E se al posto di Bersani ci fosse stato Renzi? (da www.dirittodicritica.com)

Scritto da  il 23 febbraio 2013

renzi 250x166 E se al posto di Bersani ci fosse stato Renzi?L’ANALISI – A campagna elettorale chiusa, possiamo dirlo: se a guidare il Partito democratico ci fosse stato Matteo Renzi, forse la situazione della sinistra italiana non sarebbe adesso così in bilico (per non dire disastrosa), come si presenta. Dal notevole vantaggio iniziale, con un Pdl ridotto al lumicino, sferzato dagli scandali e dall’autorevolezza di Monti che faceva impallidire Berlusconi, il Partito democratico è stato capace di restare quasi immobile mentre i suoi avversari macinavano terreno. Come disse Crozza qualche tempo fa a Ballarò, rivolgendosi alla presidente dei senatori del Pd: “Finocchiaro, avete ancora un mese di tempo per perdere le elezioni”. Forse il Pd non le perderà, ma poco ci manca. E tutto grazie alle non-scelte del Segretario. Che a due tsunami come Grillo e Berlusconi ha opposto una comunicazione a dir poco all’acqua di rose.

Viene a questo punto da ragionare per assurdo: e se al posto di Pierluigi Bersani ci fosse stato Matteo Renzi? Sì, proprio quel sindaco che tanta sinistra radical chic poco sopporta, quello che chiede di innovare il partito, di avviare riforme che non vadano a braccetto con politiche troppo vicine a certa sinistra che sbandiera l’articolo 18 ma dimentica i precari, quello che ha la faccia più da Pdl che da Pd ma che – nonostante un pranzo ad Arcore – non ha mai nemmeno lontanamente pensato di abbandonare il suo partito, di fondarne uno proprio o di apparentarsi con i tanti che lo adulavano “a destra”. Perché Renzi non è di destra. E’ semplicemente uno che ha capito come dovrebbe andare il Partito democratico, e come invece non va. Perché da vent’anni a questa parte i periodi in cui il Pd ha governato si possono chiamare in italiano “parentesi”. Nemmeno troppo felici. Vent’anni in cui Berlusconi ha fatto il bello e il cattivo tempo, eppure nessuno – dall’altra parte – ancora pensa che sia il caso di cambiare classe dirigente. Sembra che l’autocritica nel Pd non esista, che si commettano sempre gli stessi errori. Ovvio che poi arriva Grillo.

E con un Renzi alla guida del Partito democratico, non si sarebbe sicuramente candidato Berlusconi (e non per paventate alleanze sotto banco ma perché davanti al “giovane” che si atteggia a Tony Blair italiano, avrebbe avuto mediaticamente poche chance). E forse sarebbe rimasto ai box anche Monti. Renzi avrebbe aizzato le folle così come lo abbiamo sempre visto fare, tanto da spaventare la dirigenza bersaniana che ha blindato le primarie per evitare il sorpasso. Di più: il Pd avrebbe stravinto. Con un leader giovane, carismatico (Bersani su questo punto esce demolito da un confronto impietoso con Berlusconi e Grillo), capace di far leva sul futuro e sulle speranze deluse da vent’anni di Pd impantanato e ingobbito.

A campagna elettorale conclusa, l’impressione è che Bersani non ci abbia creduto davvero. Che si sia quasi sorpreso di quel bel vantaggio iniziale e – come spaventato – si sia ritirato, lasciando il campo agli altri. A tutti gli altri. Da Grillo a Berlusconi, a Ingroia. Con un Vendola sempre più in difficoltà per le imbarazzanti aperture del segretario Pd al centro.

Se martedì dalle elezioni il Partito democratico uscirà ridimensionato, chiediamoci: e se ci fosse stato Renzi?

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