Renzi: «Portiamo a votare anche la zia Concetta» (da www.pubblicogiornale.it)

Matteo Renzi (TM News-Infophoto)

«Vi diranno di tutto in questi otto giorni: se siamo bravi quel che ci entra da un orecchio ci esce dall’altro. Noi siamo sereni e sorridenti, non cediamo agli insulti. Non perdiamo di vista quel che stiamo facendo: la più grande scommessa politica mai fatta».

Applauso della sala, i rappresentanti dei comitati per Matteo Renzi. E lui, il sindaco rottamatore che si è lanciato nell’avventura delle primarie, li saluta tutti, li ringrazia, li incoraggia, dice che «ce la possiamo fare», ma se così non fosse, «alla peggio perdiamo: nessuno ci toglierà il fatto di esserci divertiti e di restare insieme dopo».

Eccoli lì, i suoi uomini, quelli che il partito non dovrà toccare anche se si perderà, «se toccano anche solo uno di noi in periferia toccano ciascuno di noi»: non è ancora la Leopolda ufficiale, quella degli interventi importanti dal palco (stasera previsti, tra gli altri, lo scrittore Alessandro Baricco e il politologo Roberto D’Alimonte), ma Renzi, a sorpresa (stupito anche lo staff), decide di presentarsi davanti ai comitati e parlare. Non un saluto, qualcosa di più. Per incoraggiare i suoi, a una settimana dal primo voto, ma prendere in considerazione anche la sconfitta.

Chiede ai suoi di fare i «mendicanti di voti», portiamo a votare anche «zia Concetta». Perché solo se gli elettori saranno tanti, qualche milione, il rottamatore può farcela. E sa che quella è la condizione essenziale. «Grazie a tutti», saluto, sfuma la musica, i renziani sciamano nella immensa, gelida sala. Hanno ancora una settimana per provare a fare il miracolo.

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