Primarie PD a Salerno città, la non partecipazione manifestazione chiara di un disagio latente (di Alberto Cardone)

Meravigliosa la partecipazione alle Primarie del PD di domenica scorsa, partecipazione andata ben al di là delle più rosee previsioni, segno tangibile del sentito e diffuso bisogno di cambiamento, espressosi attraverso il larghissimo consenso attribuito a Matteo Renzi e, per certi versi, anche a Pippo Civati.

Il timore c’era ed era diffuso, il timore che la non vittoria elettorale e tutto ciò che ne è seguito, l’essere parte di un Governo che nessuno avrebbe messo nel conto e si sarebbe tanto meno augurato, le perduranti difficoltà nelle quali continua a imbattersi il Paese, avrebbe potuto indurre i più a tenersi lontani dai gazebo.

La speranza che questa volta qualcosa possa effettivamente cambiare, evidentemente ha prevalso su tutto e tutti. Partecipazione e consenso ottenuto attribuiscono, ora, una gravosa responsabilità al vincitore, quella di non tradire chi, nonostante tutto, ha deciso di credere e sperare.

La partecipazione, come detto, è stata meravigliosa, ma attenzione, non ovunque.

A Salerno città abbiamo dovuto registrare un fortissimo calo di partecipazione, le cui possibili ragioni cercherò di esporre secondo, ovviamente, il mio punto di vista. Nello specifico, segnalo che alle Primarie dell’anno scorso, quelle del centrosinistra per la scelta del candidato Premier, avevano partecipato al primo turno più di 10.000 salernitani, alle Primarie PD di domenica scorsa hanno partecipato poco più di 5.000 salernitani. Il rapporto è presto fatto, quest’anno ha votato, rispetto all’anno scorso, 1 salernitano su 2.

In vista del voto di domenica avevo espresso il mio disagio, “Salerno verso le Primarie PD dell’8 dicembre”, disagio che a poche ore dall’apertura dei gazebo mi aveva indotto, non senza sofferenza, a decidere di non partecipare alle Primarie, “Primarie PD, a Salerno si chiede il voto per qualcuno, non per qualcosa”. Evidentemente quel disagio e la conseguente scelta di non partecipare, non appartenevano solo a me, ma era un sentimento largamente diffuso.

Non si può tacere ed ignorare l’importanza del segno dato, segno chiaramente politico, eppure, eppure è in atto il tentativo di minimizzare ciò che è avvenuto, accampando scuse puerili, come la concomitanza della partita della locale squadra di calcio e dell’evento Luci d’Artista, altro bel modo di tenere in considerazione i salernitani, disposti, secondo costoro, a rinunciare all’affermazione delle loro idee e delle loro convinzioni per il pallone, o per una passeggiata all’ombra delle luminarie natalizie.

La verità mi appare altra. I salernitani hanno reagito all’uso puramente strumentale del loro voto, che da circa un anno in maniera sempre più incessante si va compiendo. Sembra quasi che i salernitani abbiano voluto rivendicare la capacità di discernere, giudicare, valutare e scegliere, in piena autonomia e libertà, così come hanno già fatto in passato, ricordo la fine degli ottanta, e come hanno sempre saputo fare.

E’ un buon segno, che fa ben sperare per il futuro, perché a Salerno, come ovunque, c’è bisogno di donne e uomini liberi.

Non si sopravvaluti, quindi, quel che è stato in un recente passato. Il consenso ottenuto non s’intenda e non si confonda come un atto di sottomissione, o di approvazione a prescindere di tutti gli atti e di tutte le scelte che si vanno compiendo ed infine, non si tiri troppo la corda, che a furia di tirare la corda prima o poi si spezza.

Alberto Cardone

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