La frustrazione di un padre per il futuro del proprio figliolo (di Alberto Cardone)

silhouette-1082129_960_720Sempre più spesso mi assale un dubbio, ora che il mio unico figlio sta per raggiungere la maggiore età: l’ho attrezzato perché sappia districarsi al meglio nel mondo del lavoro ed in quello delle relazioni umane?

L’interrogativo mi appare più che legittimo, ritenendo, come ritengo, la genitorialità la più gravosa tra le responsabilità spettanti ad un essere umano, la responsabilità di far crescere, allevare ed educare una vita.

Assuntami la gravosa responsabilità di mettere al mondo una vita, ho cercato d’inculcare negli anni, al mio giovanotto, i più sani principi, innanzitutto quello dell’onestà, materiale ed intellettuale, e poi, quello dell’indispensabile e costante impegno per l’ottenimento di competenze e preparazione, strumenti necessari perché si possano far valere i propri meriti, ed ancora, quello del pieno rispetto del prossimo, delle diversità e delle opinioni contrarie alle proprie, ovviamente non facendogli mancare l’assunzione di un principio basilare, quello del rispetto delle regole, sempre e comunque.

I nostri nonni, la stragrande maggioranza di loro, mi avrebbero detto: bravo, hai saputo trasmettere i giusti valori, principi immortali, che ognuno di noi dovrebbe sempre tenere bene a mente.

I miei contemporanei, molti di loro, invece, son convinto che diranno: e bravo il fesso, come pensi che possa tuo figlio farsi strada nella vita grazie ai tuoi insegnamenti?

E’ duro ammetterlo, ma credo che abbiano ragione i miei contemporanei.

Oggi onestà e rispetto non si può certamente dire che siano valori imperanti. Le conoscenze acquisite, poi, il più delle volte possono costituire un limite, non certamente un merito, perché potrebbero rappresentare il segno di una scarsa propensione all’accettazione supina della volontà altrui.

La consapevolezza nell’aver errato c’è, ma mi è impossibile fare diversamente. Deve essere un problema di geni, quelli ereditati dai miei avi, che evidentemente non dovevano avere le loro radici nel nostro stivale.

Intanto, la fatica è tanta, la fatica, per esempio, del dover spiegare a mio figlio come possano riuscire ad ottenere la sufficienza in tutte le materie alcuni suoi compagni di studio, gli stessi che durante tutto l’anno scolastico non hanno mai aperto un libro, o come facciano altri suoi compagni ad avere il massimo dei voti pur non avendo particolari meriti, o genialità. Persino nello sport, nella pratica sportiva a livello giovanile, devo trovare le forze per spiegare come sia possibile che vengano preferiti alcuni, sempre gli stessi, non certamente dei fuoriclasse, anzi spesso ben al di sotto della media.

Brevi esempi, quelli che qui ho fatto, per descrivere la dura realtà con la quale il mio ragazzo si dovrà scontrare per tutta la vita, i figli di…, i nipoti di…, gli amici di…, i furbetti e furbettoni di cui è piena la cronaca del nostro Paese, gli stessi che un giorno, imparato che le cose non si conquistano, ma si possono ottenere attraverso appositi artifici, saranno i suoi colleghi di lavoro, magari i suoi capi, o comunque, quelli con i quali si dovrà confrontare, gli stessi che sono stati allevati ed allenati alla pratica dell’imbroglio.

Per il futuro è possibile sperare che le cose possano cambiare?

Vorrei tanto poter credere che in futuro le cose possano andare diversamente dal come stanno andando, ma troppi sono gli anni che ho alle spalle e troppe sono state le esperienze negative e le speranze andate vane.

Il mio figliolo, comunque, continuerò ad incitarlo perché combatta, lui che di tempo e di forze ne ha a disposizione, per l’affermazione dei principi che ho cercato di inculcargli, gli unici che conosco, gli unici che possono renderlo un Uomo Libero.

Alberto Cardone

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