Salerno città dell’architettura contemporanea. Forse era meglio l’architettura del passato

Salerno, città dell’architettura contemporanea.

Se non si è capito, mi appresto a sfatare un mito, esprimendo, ovviamente, il mio punto di vista e chiarendo che sono in grado di dare un giudizio puramente estetico, non essendo in possesso di altre specifiche.

Il mito è quello che vorrebbe fare di Salerno la città con il maggior numero di opere espressione dell’architettura moderna e per questo, potenzialmente attrattiva per turisti provenienti da ogni parte del mondo.

E’ argomento che voglio trattare ora, ora che a Salerno, dal 24 al 26 ottobre, si terrà il Congresso nazionale dell’INU, l’Istituto Nazionale di Urbanistica, Congresso che vedrà la partecipazione di architetti provenienti da tutt’Italia, tranne, però, degli architetti salernitani, che, come è noto, non sono stati invitati.

Se l’architettura contemporanea è quella rappresentata dalle tante opere che si sono, o si vanno realizzando, a Salerno, beh, c’è da rimpiangere quanto realizzato nel passato, quello lontanissimo sicuramente, ma anche di quello un pò più recente. Ma vuoi vedere che proprio qui, a Salerno, si voglia rivalutare l’opera degli architetti del ventennio, del ventennio fascista? A guardarle bene opere come il Palazzo di Giustizia, il Palazzo di Città e la Prefettura, rispetto ad opere dell’architettura contemporanea, non sono poi così male.

Dite quello che volete, ma a me la Cittadella Giudiziaria non piace affatto. L’avrà pure disegnata David Chipperfield, ma dovessi dire, personalmente non mi suscita nessuna particolare emozione. Rilevo solo che tra i suoi più vistosi effetti, c’è quello di aver deturpato la facciata della Stazione Ferroviaria. Provenendo dal mare e proseguendo in direzione della Stazione, osservandone la facciata, non si può non notare uno dei palazzi della retrostante Cittadella invaderne la vista.

Altra opera che mi appare un insignificante contenitore, il Gran Hotel, autore Nicola Pagliara. Se al posto dell’Hotel ci fosse stato un presidio ospedaliero, non avrebbe fatto alcuna differenza. La differenza, guardando in su, è data da quella scritta, HOTEL, che campeggia sul tetto dell’edificato, quella che definirei la ciliegina sulla torta, perchè farne di peggiori era indubbiamente difficile.

La conchiglia, la Stazione Marittima progettata da Zaha Hadid, è sicuramente l’opera esteticamente più accettabile, ma quanto è complicato riuscire a realizzarla e non mi riferisco ai tempi biblici dettati dalla burocrazia, ma alle pure e semplici difficoltà che stanno incontrando gli addetti ai lavori nel portare a termine un edificio che sfida tutte le leggi della fisica. I romani costruirono in meno tempo il Colosseo. Speriamo che qualcuno dei realizzatori di quell’opera sia ancora in vita e che si adoperi perchè finalmente Salerno abbia una Stazione Marittima.

E veniamo finalmente all’opera che più di tutte dimostra i danni che può arrecare l’architettura contemporanea, o una parte di essa, Piazza della Libertà ed il Crescent di Ricardo Bofill. Ho sentito spesso richiamare, a proposito della Piazza, la Piazza della Repubblica di Trieste. Per curiosità, trovatene le immagini nel web e ditemi se le due piazze, quella di Trieste e quella di Salerno, possano essere paragonate. A Trieste abbiamo una piazza che segue la linea della costa, a Salerno si è immaginata una piazza che va al di là della linea della costa e la invade, deturpandone il paesaggio. Il fabbricato del Crescent, poi, lo vedete tutti, è un’enorme edificato che sovrasta la sottostante spiaggia, che stride con il paesaggio della Costiera Amalfitana alle sue spalle e che è chiaramente fuori contesto, rispetto a tutto quanto gli è attorno. Per la verità, lo vedete parzialmente, perchè ancora non si è dato seguito alla costruzione di altre palazzine, quelle destinate a dargli la voluta forma semicircolare. Confesso di essere tra quelle migliaia di salernitani che hanno creduto nel sogno descrittoci dal Sindaco De Luca, quello di realizzare la più grande piazza d’Europa sul mare. Del resto, da profani quali siamo, era difficile poter immaginare che cosa sarebbe stato anche guardando un plastico. Il danno ormai è compiuto.

Ho il timore che il progetto iniziale, quello di Oriol Bohigas, che aveva saputo immaginare lo sviluppo futuro della nostra città, dimensionandolo all’esistente ed alle necessità, sia stato abbandonato, in nome di un gigantismo che farà pur parlare di Salerno, ma non rende certamente più vivibile la città. Comunque, aspettiamo di vedere che cosa ne penseranno i milioni di visitatori, che si è promesso verranno a Salerno per vedere le opere di architettura contemporanea.

Ribadisco che il mio è puramente un giudizio estetico, il giudizio estetico di un cittadino di Salerno che vorrebbe poter vivere in una città sempre più bella, ordinata, tranquilla, pulita e dove spera possano avere un futuro i suoi figli. Salerno, non prendiamoci in giro, non è ancora una città europea. Aspira a diventarlo e questo è già un fatto positivo.

Le condizioni, con tutti i difetti di questo mondo, sono state create, ora è necessario completare l’opera.

Mi spiace dirlo, ma temo che l’opera non possa essere completata da chi ci ha condotti fin qui. Stanno deragliando, stanno compiendo atti e passi che potrebbero farci tornare indietro.

Salerno è a un bivio, vediamo quale strada deciderà d’intraprendere.

Alberto Cardone

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