Un intervento puramente estetico, che ha complicato la vita ai residenti in zona

A distanza di poco più di un mese dall’introduzione del nuovo sistema di viabilità nella via Silvio Baratta, credo che si possa affermare con assoluta certezza che è UNA CAGATA PAZZESCA.

Se l’obiettivo era quello di realizzare un intervento che migliorasse il defluire dei veicoli, l’obiettivo non è stato centrato, se invece l’intenzione di chi l’ha ideato era quello di donare alla zona un puro intervento scenografico, l’obiettivo possiamo dire che è stato raggiunto.

Il 13 settembre scrissi “Anche a Salerno è scoppiata la mania delle rotatorie“, oggi, con maggior cognizione di causa, ribadisco le mie critiche ed aggiungo quanto segue.

Comincio subito col dire che aspetti positivi vi sono, ad iniziare da una più assidua presenza degli agenti della Polizia Municipale, probabilmente inviati nella zona con il chiaro intento di far funzionare quello che non può oggettivamente funzionare.

Altro aspetto positivo, un miglioramento nello scorrimento nel traffico all’incrocio tra le Vie Silvio Baratta e Via Luigi Guercio, effetto dovuto all’introduzione del cordolo, fantasiosa invenzione che non ha pari, avendo prodotto il taglio di una strada diritta, cordolo che impedisce nei fatti la sosta selvaggia.

Ma vengo subito alle criticità riscontrate.

Come ebbi modo di dire già in passato, non si può pensare di realizzare una rotatoria in un incrocio stretto, come quello tra la Via Silvio Baratta e la Piastra Scozia, dove confluiscono in un fazzoletto di strada, veicoli da ben sei direttrici diverse, nello specifico, dalla Via Silvio Baratta, dalla Lungoirno, dalla Via Nizza, dalla Via Eugenio Caterina, dal Rione Calcedonia e dal Rione Petrosino. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, il caos generalizzato, lo stesso che c’era anche prima che si realizzasse la rotatoria, ed una maggiore insicurezza, dettata dalla chiara impossibilità di rispettare quelle precedenze che appunto una rotatoria dovrebbe garantire. Ed ancora, il caos che si è prodotto, come era facile prevedere, nella Via Capone, l’unica arteria attraverso la quale i residenti del rione Calcedonia possono rientrare a casa. Nel frattempo, il tratto di strada parallelo alla Via Capone, la Via Silvio Baratta, dall’incrocio con la Via Luigi Guercio alla piastra Scozia, la si è resa una strada morta, perchè scarsamente utilizzata, segno chiaro ed inequivocabile che alla base dell’intervento realizzato c’è la drammatica mancanza di un attento studio sui flussi di traffico.

Che cosa avrei fatto io?

E’ presto detto. Avrei istituito sulle Vie Settimio Mobilio, Silvio Baratta e sulla Lungoirno il senso unico, Via Settimio Mobilio e Via Silvio Baratta in direzione mare-monte e la Lungoirno in direzione opposta, monte-mare. Gli incroci, quelli più pericolosi, regolati da impianti semaforici, quelli di moderna concezione, quelli sincronizzati, così da garantire scorrevolezza del traffico e maggiore sicurezza per i pedoni, che, così come si è fatto, sono stati ignorati.

Ovviamente il sistema di viabilità qui proposto, il giorno che finalmente dovessimo vedere aperto in varco che si sta realizzando al termine della Lungoirno, quello che condurrà sulla Via Torrione, andrà rimodulato. Anche in questo caso voglio dire la mia. Aperto il varco, le Vie Silvio Baratta e Settimio Mobilio, dall’incrocio con la Via Luigi Guercio, potrebbero ritornare nel senso di qualche anno fa, il senso unico in direzione monte-mare ed il tratto della Lungoirno dal varco di Via Torrione all’incrocio al Faro della Giustizia, a doppio senso. Sarebbe il modo questo per sanare il caos perenne all’incrocio tra la Via Vinciprova e la Via Settimio Mobilio ed evitare i persistenti incolonnamenti sulla Via Torrione.

Esprimo la mia con un minimo di cognizione di causa. Sono residente nella zona e le strade che ho qui nominato le percorro, in orari diversi, non meno di quattro volte al giorno, quindi, credo di aver maturato sul campo un minimo di esperienza.

Verrà valutato quanto da me proposto? Ne dubito. Piace troppo ai nostri Amministratori la palma realizzata al centro dell’incrocio, produce consenso, in questo caso, non certamente da parte di chi risiede in zona.

Alberto Cardone

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