Renzi inaugura il quartier generale a Roma: colori Usa, clima italiano. E sulle alleanze rispolvera la vocazione maggioritaria di Veltroni (da www.huffingtonpost.it)

Renzi

Bianco, rosso, blu: i colori delle stelle e strisce americane. Luce che si diffonde sul traffico romano, piazza delle Cinque Lune, a due passi dal Senato, in pieno centro. Entri e ti travolgono persone e scritte: ‘Adesso!’, rossa o blu. Vetrinetta: gadget in vendita, dalle tazze da caffè lungo, americano appunto, alle matite, magliette, anzi t-shirt, felpe, cover per iphone, scritta in inglese: ‘Keep calm’. La battuta viene facile: “Michelle, dove l’hanno nascosta?”, dice un collega giornalista. In effetti ti aspetti che da un momento all’altro spunti lei, la first lady americana, Michelle Obama. Ma qui siamo a Roma, seppure nel quartier generale di uno straniero alla capitale: Matteo Renzi.

Oltrepassi l’ingresso e lo capisci. Casa Italia si fa sentire: sul tavolo al centro della stanza, torte dolci e salate “fatte in casa”, sfoggerà dopo il sindaco di Firenze. Più che le torte, fa l’odore diffuso di mandarini appena sbucciati. Alzi gli occhi e capisci anche questa: sui davanzali dei finestroni dell’ampio salone, ci sono cassette di mandarini e altro tipo di frutta. Tocco casereccio che vuole mettere a proprio agio gli ospiti. All’inaugurazione del comitato dove Renzi aspetterà i risultati delle primarie del 25 novembre (primo turno, chissà se anche del secondo) ci sono i suoi fedelissimi, una marea di giornalisti e cameramen, i suoi nella capitale. Da Luigi De Siervo, direttore commerciale Rai che gli ha curato il design del posto, ai parlamentari fedelissimi della prima ora: Mario Adinolfi, Andrea Sarubbi, Roberto Giachetti, che le torte le guarda da lontano, “al 102esimo giorno di sciopero della fame contro il desolante scenario che si è creato sulla legge elettorale”, ricorda Renzi al microfono. Applausi per Giachetti. E poi Peter Kruger, che gli coordinerà il comitato digitale. Avete capito bene: digitale, squadra che domani mattina mette in campo la prima iniziativa. Cioè un incontro di Matteo con i guru del mondo digitale italiano: Paolo Barberis, Stefano Quintarelli e altri.

Giri l’angolo e ti sorprende un biliardino in legno, tutto in legno: anche i pupazzetti. Stile retrò anche per i divani: in pelle consumata. Tavoli in legno: stile cattedra scolastica o quasi. Tutto molto chic, anche se l’intento punta al sobrio. Così Renzi mette radici nella capitale, ma non per molto. Il coordinamento nazionale di piazza delle Cinque Lune è stato preso in affitto fino a metà dicembre, per qualcosa come “5mila euro, più optional fino a una cifra comunque inferiore ai 10mila euro”, ci spiega il coordinatore Lino Paganelli, soddisfatto di aver “fatto un buon affare, per come vanno i prezzi a Roma”. Metà dicembre, tempo delle primarie e via. Ma naturalmente non è che la permanenza di Matteo nella capitale si possa misurare sulla base della durata di un affitto. Sono le sue parole sulle alleanze che lasciano pensare che il sindaco forse non se lo pone per ora il problema del governo nazionale.

Ovvio: dalla sua prospettiva di giovane di nemmeno 38 anni, aspettare un giro non sarebbe un gran dramma. Arrivati a questo punto, se pure perdesse le primarie, la gara ai gazebo sarebbe comunque servita a conquistare un posto in pole position per la guida del Pd e una futura tornata elettorale dopo il 2013. Sulle alleanze oggi dice che non ne vuole stringere con nessuno, anche se questo, rimbrotta con i giornalisti alle Cinque Lune, non vuol dire che disconosca la carta di intenti preparata da Pd, Sel e Psi per tutti quelli che partecipano alle primarie del centrosinistra. Il punto lo spiegano i suoi. E il ragionamento ricorda molto Walter Veltroni e la sua teoria di vocazione maggioritaria del Pd. Significa: “I democratici parlano con tutti, i progressisti parlano solo con la sinistra”, sottolinea Francesco Clementi, costituzionalista della squadra di Renzi. Quindi, mentre Bersani si crea la propria rete di alleanze in maniera preventiva, è l’analisi, Renzi vorrà discuterla sulla base dei contenuti. Punto di partenza il Pd. Va da sé che questo sia un filone di pensiero di lunga gittata, che scommette sulla frantumazione del quadro politico dato, destra e sinistra, “cosa che sta già avvenendo”, aggiunge Clementi. Ma è naturale che lasciar passare la fase di transizione potrebbe solo agevolare chi si candida per essere il politico del futuro. “Sai quante sconfitte gli sono servite a Mitterand prima di vincere?”, fa notare non a caso Clementi.

Ad ogni modo, Renzi c’è e segna il territorio anche a Roma. E, come ha fatto Bersani giorni fa, prova a quantificare la partecipazione alle primarie. “Hanno votato in 3 milioni quando le abbiamo fatte per la segreteria del partito nel 2009. Ora, se votassero solo 2 milioni sarebbe una gigantesca sconfitta. Spero siano molti di più”. Perché, sondaggi alla mano, solo con un’ampia partecipazione lui avrebbe chance di battere Bersani o di arrivargli almeno a ridosso con le percentuali. Intanto, la prossima settimana si fa sul serio. Il comitato di Renzi pubblicherà online le fatture delle spese, “abbiamo raggiunto quota 130mila euro in contributi – dice il sindaco – puntiamo ad aprire 2.500 comitati, ad arrivare a 150mila volontari online e a cento camper in giro per l’Italia, finora ce ne sono 50 autorganizzati. Possiamo vincere se scatta la partecipazione vera…”.

“Il meglio deve ancora venire”, ha detto Obama dopo la vittoria. La stessa frase sarà lo slogan della convention alla Leopolda di Firenze convocata da Renzi per i giorni da giovedì a sabato della settimana prossima. L’ambientazione stile Usa è un’impressione voluta.

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