Renzi e l’abolizione del finanziamento pubblico alla politica

Oltre al dimezzamento dei Parlamentari e all’abolizione dei vitalizi per gli stessi, ciò che più spaventa del programma di Matteo Renzi è l’abolizione del finanziamento pubblico ai Partiti.

Premesso che con referendum gli italiani ne avevano decretato l’abolizione, non ritenete che sia stato il finanziamento pubblico della politica tra le maggiori cause delle scelleratezze a cui andiamo assistendo?

I soldi dello Stato alla politica non hanno generato una classe politica capace di dare risposte ai bisogni del Paese, ma a dei mestieranti, il cui unico scopo è quello di sistemare se stessi, le proprie famiglie, gli amici e gli amici degli amici.

Troppo severo?

A sentire i discorsi della gente comune anche poco.

Si obietta che il finanziamento pubblico serva a evitare che la politica possa essere esercitata solo dai ricchi.

I ricchi hanno tutto il diritto di professare la nobile arte della politica, se le attività che li hanno resi ricchi non vanno in conflitto con l’interesse comune, di qui la necessità di una buona Legge sul conflitto d’interessi.

Sorge a questo punto un sospetto: che non si sia fatta la Legge sul conflitto d’interessi per non negare a Berlusconi l’attività politica e così giustificare la cascata di danaro pubblico nelle casse dei Partiti?

Negli States Bloomberg, spogliatosi di tutti i suoi beni, è stato eletto Sindaco di New York e a quanto si racconta, non è un cattivo Sindaco.

In Italia, invece, Berlusconi è proprietario di televisioni e giornali e quindi, a noi che lo contrastiamo, venga assegnata una rete RAI e vengano finanziati i nostri giornali di Partito.

Preferirei mille volte sapere da chi è finanziato un politico, piuttosto che finanziarlo con i miei soldi e non sapere l’uso che se ne fa. Spetterebbe così a me valutare se quel politico, finanziato da tizio e da caio, meriti la mia fiducia.

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