa il futuro dei giovani. Con le manutenzioni e le piccole, ma necessarie opere si può creare più occupazione che realizzando una sola grande infrastruttura. Il Sud può essere una grande occasione di sviluppo per l’Italia, non solo un problema. Ma bisogna sfatare alcuni tabù, come la spesa dei fondi Ue. Siamo il Paese che li investe peggio. Bisogna attrarre investimenti nel settore del turismo, rivalutando le aree dismesse. Soprattutto, occorre meno burocrazia».

Quanti comitati di «rotta matori» ci sono in Sicilia?
«Ce ne sono già parecchi, spero che ce ne siano molti di più dopo la mia presenza nell’Isola. In Italia ci sono già duemila comitati che intendo valorizzare alla massimo. Perché noi siamo il contrario dell’astensionismo».

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