Renzi: “Votate, fate un quarto d’ora di fila se volete cambiare il Paese” (da www.repubblica.it)

Poi su domenica: “Vinceremo. Non ci interessa perdere bene, vogliamo vincere…anche male”. Quindi: “Se il Pd è al 30 per cento come dicono i sondaggi, è perchè noi non abbiamo spaccato niente”. Il candidato alle primarie del centrosinistra parla di come è nato il termine “rottamazione”: da un’intervista a Repubblica…

Renzi: "Votate, fate un quarto d'ora di fila se volete cambiare il Paese"

Sale sul palco sulle note di “We are young” (Fun, brano da mesi ai primi posti nelle hit musicali). “Mi viene un brivido a pensare a quanto entusiasmo e speranza c’è nella gente che ha fatto con noi il cammino di questi mesi – racconta Matteo Renzi dalla Leopolda arrivata alla fine della tre giorni fiorentina – Vorrei abbracciare tutti voi. Il popolo della Leopolda è descritto dai giornali come alla ricerca del  “Piano B”, è evidente che ci sono quotidiani che se dico che c’è una bella giornata di sole, scrivono che Renzi è per la siccità”.

Renzi sul palco della Leopolda
Con Prandelli e Viviano

Il sindaco fiorentino, davanti a oltre duemila persone ha poi raccontato come è nato il termine rottamazione: “Siamo partiti da una intervista a Repubblica nell’agosto del 2010 quando forse dopo aver bevuto un po’ a pranzo, non lo so, abbiamo tirato fuori il termine rottamazione. Ed è passato quel termine. Abbiamo detto che i partiti cambiavano il proprio leader nel mondo, da noi cambiavano i nomi dei partiti: i leader no”.

Barberis: “Digitale fondamentale”

Sulla primarie è stato chiaro: “Vogliamo vincere male piuttosto che perdere bene. Serve al paese che vinciamo, noi domenica vinceremo”. Scrosciano gli applausi in una Leopolda esaurita nei posti a sedere. “Noi abbiamo messo in fila il coraggio rispetto alla pigrizia”. E poi: “O noi riscopriamo il futuro come piacere e sfida o l’Italia non ha destino, lo ha detto su questo palco ieri anche Alessandro Baricco”.

Video: Baricco, ministro no grazie

“Oggi il Pd è sopra il 30% nei sondaggi – ha arringato dal palco -, andate a ricercare quelli che ci dicevano che le primarie ci avrebbero distrutto”.

Quindi ha proseguito: “Chiedo al nostro segretario Pierluigi Bersani se non sia il caso di dire una parola su chi ha spiegato che Ichino è dalla parte sbagliata, e non si debba candidare con noi: lo ha detto il segretario della Cgil” – ha ripreso Renzi parlando del programma sul lavoro in caso di vittoria. “Dove sta Ichino lo decide Ichino e gli elettori che lo votano, non il segretario di un’organizzazione sindacale. Spero che Bersani difenda il diritto di Ichino di stare in questo partito” contro “l’arroganza di mandare via” qualcuno.

“Noi abbiamo una notizia da dare – prosegue Renzi –  il contenuto più grande che abbiamo non è il programma che pure c’è. Il nostro contenuto è che siamo gli unici che possono avere il diritto di cambiare le cose perché siamo gli unici che possiamo andare al governo senza presentare giustificazioni, perché non abbiamo fatto parte del fallimento degli ultimi venti anni. Noi siamo il cambiamento che l’Italia sta aspettando”. Quindi l’appello: “Fate un quarto d’ora di fila se volete cambiare il paese, fate un quarto d’ora di fila se volete cambiare la Rai, la burocrazia, se volete cambiare l’inteccio fra politica banche e finanza. E’ il momento di chiedere alla gente di fare un po’ di fatica, un quarto d’ora di fila”.

Ha attaccato l’Unità: “Il giornale del mio partito mi ha dato del fascistoide per aver espresso un’idea diversa dalla loro e il giorno dopo ha scritto che ero contro le regole. Ecco io penso che il mio partito non possa mettere i sacchi alle finestre, non può pensare, il mio e il nostro Pd, di essere contento quando vengono respinti dai seggi le persone che vorrebbero credere in noi”.

Pur non essendo un “Montiano”, Renzi riconosce al governo: “Se non ci fosse stato Monti saremmo tutti a carte 49, bisogna dirlo chiaramente”. Ma Renzi insiste per il cambiamento: “Se vinciamo l’Italia non sarà più quella di prima. Volete quello che già c’è? Tenetevelo. Noi invece vogliamo uscire da quello che c’è. Se vinciamo finisce la politica dei partiti così come l’abbiamo conosciuta, il mio partito il nostro partito non lo vogliamo più vedere fare inciuci come in questi vent’anni. E se vinciamo non ci sarà più nessun partitino a intralciare o a mettere veti”.

Infine un ultimo affondo per Di Pietro che ieri aveva detto da Firenze che andava bene votare tutti eccetto Renzi: “Ringrazio Di Pietro, ma non ci sarà più spazio per i partititi che mettono i  veti, se vinciamo noi”. Poi ironizza su Rosy Bindi che chiede la deroga per essere ricandida: “Avete presente i bambini che non vogliono scendere dalla giostra? Un altro giro, la deroga e noi se vinciamo eserciteremo i no pedagogici che aiutano a crescere”. In caso di sconfitta Renzi promette di tirarsi indietro: “Non accetterò premi di consolazione, non voglio diventare come loro”

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