Da Renzi un vero “discorso sul merito” (da www.europaquotidiano.it)

Mi è capitato in queste settimane di sostegno militante a Matteo di attraversare molti stati d’animo: dal fastidioso senso di isolamento che si vive nel “palazzo” (il mio gruppo conta più di duecento membri, apertamente a sostegno di Renzi siamo meno di dieci) all’esaltazione del rapporto con i cittadini, con le piazze, con i teatri sempre strapieni che qualsiasi iniziativa del sindaco di Firenze ha prodotto in chi l’ha vissuta da vicino.
L’analisi di Menichini pecca per un elemento: valuta correttamente lo spirito appassionato dei cittadini, in gran maggioranza giovani, che si riavvicinano alla politica grazie alla battaglia di Matteo, sfuggendo così alla tentazione populista di Grillo; non spiega invece perché nelle quattro mura recintate del Pd, dei suoi dirigenti e rappresentanti istituzionali, la diffidenza verso Renzi sia così plateale.
Il direttore di Europa, come molti osservatori, pensa che la diffidenza derivi da mere questioni relative a equilibri di potere infranti dalla sola presenza della candidatura di Matteo Renzi. Non è così. Quel che mette paura al corpaccione della dirigenza democratica è proprio l’istanza politica che arriva dalla Leopolda: un’istanza che trasformerebbe in tutta evidenza la natura stessa del Partito democratico e a questa trasformazione il tradizionalismo antico che definirei proprio tradeunionista del Pd oppone la sua naturale resistenza.
Durante il confronto televisivo Matteo Renzi è stato l’unico a parlare esplicitamente di abbassamento della pressione fiscale, mentre gli interventi di Bersani e Vendola puntavano tutto sull’attacco ai ceti medio alti; Matteo Renzi si è detto esplicitamente d’accordo con la riforma Fornero delle pensioni, non è un mistero che la maggioranza bersaniana del gruppo parlamentare del Pd punta a una controriforma per tornare alle quote; Matteo Renzi ha usato la parola chiave del “merito” per tutta la sua campagna di queste primarie, quando a Bersani è stato chiesto esplicitamente di parlare di meritocrazia ha voluto subito precisare che per lui il valore cardine è l’uguaglianza ed è noto che per l’area dei Giovani turchi la meritocrazia è valutata come una bestemmia in chiesa; Matteo Renzi ha parlato con la finanza, tra gli interventi di apertura alla Leopolda c’è stato quello di Davide Serra, da Bersani e Vendola sono arrivati insulti; sempre alla Leopolda ha parlato Pietro Ichino e Matteo Renzi ha twittato che c’è più sinistra nelle ricette sul lavoro di Ichino che in mille convegni.
Potrei continuare in materia di politiche culturali, di spinta alla ricerca e all’innovazione tecnologica, di gestione delle risorse pubbliche, di rapporto con l’Europa e i suoi fondi: in ogni territorio programmatico Matteo Renzi ha proposto e ripetuto e quasi gridato ricette politiche estremamente innovative rispetto al mortorio della sinistra tradizionale tradeunionista.
Io il 25 novembre non voterò Matteo Renzi perché ha proposto la rottamazione o perché in qualche momento girando con lui per le piazze d’Italia mi sono emozionato e riappassionato alla politica. Sarebbero ragioni importanti ma superficiali. Io il 25 novembre voterò Matteo Renzi perché la sua proposta politica per il paese è la più adeguata ai tempi e trasforma radicalmente in meglio il modo di intendere la parola “sinistra”. La sua sfida è legata alla radice originaria profonda dell’intuizione del Pd del 2007. La sua vittoria la realizzerà pienamente.

@marioadinolfi

 

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