Perchè dobbiamo dire grazie a Renzi e a Grillo (da www.matteorenzi.it)

di ENRICO MENTANA su Vanity Fair

Caro Mentana,
abbiamo problemi gravi, il lavoro, i prezzi, le tasse: e voi passate il tempo a parlarci di primarie e legge elettorale! – Andrea Carletti

vanityfairAvrebbe ragione se non fosse che proprio attraverso quegli strumenti, le primarie e la nuova legge elettorale, si dovranno scegliere gli aspiranti premier e i parlamentari che dovranno trovare le soluzioni ai problemi che ha indicato. Ho presente come tutti il grado di discredito e di sfiducia che circonda la politica: ma dalle secche del quasi-Ventennio che abbiamo alle spalle si esce solo con un nuovo patto tra elettori ed eletti, chiunque siano i secondi. Quel che non è più riproponibile è un Parlamento di nominati, scelti dallo stesso capo che solitariamente ha deciso di essere il candidato a primo ministro, perché anche questo ha scavato il solco tra partiti e opinione pubblica. Si è cercato di tenere nascosto questo peccato originale attraverso la contrapposizione militare tra berlusconiani e anti: in guerra c’è poco spazio per la democrazia. Ma, come nelle guerre vere, la popolazione si è stancata della continua chiamata alle armi e delle ristrettezze a essa connesse; e ora che le truppe sono sciolte e i soldati tornano disordinatamente a casa, tutti
reclamano scelte trasparenti e nuove per arginare lo sfacelo.

C’è qualcosa di surreale, perché le nuove regole della legge elettorale le devono scrivere i beneficiari delle vecchie. Non si può chiedere all’agnello di scrivere il menu pasquale, perché cercherà sempre di buttarla sul vegetariano, ma deputati e senatori sono chiamati a trovare davvero una legge presentabile, perché per loro l’alternativa è di tornare a casa nel discredito generale: è un anno che tutti dicono che bisogna cambiare la legge pena la gogna popolare, e che quella è l’ultima speranza di sopravvivenza per i partiti tradizionali. È un anno che si ragiona di strani esotismi (modello
tedesco, doppio turno alla francese), ciascuno con un occhio al tornaconto di parte e l’altro all’effetto che fa, col presidente della Repubblica costretto a fare il cronometrista e a ricordare che il tempo passa: invano. Ci si è ridotti all’ultimo, come gli studenti svogliati, ma qui l’esame è senza riparazione.
Lo ha riassunto brutalmente il presidente del Senato: o si fa la legge elettorale o, per reazione dell’elettorato, ci ritroveremo con Grillo all’80 per cento. Dicendo questo, però, Schifani ha svelato quel che si temeva, che le forze politiche non temono di aver fallito nel loro ruolo storico, non vogliono lasciare alle nuove generazioni meccanismi di scelta parlamentare più equi e democratici del Porcellum, non cercano norme più limpide per gareggiare alla pari nel modo migliore: no, cercano lo strumento più utile per sopravvivere e per arginare la protesta popolare, che in questo momento identificano (non a torto) con il Movimento 5 Stelle.
Uguale il discorso per le primarie: più saranno vere, più daranno nuova credibilità agli schieramenti. Intanto per la prima volta sono primarie vere, almeno quelle del centrosinistra: in passato c’era un sicuro vincitore, Prodi o Veltroni, e coprotagonisti che dovevano pesare il loro suffragio in vista di possibili incarichi ministeriali. Oggi no: c’è una sfida incerta tra Bersani e Renzi, su idee e piattaforme diverse. Non a caso questo ha gonfiato il peso del Pd nei sondaggi, perché la democrazia genera consenso.
Anche nel Pdl, o come si chiamerà, Alfano, o chi per lui, sarà più forte dopo primarie vere e contrastate: sarà indizio chiaro che l’era del leader carismatico è tramontata, con il suo interprete.
Basterà tutto questo per restituire fiducia all’elettorato? Non lo sa nessuno, ma era l’unica strada percorribile per provarci. Per questo dovrebbero ringraziare tutti Renzi – senza il quale le primarie a sinistra non sarebbero state così vere – per aver imposto anche dall’altra parte la stessa via, e Beppe Grillo, che con la sua alternativa frontale ha tagliato la strada a ogni tentazione di tirare a campare con gli ultimi mezzucci.

ENRICO MENTANA

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