Effetto #csxfactor sulla partecipazione ai gazebo, quota tre milioni più vicina (da www.europaquotidiano.it)

Ormai è una corsa a due. Renzi anti-Udc? Vuole intercettare voti vendoliani in fuga verso Bersani

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Numeri clamorosi per Sky e non solo per Sky (sono “esplosi” il sito del Pd, quello per le primarie, impazzimento su Twitter, paginate sui giornali): ma adesso bisogna vedere se la grande ventata di interesse alzatasi lunedì sera si trasformerà in persone in carne e ossa in fila ai seggi domenica 25 novembre. Bisogna cioè capire se la serata di Sky abbia fatto scattare il clic della partecipazione. Non è detto. Secondo alcuni renziani, per esempio, il clima giusto ancora non c’è e se le cose restassero così l’asticella dei 3 milioni non si raggiungerà: per il sindaco di Firenze equivarrebbe a sconfitta sicura. Perché lui ha bisogno di gente ai gazebo come del pane. La sensazione è che dal confronto sia emerso con ancora maggiore chiarezza che il duello vero è fra Bersani e Renzi. Vendola, già prima del match tv, era molto staccato e a quanto pare continua a perdere consensi per l’emergere del “voto utile” pro-Bersani. Il segretario del Pd è chiaramente avanti ma Renzi avrebbe recuperato qualcosa già la settimana scorsa ed è probabile che sia andato ancora avanti con la performance su Sky (un po’ tutti lo hanno dato come “vincitore”). Un quadro che deporrebbe a favore del ballottaggio. Quando la partita si riapre.
Ma l’unico dato certo per ora è quello della registrazione online: ieri, dopo una settimana, risultavano pre-registrate 120mila persone. Secondo i responsabili della “macchina” «comincia a diradarsi la nebbia sul come ci si registra». Per la fine di questa settimana – problemi organizzativi permettendo – si dovrebbe conoscere qualche cifra sul totale, sin qui, delle pre-registrazioni. Come avevamo anticipato su Europa, sarà possibile farlo anche la domenica 25 ai gazebo – una doppia fila – ed è per questo che si sta rafforzando la presenza dei volontari ai seggi.
L’asticella sopra la quale si potrà parlare di successo di queste primarie 2012 è fissata ai 3 milioni. Al livello delle ultime primarie (tutte in casa Pd peraltro), quelle fra Bersani e Franceschini del 2009, 3.102.709: andare sotto sarebbe una sconfitta. Eppure, finora, la maggior parte dei sondaggisti era più incline a prevedere 2 -2,5 milioni di persone. Impossibile sapere se verrà battuto il record, quelli del 2005, le primarie di Prodi, 4.311.149 votanti.
Obiettivo che nell’entourage di Renzi vedono molto lontano, perché «il clima non è certo quello, e Bersani non sta facendo niente per farlo crescere». Ritorna, fra i renziani, il leit motiv di questa fase, il segretario del Pd non ha interesse a fare crescere la partecipazione, meno gente vota e più è facile per lui vincere, i “suoi” sono comunque allertati.
Il perché di questa polemica è presto detto. Lo sanno tutti: c’è un nesso fra partecipazione e chances per il sindaco di Firenze: «200mila votanti in più di una soglia vicina ai tre milioni vuol dire 1 punto in più a Renzi», spiega con formuletta matematica Paolo Natale, Ipsos.
Se così stanno le cose, per Matteo la corsa è difficile ma non impossibile. Bisognerebbe confidare in una partecipazione almeno sui 4 milioni. Il tempo per una clamorosa rimonta c’è.
Di certo, il dibattito fra “i fantastici 5” ha dato l’idea di una certa compattezza del centrosinistra, «si è vista una squadra», ha detto ieri il coordinatore della campagna di Renzi, Roberto Reggi. E naturalmente il segretario del Pd si è intestato volentieri la responsabilità di aver “salvato” le primarie dagli attacchi che venivano da una parte rilevante della sua stessa maggioranza: «Una festa, un bell’esempio di quello che può essere il centrosinistra. Certamente plurale, ma con un forte carattere di unità d’intenti ».
Anche se, proprio a proposito delle alleanze di governo, c’è da dire che dal confronto è emersa, mai così visibile, la differenza fra Renzi e Bersani riguardo all’accordo con Casini, un Casini che anche sul versante bersaniano in questo momento non gode certo di buona stampa (ieri però Maurizio Migliavacca ricordava che «sempre la sinistra si è rivolta alle forze democratiche moderate»).
I renziani spiegano però che il nyet di Matteo a Pierferdy sta dentro la vocazione maggioritaria del “primo Pd” («I voti di Casini ce li dobbiamo prendere da soli»), non ponendosi l’assillo degli accordi con altri. Ed è anche probabile che Renzi abbia voluto ammiccare all’elettorato di Vendola (come detto, abbastanza in fuga verso Bersani) con una linea “di sinistra” anti-Udc: ma sarebbe tattica, una specie di “finta a sinistra”.
Nel day after sono emerse anche le recriminazioni di chi è andato meno bene. Ecco Laura Puppato dare dell’Ambra Angiolini al sindaco di Firenze: «Il buon Renzi riceveva costantemente i messaggi sul telefonino e li leggeva. Questo ragazzo sembrava teleguidato». Scorie polemiche. Che non avvelenano una competition vissuta dal popolo del centrosinistra ormai come un diritto.

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