Il lento, inesorabile declino di Vincenzo De Luca

E’ cominciato il lento, inesorabile declino di Vincenzo De Luca. A testimoniarlo non è solo la ricerca di MONITORCITTA’, http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/salerno/notizie/politica/2013/22-ottobre-2013/gradimento-sindaci-de-luca-scendedal-terzo-quindicesimo-posto-2223523027083.shtml, ma basta andare per strada, tendere l’orecchio ed essere disposti ad ascoltare la voce dei salernitani, i loro discorsi, sempre più critici nei confronti del Sindaco.

Per aver riportato ciò che percepivo, mi sono attirato le critiche degli aficionados di De Luca, che, fedeli al linguaggio adoperato dal loro idolo, mi hanno bollato come nemico di Salerno, troppo frettolosamente, a giudicare da quanto oggi viene certificato.

I motivi sono presto detti.

Precisiamo subito che non c’entrano Report, Striscia la Notizia, Le Iene, nè Italia Nostra, i Comitati e i Comitatini, sicuramente non è merito dell’opposizione, quella rappresentata in Consiglio comunale, o dei farisei e radical chic, il merito è tutto da ascriversi allo stesso De Luca e all’operato della sua Amministrazione.

I salernitani non hanno il prosciutto sugli occhi, sentono, vedono ed hanno capacità di giudizio.

Ai problemi storici, quelli mai risolti, in primis la mancanza di lavoro soprattutto per i giovani, si vanno aggiungendo problemi che fino a qualche tempo fa sembravano essere stati risolti, per esempio, la città, a dispetto dei dati della raccolta differenziata, è sporca ed il degrado si va impossessando di zone sempre più vaste. Certo, grandissima è la responsabilità degli incivili, dei cafoni, come ama definirli De Luca, ma è un dato di fatto che la città sia sporca.

C’è poi il capitolo sicurezza, i tanti episodi che hanno visto coinvolti i ragazzi salernitani, frutto di una movida sempre più fuori controllo e dell’assenza di spazi per l’aggregazione, fatti che destano preoccupazione nei genitori e turbano il loro sonno.

Ma il vero corto circuito tra De Luca ed il suo popolo è frutto dello sfregio, della violenza che si va esercitando sulla città, grazie alle mega opere volute in questo secondo decennio dalla sindacatura De Luca. Era piaciuta ai salernitani l’idea di realizzare la più grande piazza sul mare d’Europa, come era a loro comprensibile che una piazza dovesse essere contornata da un edificato per essere considerata tale, ma una cosa è dire, un’altra è fare e vedere realizzato ciò che si è immaginato. A cose semi fatte, non piace più l’intervento a ridosso della spiaggia di Santa Teresa, è considerato abnorme, fuori dal contesto di una città di piccole dimensioni, tutta stretta tra mare e monti come Salerno. Basta andare sul Castello d’Arechi per rendersi conto di quanto invasivi siano Piazza della Libertà ed il Crescent e quanto abbiano deturpato un panorama già ampiamente deturpato negli anni scorsi dall’insediamento in quell’area del porto.

Sono questi qui descritti alcuni dei motivi che stanno inducendo i salernitani ad abbandonare la città.

L’ultimo censimento, quello del 2011, ci dice che la popolazione residente in città è pari a circa 130.000 unità e che nell’ultimo ventennio sono migliaia i salernitani che se ne sono andati, non lontanissimo, ma nelle immediate vicinanze, nei comuni limitrofi, molti cacciati da un’assurda speculazione edilizia, l’altissimo costo del mattone, ma molti altri in cerca di maggiori condizioni di vivibilità per le loro famiglie.

Su tutto questo la ciliegina finale è rappresentata dal doppio incarico rivestito da De Luca, o meglio dalla manfrina che ne è derivata e che va avanti, ormai, da più di sei mesi. Il 75% dei salernitani ha conferito a De Luca il suo voto perchè De Luca fosse il loro Sindaco e non un Vice-Ministro per finta, come egli stesso ha ammesso. Le tesi e le giustificazioni addotte dal Sindaco questa volta non hanno fatto breccia. “Non hai ottenuto deleghe? E allora perchè non ti dimetti e torni a fare il Sindaco, tanto a Roma nè per Salerno, nè per nessun altro ci sono soldi da spuntare.” Questo pensano i salernitani di una vicenda che può decidere solo del futuro politico di De Luca, non certamente del loro.

E’ tempo, insomma, che le poche eccellenze ed intelligenze della città, quelle che ancora ci sono rimaste, perchè non costrette ad emigrare, preparino una successione a De Luca e a ciò che ha rappresentato, altrimenti la città, oltre che rimanere senza guida, potrebbe rimanere senza un’adeguata e misurata progettualità.

De Luca ha gettato le basi, ora partendo da quelle basi è necessario, apportando i necessari ed indispensabili correttivi, costruire la Salerno del futuro.

Alberto Cardone

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