Pd, è guerra di sondaggi (da www.espresso.repubblica.it)

di Marco Esposito

Lo staff di Renzi giura che il suo candidato è in testa. Quello di Bersani risponde: «E’ un bluff, possiamo vincere al primo turno». Vendola per recuperare chiede altri confronti in tivù dopo quello di lunedì prossimo su Sky

Mancano ormai meno di venti giorni all’apertura dei seggi per le primarie del centrosinistra, previste per il prossimo 25 novembre. Da domenica, inoltre, sono faticosamente partite le operazioni di ‘pre-registrazione’ all’albo degli elettori, che consentiranno di prendere parte alla scelta del candidato premier del centrosinistra.

Intanto, i cinque candidati hanno finalmente travato un accordo su qualcosa: Pier Luigi Bersani, Matteo Renzi, Nichi Vendola, Laura Puppato e Tabacci si ritroveranno davanti alle telecamere di Sky, a Milano, lunedì prossimo alle 20.30 per il tanto atteso confronto televisivo. Una serie di lunghe trattative e veti incrociati, sono stati risolti accettando, tra i tanti, l’invito della tv di Murdoch.

Il duello, sulle cui regole i rispettivi sherpa stanno ancora definendo gli ultimi particolari, sarà condotto da Gianluca Semprini, volto del Tg di Sky e conduttore dei ‘faccia a faccia’ delle amministrative 2011.

Dalle parti di Nichi Vendola, entrato in campagna elettorale soltanto da pochi giorni (cioè dopo la sentenza di assoluzione del tribunale di Bari) fanno notare che un solo confronto non può certamente bastare, ma che ne servirebbe almeno un altro, da tenersi magari negli studi della tv di Stato: «La Rai è la casa ideale per un appuntamento del genere» dicono dal suo quartier generale. In effetti in termini di audience e di visibilità la Rai assicura ben altra copertura.

L’accusa, neanche tanto velata, che arriva dai comitati di Renzi e Vendola è che Bersani tema il confronto televisivo davanti al grande pubblico delle reti generaliste, un duello che potrebbe incidere fortemente sul risultato delle elezioni primarie.

Accusa, ovviamente rigettata dal team del segretario, che pone l’accento sull’agenda fittissima di impegni di Bersani: iniziative sul territorio, impegni istituzionali, la necessità di seguire alcuni importanti decreti parlamentari, senza contare il fatto che Bersani deve comunque fare i conti anche con gli impegni di un segretario di partito.

La sensazione, però, è che difficilmente vedremo un secondo confronto televisivo prima di un eventuale ballottaggio.

LA GUERRA DEI SONDAGGI
Parallelamente al confronto sui contenuti, fino ad ora rimasto in realtà un po’ in ombra, è in corso tra i vari candidati una vera e propria guerra dei sondaggi.

Dal comitato di Matteo Renzi è filtrato un sondaggio dell’Emg, istituto di ricerca caro al sindaco di Firenze per essere riuscito a prevedere la sua vittoria nelle primarie fiorentine, che lo pone in grande ascesa, addirittura in grado di superare nettamente il segretario democratico in caso di massiccia affluenza alle urne.

Un dato davanti al quale al comitato Bersani si scuote la testa. Premesso che in realtà è difficilissimo prevedere l’esito delle primarie, dalla squadra del segretario trapela che dai dati in loro possesso, il segretario sarebbe praticamente avanti in tutte le regioni, con un vantaggio che aumenta costantemente, tanto da far ipotizzare una vittoria al primo turno.

Vere e proprie realtà parallele, nelle quali è difficile distinguere la propaganda dalla realtà, senza trascurare la difficoltà di definire – in questo caso più che nel passato – la platea di riferimento delle primarie.

VERSO LA LEOPOLDA
La settimana prossima a Firenze va in scena probabilmente uno degli ultimi atti della campagna elettorale di Matteo Renzi: la tre giorni della Leopolda. In questi giorni si stanno definendo ancora molti aspetti della kermesse del rottamatore. Per ora di sicuro ci sono solo le date: da giovedì 15 a sabato 18 novembre. Probabilmente sarà modificato il format, adeguandolo all’esigenza di presentare un programma.

Renzi, che in queste ore inaugura il comitato romano nel centro della capitale, ha confermato che in caso di sconfitta rimarrà a fare il sindaco di Firenze, senza accettare premi di consolazione. Questo non vuol dire – specificano dal suo entourage – che questa esperienza si esaurirà in caso di mancata vittoria. Certamente la comunità e il consenso che si è costruito intorno al sindaco di Firenze non smetterà di esistere.

Rassicurazioni importanti, anche perché più di un sostenitore di Renzi, in via del tutto riservata, confessa il timore di “essere abbandonato” dal sindaco di Firenze, magari dopo «essersi esposto pubblicamente e inimicandosi una grandissima fetta del partito». Quindi Renzi, in caso di un buon risultato percentuale, non rinuncerà ad avere un plotone di suoi “fedelissimi” in Parlamento. Sia per portare anche alla Camera e al Senato le sue «battaglie riformiste» sia per incidere sulle scelte decisive della politica italiana, a iniziare dall’elezione del prossimo Presidente della Repubblica.

Tra i renziani in ascesa spicca ad esempio Cosimo Pacciani, l’architetto del programma economico di Renzi. Quarantuno anni, fiorentino di nascita, Pacciani, lavora e vive a Londra, insieme alla moglie e alle due figlie. Responsabile della gestione rischi di una banca britannica, democratico, è iscritto al Pd di Londra. Recentemente ha partecipato al TED che si è svolto a Firenze (qui il video del suo intervento), e ha un blog sul sito di informazione “Linkiesta”, chiamato La City dei Tartari.

In un certo senso si potrebbe dire che Pacciani è stato colui che – seppur a livello studentesco – ha scoperto il talento politico di Renzi. Infatti, Pacciani, all’ultimo anno di liceo classico all’istituto Dante Alighieri, conosciuto il futuro sindaco di Firenze, lo convinse a candidarsi alle elezioni studentesche.

Altri contributi al programma economico, tutti a livello personale, sono arrivati da alcuni “guru” dell’economia come Yoram Gudgelt, israeliano, senior partner e direttore di McKinsey; dal consulente economico Stefano Visalli, da alcuni imprenditori come il fondatore di Eataly Oscar Farinetti, Vincenzo Manes, presidente dell’aeroporto di Firenze, da economisti come Marco Ponti, Massimo Bordignon, Roberto Tasca, e da uomini della finanza come Davide Serra, il protagonista della tanto discussa cena milanese.

PARTECIPAZIONE
Da pochi giorni, da domenica, è possibile registrarsi, sia fisicamente che online all’albo degli elettori del centrosinistra. Ad oggi, la preregistrazione non è ancora decollata, un po’ per motivi organizzativi, un po’ perché le persone ancora non sanno che questa volta è necessario iscriversi ad un albo per votare ai gazebo.

Il timore che la domenica del primo turno si trasformi in una sorta di immensa fila, tra registrazione e voto, esiste: «Manca l’abitudine a registrarsi», nota qualcuno. E in effetti in alcuni circoli si sono registrate appena un paio di decine di persone.

Comunque, la macchina organizzativa sta prendendo le misure con il nuovo compito: sono in aumento i punti nei quali sarà possibile registrarsi, e la quasi totalità dei seggi sarà anche luogo di registrazione. Quanta gente voterà alle primarie con queste nuove regole? Difficile dirlo, «ma se Bersani ha detto un paio di milioni, è perché probabilmente se ne aspetta più di tre», dicono al suo staff.

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