Salerno 5° città più inquinata d’Italia, una notizia grave, gravissima, che non può rimanere senza conseguenze (di Alberto Cardone)

Quando si dice il caso. Tre giorni fa avevo provveduto alla pubblicazione su questo blog dell’articolo intitolato “A Salerno licenza di morire d’inquinamento“, articolo a commento degli allarmanti dati resi noti dall’ARPAC sulla qualità dell’aria respirata dai salernitani e dalle inesistenti contromisure adottate dall’Amministrazione comunale, quando eccoti arrivare un’altra terribile mazzata, il 5° posto conseguito da Salerno nell’anno 2013 tra le città più inquinate d’Italia, non lusinghiero traguardo raggiunto, attribuito da Legambiente.

Primato del quale certamente l’Amministrazione comunale non potrà vantarsi, è facile comprenderne le cause e le ragioni, l’aumento vertiginoso e costante del traffico veicolare.

Principalmente sono due i fattori che hanno prodotto quest’aumento.

Il primo è sicuramente costituito dall’emigrazione, che si è dovuta registrare negli ultimi anni verso i comuni limitrofi, di circa ventimila salernitani. L’attrattività di una città la deve innanzitutto determinare la popolazione residente. Che migliaia di salernitani abbiano deciso di recarsi altrove, la dice lunga su quanto venga ritenuta vivibile Salerno. Intanto, questa gran massa di popolazione emigrata, continua a mantenere in città interessi, affari, lavoro, affetti, pertanto, ogni giorno moltissimi di loro si recano in città e non avendo valide alternative all’uso dell’auto privata, loro malgrado danno un fortissimo contributo all’incremento del traffico.

Il secondo fattore è costituito, appunto, dalla perdurante crisi del trasporto pubblico, della locale azienda, il CSTP, che non essendo in grado di garantire livelli accettabili di servizio, costringe sempre più spesso, all’uso del veicolo privato. L’entrata in funzione della metropolitana, spacciata come panacea di tutti i mali, ha risolto una piccolissima parte del problema, problema che resterà invariato, fin tanto non vi sarà la possibilità di realizzare una produttiva integrazione tra il trasporto su ferro e quello su gomma.

Per entrambi i fattori, qual è stata la risposta dell’Amministrazione comunale? Il nulla più assoluto. E nell’Amministrazione chi avrebbe sicuramente dovuto preoccuparsi di dare risposte e trovare possibili soluzioni? L’Assessore all’Ambiente, Calabrese e l’Assessore alla viabilità, Cascone, ai quali, a seguito dell’imperizia dimostrata, non posso che chiedere le immediate dimissioni.

Dimissioni, questo termine sconosciuto alla nostra politica, così come la responsabilità, che è sempre misterioso determinare a chi appartenga.

Nel fatto di specie, immagino le giustificazioni addotte da entrambi gli esimi amministratori.

Il Calabrese potrebbe motivare la sua inoperosità, producendo a sua giustificazione il gravoso impegno costituito dal dover seguire lo smaltimento dei rifiuti. Non usi quest’argomento, caro Assessore, perché vista la costante riduzione della quantità di rifiuti differenziati raccolti, potrebbe fornire altri validi argomenti alla mia richiesta.

Il Cascone, invece, potrebbe negare la sua responsabilità addossandone tutto l’onere ad altri, ai dirigenti del CSTP, all’assessorato ai trasporti della Provincia, della Regione, al Ministero dei Trasporti e chissà a quale altra misteriosa entità. Assessò, avrebbe fatto bene ad impegnarsi unicamente sul come far fronte alla catastrofe prodotta dalla crisi del trasporto pubblico, invece di dedicare infruttuosamente tempo e risorse economiche nella realizzazione di belle, ma fantasiose ed inutili rotatorie, come quella che ancora fa mostra di se al centro dell’incrocio tra la Via Silvio Baratta e la Piastra Scozia.

Nessuna speranza, dunque, che si dia seguito ad un atto palesemente dovuto. Del resto, i loro stessi Partiti non sanno e non possono privarsi di due elementi così “capaci”, SEL, che ha nominato il Calabrese suo Coordinatore provinciale ed il PD, che vuole il Cascone membro della sua Assemblea regionale.

A noi, visto l’andazzo, non resta che sperare in una bella brezza marina, perché l’aria torni ad essere respirabile. Per i rumori prodotti, non ci restano che i tappi nelle orecchie.

Alberto Cardone

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