Democrazia è partecipazione

Illegalità e malaffare impongono un patto etico di governabilità a sostegno delle istituzioni, che affianchi il patto di stabilità che si rende necessario in chiave di scelta europea.

democrazia_bigPrendo spunto dall’amara denuncia o ultimo amaro sfogo dell’assessore al Comune di Milano, Franco D’Alfonso (http://www.linkiesta.it/dalfonso-pisapia-milano). Tra tante cose, D’Alfonso ha detto soprattutto che “la Giunta è sola, politicamente parlando …”. Perché non solo a Milano, ma ovunque, e s’intende fino a prova contraria, succede che i partiti politici costituiscano il primo e vero e proprio ostacolo al cambiamento necessario. Favoriti, nelle giunte locali (civiche, provinciali e regionali), da sistemi in primis elettorali ed organizzazioni di potere, chiaramente in metastasi. Vittime appunto di una malattia cancerosa, a dir loro rappresentata quasi esclusivamente dal patto di stabilità interno deciso in sede UE. Mai, e dico mai, ma s’intende anche qui fino a prova contraria, i partiti al potere negli ultimi vent’anni si sono dichiarati in qualche misura – sia pure minima e sia chiaro non lo è affatto, anzi! – responsabili del declino economico ed etico in cui sprofonda il nostro paese.

La situazione sociale, drammatica, costituisce ancora una volta, ma azzarderei piuttosto da sempre, il preludio di una crisi politica, che molti, senz’altro i più nei partiti ritengono pur sempre controllabile, arrestabile e quindi risolvibile in base a meri e semplici accordi di potere. La vicenda violenta di Milano, che costituisce il presupposto dell’intervento di D’Alfonso, non è solo indice di un malessere sociale diffuso. Fenomeni analoghi e diffusi si sono riscontrati, solo in questa settimana, anche in un’area di paesi come la Svezia, ad alto tasso, indiscutibilmente riconosciuto, di democraticità.

C’è che, a mio giudizio, il potere politico non è più in grado – in più territori e da solo, sia chiaro! – di far fronte all’emergenza economica e sociale di aree dell’occidente invase sempre più da poteri dominati dall’illegalità e dal malaffare. E pertanto, quel che immediatamente penso occorra ricostruire è innanzitutto un patto etico di governabilità a sostegno delle istituzioni, che affianchi il patto di stabilità che si rende necessario in chiave di scelta europea.

Un patto in cui i partiti politici dismettano la propria arroganza e piuttosto che esercitare il controllo, al fine di continuare a detenere il potere costituito, principino ad essere controllati e agevolino quindi la partecipazione, in forme flessibili e non rigide, di individui, singoli cittadini, associazioni e movimenti. Perché è in gioco il sistema democratico, perché, come Popper ci ha efficacemente insegnato, il problema cardine della democrazia consiste nella possibilità concreta di controllare i controllori.

In un’ottica, s’intende, che non sia solo interna al partito politico, al governo dell’amministrazione, ente e paese nel suo complesso, ma prima ancora europea dell’unione a cui necessita appartenere per risolvere la crisi che nel presente sembra sovrastarci.

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