Pd, Renzi: “Vogliamo vincere Chi si ritira ora è un vigliacco” (da www.lastampa.it)

Il sindaco: “Se il Pd è al 30%
è perché noi non rompiamo.
Adesso basta inseguire Casini”

FIRENZE

Arriva alla stazione Leopolda in bicicletta il sindaco di Firenze Matteo Renzi per lanciare la sua volata finale per le primarie di centrosinistra. Cala così il sipario sulla tre giorni organizzata dal rottamatore in vista dell’ultima settimana prima del voto.

«Abbiamo una brutta notizia per voi, vogliamo vincere, perché non ci interessa a noi vincere, interessa al Paese che vinciamo noi», dice Renzi dal palco rivolto agli avversari. «Chi si ritira all’ultimo chilometro non è un romantico, è un vigliacco».

Secondo il sindaco il Paese è di fronte a un bivio: «O noi riscopriamo il futuro come piacere e sfida o l’Italia non ha destino». «Questo è il motivo – aggiunge – per cui siamo orgogliosi di essere qui, ce la giochiamo fino in fondo con questo entusiasmo». «Se oggi il Pd è sopra il 30% è perché noi non rompiamo, andate a ricercare quelli che ci dicevano che le primarie ci avrebbero distrutto».

Non mancano le frecciate ai big del Pd: «Qualcuno ha detto, “se vince lui preparo il foglio della deroga”: Rosy, rispetta l’ambiente, non lo fare nemmeno il modulo della deroga!», dice Renzi fra gli applausi. Poi la sfida a Bersani: «Chiedo al nostro segretario se non sia il caso di dire una parola su chi ha detto che Ichino è dalla parte sbagliata, e non si debba candidare con noi: lo ha detto il segretario della Cgil». «Dove sta Ichino lo decide Ichino e gli elettori che lo votano, non il segretario di un’organizzazione sindacale. Spero che Bersani difenda il diritto di Ichino di stare in questo partito» contro «l’arroganza di mandare via» qualcuno.

Renzi critica i bersaniani anche sulle alleanze: «La smettete di seguire Casini invece di parlare direttamente agli italiani?». Il sindaco parla anche di t: «C’è da fare un quarto d’ora in fila per cambiare un sistema della comunicazione pubblica dove i portavoce di partito continuano a dettare legge nei Tg della Rai». Secondo Renzi vincendo si può anche «radere al suolo il sistema della burocrazia, ma serve un quarto d’ora di fila, se no non ce la facciamo».

La replica di Rosy Bindi non si fa attendere: «Non sarà certo Renzi a decidere, ma il partito. E il giudizio su cui chiede di ricandidarsi andrà fatto sulla capacità delle persone di avere idee per il futuro, non sul passato», dice la presidente del Pd, confermando la sua intenzione di chiedere una deroga per ricandidarsi. «Sarebbe forse anche il caso – aggiunge, in un’intervista pubblica condotta, a Torino, da Gad Lerner – che si cominciasse a fare una valutazione anche su chi debba entrare, non solo su chi debba andare a casa». La presidente del Pd critica poi il «ghigliottinamento mediatico» usato per Veltroni e D’Alema: «Mi sono opposta a Veltroni e con D’Alema ho litigato molte volte, ma la condizione perché non si ricandidassero non doveva passare attraverso una richiesta di Renzi». Bindi ribadisce il suo sostegno a Bersani: «Dobbiamo impegnarci perché abbia una bella affermazione alle primarie. Solo lui è la persona giusta per guidare il Paese». Dopo il 25 novembre, infine, la presidente del Pd ritiene necessario «che nel partito si proceda a una rilettura chiara e netta degli ultimi anni. Ho intenzione di aprire un dibattito impietoso nel partito».

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