Un tecnico per il PD

Siamo, dunque, al tecnico, al saggio per il PD. E’ più che lecito che il Ministro Barca possa e voglia offrire al Partito Democratico la sua competenza ed il suo impegno, ma è altrettanto legittimo esprimere il proprio disagio nei confronti della sua scelta. Un tempo i Partiti selezionavano i propri leader tra chi, a seguito di una lunga militanza, cominciata, possibilmente, partendo dalle Sezioni, dimostrava maggiori capacità. Oggi i leader si fa finta di sceglierli nella società civile, essenzialmente per due motivazioni, quelle che appaiono a me, far credere che ci si è messi da parte, che si sta favorendo il cambiamento e trovare, grazie all’esterno di turno, la quadra tra le tante “anime” interne al Partito. Barca è partito in quarta. Al centro del suo programma un’esigenza sentita, quella di dare maggiore centralità ai territori e alle loro migliori espressioni. Strano, molto strano, che una simil proposta venga avanzata da un esterno. Se si fosse fatto prima e se insieme a questo si fosse data la possibilità di crescere non nelle inutili e paradossali Scuole di Politica, ma sul campo, a diretto contatto con i problemi reali, forse, oggi, non si immaginerebbe di doversi affidare al Barca di turno.

Alberto Cardone

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